Per alcuni casi clamorosi e pregni di responsabilità conclamate presto o più tardi potrebbero scapparci le manette. L’inchiesta giudiziaria avviata dalla Procura di Castrovillari guidata da Eugenio Facciolla (foto) sulla terribile alluvione che il 12 agosto del 2015 ha letteralmente travolto la zona costiera - e non solo – tra i Comuni di Rossano e di Corigliano Calabro, sembrerebbe essere giunta ad un punto di svolta. Da qualche settimana, infatti, negli uffici di Procura è stata consegnata una corposissima relazione relativa alla consulenza tecnica d’ufficio che era stata affidata al geologo Carlo Tansi, attuale capo dell’Unità operativa autonoma della Protezione civile della Regione Calabria. Col procuratore Facciolla ed il proprio sostituto Valentina Draetta i quali, dopo averla minuziosamente analizzata, stanno ora predisponendo la loro linea d’intervento finalizzata a punire le ipotizzate responsabilità di pubblici ufficiali, professionisti, imprenditori edili e privati cittadini.

E v’è già un lunghissimo elenco di persone via via iscritte nel registro degl’indagati e sulle cui teste pendono contestazioni relative a diverse ipotesi di reato da parte degli stessi magistrati inquirenti. Ma non non v’è solo e soltanto la relazione della consulenza tecnica affidata a Tansi. Sulle scrivanie della Procura, infatti, vi sono pure le risultanze d’altre indagini che s’incrociano inesorabilmente con quella relazione. Indagini che hanno fatto aprire la lente d’ingrandimento in mano ai magistrati inquirenti i quali avevano ordinato il sequestro preventivo d’una vera e propria mole di documentazione ritenuta “interessante” presso gli uffici urbanistici dei due Comuni. Un fatto che, in particolare a Corigliano Calabro, ha praticamente “bloccato” persino l’attività di servizio di diversi uffici del settore.

Sarebbero centinaia gli abusi edilizi affiorati dal fango che ha inondato Rossano e Corigliano Calabro, e tra essi svariati abusi “legalizzati” attraverso condoni che sarebbero stati concessi dagli uffici comunali senza i previsti requisiti in punti ad altissimo rischio idrogeologico. Condoni che sarebbero stati illegittimamente richiesti da ingegneri, architetti e geologi, e concessi dagli uffici dei due enti comunali, che, al contrario, non avrebbero dovuto in alcun modo accoglierle quelle istanze. Lottizzazioni edilizie a iosa ed interventi edilizi effettuati su lotti a rischio in relazione al Piano d’assetto idrogeologico e classificati con la massima categoria di rischio – “R3” ed “R4” - ove edificare è rigorosamente vietato. Interventi completamente abusivi dov’è evidente la responsabilità del mancato controllo da parte delle amministrazioni comunali.

A completare tale nefasto quadro v’è la mancata pianificazione e realizzazione degl’interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di pulizia degli alvei fluviali da parte degli enti sovracomunali preposti. Tutto ciò e molto altro ancora emerge dalle attuali risultanze dell’inchiesta giudiziaria della Procura castrovillarese. Nei Comuni di Rossano e Corigliano Calabro sono state individuate diffuse aree tuttora esposte al pericolo derivante da eventuali nuove alluvioni e densamente edificate in modo abusivo oppure attraverso autorizzazioni illegittime.