La data delle oramai imminenti elezioni politiche del 2018 non è ancora ufficiale, ma circola oramai da settimane: 4 marzo. E tra i cinquestellini attivi sullo Jonio cosentino volano stracci pesanti

finalizzati all’accaparramento delle candidature, soprattutto di quelle relative ai cosiddetti “listini bloccati” per la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica. Già, perché se per tutti i partiti del cosiddetto “sistema” quella è la via maestra per piazzare senza colpo ferire i loro “irrinunciabili” in Parlamento (ivi compresi indagati e plurindagati), pure gli “antisistema” a 5 stelle con tale sistema ci andranno a nozze. E dalle parti del movimento inventato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio - si sa - pure un ranocchio può diventare principe. Che, tradotto, suona così: pure un analfabeta della politica può diventare deputato o senatore passando da primarie farsa in perfetto stile Partito democratico, con un’unica differenza: lì si va allegramente ai gazebo, qui comodamente seduti davanti ad un computer a colpi di clic sul blog di Grillo.

Vediamo, perciò, che succede tra i cinquestellini di casa nostra. Per esempio tra quelli jonici di Corigliano Calabro. Ove una quindicina d’attivisti al massimo – cui pare s’assommi qualche unità del movimento attivo nella vicina Rossano che li sostiene - hanno la fortuna d’avere un portavoce poiché rappresentante istituzionale eletto in Consiglio comunale. Si chiama Francesco “Ciccio” Sapia (foto a sinistra), ed oggi ha sentito l’esigenza di mettere i puntini sulle “i” per dare un peso al proprio ruolo. Vediamo: «Non c’è nessuna frattura o rottura all’interno del Movimento 5 Stelle di Corigliano, anzi procede sempre più compatto. È necessario, però (proprio mantenendo fede al principio di trasparenza che contraddistingue il M5S) rendere noto che Francesco Forciniti si è deliberatamente posto fuori dal Movimento 5 Stelle di Corigliano. Questo avveniva, all’incirca un anno fa, perché Forciniti non condivideva e non si riconosceva nella posizione assunta dal gruppo su due questioni importanti: l’allestimento di un hotspot nel porto di Corigliano e la fusione Corigliano Rossano. Ragion per cui, con questo comunicato, si vuole precisare che tutte le dichiarazioni fatte da Forciniti con qualsiasi strumento di comunicazione sono personali e in nessun modo riconducibili al gruppo del M5S di Corigliano. Si precisa inoltre, a scanso di equivoci futuri, che per regolamento del Movimento 5 Stelle nazionale solo il portavoce, nel caso specifico Francesco Sapia, può fare dichiarazioni riconducibili a tutto il gruppo e quindi attendibili e può usare il logo. Concludiamo facendo richiesta alla cittadinanza di diffidare di coloro che agiscono a titolo personale in maniera discutibile ed approssimativa, abusando di un titolo di cui non sono in possesso e cercando di arrecare danno all’immagine e alla credibilità del Movimento e al serio e proficuo lavoro da esso svolto. Il portavoce Francesco Sapia Meetup di Corigliano Calabro».

La risposta di Francesco Forciniti (foto a destra) – anch'egli coriglianese e nel novembre del 2014 candidato cinquestellino al Consiglio regionale della Calabria con un buon risultato che tuttavia non è servito ad eleggerlo - non si fa attendere affatto. E sa di vetriolo. Ma soprattutto di sputtanamento. «Con Francesco Sapia ho condiviso un percorso lungo quattro anni. Dal 2013 fino a tutto il 2016 praticamente ogni comunicato, interrogazione, esposto, o interpellanza l’ho scritta io per lui, senza che lui abbia mai (e sottolineo mai) aggiunto una virgola. Quando gli mandavo gli scritti si limitava a mettere un bel “pollicione” in segno di approvazione, metteva la sua firma (perché in quanto portavoce lui è l’unico a poter rappresentare ufficialmente il Movimento 5 Stelle), mi faceva qualche smanceria e poi mandava in stampa. L’ho fatto e lo rifarei, perché non mi è mai interessato apparire o avere dei meriti. Per me l’importante era fare le cose e far tremare qualche imbroglione, al di là di chi poi appariva sui giornali. Ad un certo punto, come può normalmente accadere nella vita, ci è capitato di avere opinioni diverse su alcuni temi. Sull’hotspot per migranti, pur essendo contrario come lui alla sua realizzazione, ho consigliato di evitare manifestazioni o altre attività equivoche che potevano sfociare in episodi razzisti o in brutte figure. La manifestazione Sapia ha deciso di farla lo stesso. Risultato: sette persone in strada a marciare, non c’erano nemmeno tutti gli attivisti. Figuraccia colossale. Poi arriva la fusione: io non ho accettato l’idea che un portavoce del Movimento 5 Stelle, nato per dare voce ai cittadini e promuovere la cultura della democrazia diretta, combattesse con tutte le sue forze per sabotare un referendum, che è proprio la massima espressione della democrazia diretta, tra l’altro inventandosi fantasiosi cavilli giuridici che la giustizia amministrativa ha smontato in toto. Perciò, come attivista e prima ancora come semplice cittadino, ho chiesto pubblicamente conto a Sapia delle posizioni assunte, perché le ho sempre ritenute (e le ritengo ancora) totalmente in contrasto con la filosofia ispiratrice del Movimento 5 Stelle. Pochi giorni fa, dopo che lui aveva deciso in maniera scellerata di collaborare solo con due-tre attivisti di Rossano nella preparazione di due comunicati stampa, provocando le giuste ire di tutti gli altri che si sono sentiti esclusi, gli ho chiesto pubblicamente conto delle sue azioni divisive, pregandolo di essere il portavoce di tutti gli attivisti, e non solo di quelli più accondiscendenti che gli danno sempre ragione. Sapia non ha ancora spiegato perché sta lavorando per dividere anziché unire e coinvolgere tutti gli attivisti. In compenso, però, ha rilasciato questa ridicola nota stampa in cui mi accusa di “abusare di un titolo di cui non sono in possesso per cercare di arrecare un danno di immagine al Movimento”. Ora lo chiedo agli attivisti che ci conoscono entrambi: secondo voi ho mai avuto la pretesa di rappresentare il Movimento? Ho mai abusato di titoli che non ho? E soprattutto, secondo voi chi fa perdere credibilità al Movimento: un portavoce che lavora per sabotare un referendum popolare, si circonda di pochi amici ed emargina tutti quelli che non sono d’accordo con lui, o chi da semplice attivista, gli chiede conto delle sue azioni e del suo totale fallimento come portavoce? Vi faccio una profezia: Sapia proverà a candidarsi alle prossime politiche, pur avendo dimostrato di non avere il polso, la personalità e le capacità per farlo, visto il modo in cui ha diviso e generato malumori fra gli attivisti. Non ve lo dimenticate quando ci sarà da scegliere».

Sullo sfondo – ma mica tanto – d’un tale durissimo botta e risposta, è chiaro come il sole che vi sono le elezioni politiche di marzo. Con Sapia scalpitante e più rampante d’un giovane socialista di fine anni Ottanta per ottenere un seggio da deputato benedetto dall’attuale senatore Nicola Morra e dall’attuale deputata Dalila Nesci coi quali spesso e molto volentieri s’accompagna, e con tale Rosa Silvana Abate, anch’ella coriglianese iperattivista a 5 stelle ed ipersmanettona da Facebook, la quale già accarezza il "suo" seggio senatoriale magari “garantito” dagli stessi Morra e Nesci, ma, soprattutto, dal Rosatellum, che non è un vinello ma la nuova legge elettorale tanto vituperata dai cinquestellini perché studiata dai partiti “del sistema” come una conventio ad excludendum per impedire loro d’andare al governo. “E ti credo”, come dicono in molti. Già, ma in Parlamento possono arrivarci comunque, e senza colpo ferire...