La costruzione della città unica non passa solo per le infrastrutture e per i bilanci, ma passa soprattutto per la testa delle persone. Per ottenere un eccellente risultato ogni cittadino della “ex” Corigliano Calabro dovrà essere disposto a rinunciare ad una piccola parte della propria identità municipale,  la stessa identica cosa dovranno fare i cittadini della “ex” Rossano, senza, per carità, dimenticare, o peggio ancora rinnegare, la loro origine e storia, ma effettuando reciprocamente uno

scambio alla pari di ciò a cui si è rinunciato, in modo da creare un’ideale appartenenza alla medesima comunità. Riuscendo ad effettuare l’operazione di innesto nel cervello di tutti o almeno dei più, grazie ad un perfetto dosaggio degno del miglior Dr. Frankstein, ciascuno potrà davvero sentirsi figlio della stessa città. Questo processo, facile da scrivere, in verità si scontra con la crudezza della realtà quotidiana e con le scaramucce del recente passato.

Per raggiungere il bene comune bisognerà compiere lo sforzo, a partire dalle amministrazioni comunali uscenti seguite da tutti i comitati, i partiti, le associazioni e gli opinionisti di tutte le estrazioni, di dimenticare le diversità di vedute espresse nella campagna referendaria, mettendosi bene in testa che non giova a nessuno puntare il dito nei confronti di chi aveva espresso qualche perplessità.

Ora si tratta di lavorare tutti insieme per concretizzare al meglio gli effetti benefici della città unica partendo dalla certezza che non sarà un’impresa facile checchè si sia detto e promesso durante la campagna referendaria. Per iniziare al meglio si potrebbe partire dalla scelta di un simbolo condiviso per la nuova città, scegliendo magari proprio i fiori d’arancio (con la gentile concessione del comitato che porta lo stesso nome) di cui Rossano e Corigliano sono straricche. E se sono fiori d’arancio...fioriranno.