Un giro su Facebook. Le foto d’un lenzuolo ammainato, quelle d’un ex gonfalone amato. Vediamo di mettere un po’ d’ordine alle cose. La “Levata del lenzuolo” dal Patire ci sembrava e ci è sembrata una buona tamarrata alla stessa stregua di quei campagnoli raduni di Pontida

nella “Padania” di quei vichinghi che prendevano l’acqua da un fiume Po inquinatissimo con una ridicola ampolla per conservarla fino al raduno dell’anno seguente e con la panza al vento più tatuata dell’anno prima. I cittadini di Corigliano Rossano sanno di quale mitologico ed immaginario lenzuolo parliamo, i più giovani sanno un po’ meno dei tamarri veri, eppure sono i fratelli maggiori o al massimo i genitori di voialtri che proprio da ‘ste parti lo scorso 4 marzo avete votato quel tamarro barbutello del fratello minore e figlio. Vabbè. Parliamo della nuova città di Corigliano Rossano, che non è una creatura mitologica a mo’ di mostro a due teste. E ci fa sorridere pure la foto dell’ex gonfalone di Corigliano Calabro con tanto di funebri commenti da parte di quaranta-cinquantenni che piangono il morto come se per esso avessero versato il sangue in chissà quale immaginaria guerra mondiale ed invece hanno soltanto votato “No” a un referendum tenutosi nell’ottobre 2017. Abbiamo scritto 2017, non 1917: quella rivoluzione lì è stata un’altra cosa!

Lasciamo ora il folclore ai gruppi folcloristici, i gonfaloni ai reduci ex combattenti per la patria, e ritroviamoci in un grand’angolo di Piazza del Popolo o di Piazza Steri, e parliamo di cose serie. Di com’essere buoni cittadini di Corigliano Rossano, per esempio, a cominciare dal saperlo scrivere correttamente il nome della nuova città: Corigliano Rossano, senza alcun trattino. Ieri sera - altro esempio - abbiamo voluto assistere, partecipare, alla tradizionale Processione dei misteri che ogni Venerdì Santo si tiene nel centro storico coriglianese, mentre l’altro ieri sera su Facebook avevamo assistito a quello che doveva essere il “giro dei sepolcri” nelle numerose e bellissime chiese dello stesso centro storico, ma che, al contrario, per moltissimi era stato un giro di turismo indigeno a buon mercato per fare selfie singoli, di coppia o di gruppo nel proscenio del Castello ducale e dintorni, pratica andata in scena pure e persino ieri sera quando sovente lo schiamazzo prendeva il sopravvento sul silenzio. Proprio mentre il nostro sguardo si posava su due ragazzi neri un passo dietro di noi i quali con religioso sguardo silente seguivano la funzione. Roba che ci ha fatto venire in mente, naturalmente, l’ipocrisia dei dogmi religiosi magistralmente e religiosamente cantati da Fabrizio De Andrè ne Il testamento di Tito e ne La buona novella, album capolavoro interamente dedicato alla figura di Gesù Cristo, concetto diversamente espresso da Papa Francesco Bergoglio proprio ieri sera durante la solenne Via Crucis al Colosseo: ma questo è ben altro discorso in cui v’è comunque un segmento che si staglia per noialtri che dobbiamo cominciare ad imparare davvero a diventare buoni cittadini e buoni cittadini di Corigliano Rossano. Cominciando dall’eliminazione di certi “riti”, che magari, sgombrandoci il campo visivo da ciò che non, in modo più che naturale ci farà vedere ciò che si deve fare per diventarlo. Auguri e buona Pasqua a tutti: a partire da oggi siamo cittadini di Corigliano Rossano, ricordatevelo.