A distanza di quattro giorni dal plateale omicidio del boss della Sibaritide Leonardo Portoraro (foto) 

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fatta qualche rara eccezione – e in qualche caso assai discutibile – persino nel parolaio quanto inconcludente mondo polititico e delle cosiddette forze sociali locali regna quel pesante clima d’omertà che ha sempre “contraddistinto” il Mezzogiorno d’Italia al cospetto di “uomini”, fatti e circostanze che ne hanno sempre tenuto bloccato il progresso umano e sociale prim’ancora che, ovviamente, il suo sano sviluppo economico.

Il fatto che lascia più interdetti, di fronte alla gravità del fatto di sangue e soprattutto all’assai inquietante contesto in cui potrebbe molto verosimilmente essere maturato, è il silenzio assoluto, anzi, lo scarto dello scottante argomento, da parte della forza politica che oggi governa l’Italia e che qui nella Sibaritide esprime ben quattro parlamentari, ovverosia il Movimento 5 Stelle. Il deputato Francesco Sapia in questi giorni s’è interessato del trasporto degli alunni disabili delle scuole cittadine di Corigliano Rossano, la senatrice Rosa Silvana Abate delle istanze dei pescatori della marineria del porto di Corigliano Rossano, la deputata Elisa Scutellà dell’assai improbabile riapertura dell’ex tribunale di Rossano – questioni cui nessuno nega importanza – mentre il deputato Francesco Forciniti, come d’altronde pure i suoi tre colleghi, è intervenuto in diversi Comuni della provincia di Cosenza, oggi chiamati al voto, per chiudere le campagne elettorali dei candidati sindaci del M5S.

Qualcuno però ha parlato. Vediamo chi, e soprattutto come. Il primo, coraggiosamente col cadavere di Portoraro ancora caldo a terra sotto il lenzuolo bianco, è stato il sindacalista della Cgil comprensoriale Giuseppe Guido, il quale ha chiesto un’immediata riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, quasi come se il prefetto dovesse prima attendere la sua richiesta e quella della Cgil.

Più sensato l’intervento del presidente dell’associazione “Basta vittime sulla Strada statale 106” (il quale stavolta non s’è riferito a vittime d’incidenti mortali). Riferendosi infatti all’assai verosimile contesto in cui potrebbe essere maturato l’omicidio eccellente di ‘ndrangheta – vale a dire la spartizione dell'enorme cresta ‘ndranghetista sul maxifinanziamento d'un miliardo e trecento milioni d’euro per il prossimo mega-appalto del macrolotto 3 della Statale jonica da Roseto Capo Spulico a Sibari - Fabio Pugliese ha affermato: «Lo Stato non deve avere paura: la nuova Statale 106 diventi un esempio di legalità e di trasparenza».

Concetto sul quale insiste, politicamente, il consigliere regionale della Casa della libertà Gianluca Gallo, già sindaco di Cassano Jonio, il quale chiede di chiarire attraverso quali modalità s’intende evitare che i fondi stanziati per corposi investimenti pubblici nella Sibaritide possano finire ad imprese in odor di mafia: «La comunità dell’area jonica cosentina non può essere lasciata da sola davanti ad eventi di questo tipo ed alle implicazioni che ne derivano. Abbiamo fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, ma siamo consapevoli che il silenzio generale sceso sulla vicenda, per molti versi assordante ed inquietante, non sia un buon segnale né faccia bene a quanti quotidianamente lavorano per l’affermazione della legalità. È innegabile che, dopo quanto accaduto, nella Sibaritide il clima sia tornato ad essere pesante e la paura, che poi spesso si traduce in omertà, sia presente più che mai; di fronte a ciò, la politica ha il dovere di fare fino in fondo la sua parte, non tanto con le dichiarazioni di principio, quanto invece con la concretezza e la testimonianza del proprio agire». Gallo chiede che sulla questione s’accendano pubblicamente i riflettori istituzionali: «Solleciterò la Commissione regionale contro la ‘ndrangheta ad occuparsi della vicenda; al tempo stesso investirò d’essa i parlamentari del Centrodestra calabrese perché si facciano interpreti, presso il Ministero dell’Interno, d’una richiesta di chiarimento in ordine alle misure, eventualmente anche di natura straordinaria, che s’intendono adottare sul piano burocratico e tecnico per scongiurare che i finanziamenti erogati possano diventare oggetto d’affari criminali e, soprattutto, che possano finire ad aziende in odor di mafia o magari pulite ma comunque in orbita delinquenziale».

Di diverso avviso il sindaco di Trebisacce ed esponente del Partito democratico Franco Mundo: «Quanto s’è verificato è da ascrivere certamente a fatti criminali e regolamento di conti; s’è trattato d’un episodio occasionale che nulla ha a che vedere col tessuto sociale ed economico locale, e mi permetto di stigmatizzare le dichiarazioni di quanti subito si sono avventurati in espressioni inopportune, collegando tali fatti all’imminente, speriamo, avvio dei lavori del terzo macrolotto della Strada statale 106 jonica». Vien da domandarsi, naturalmente, in realtà su quale costellazione celeste o celestiale viva il sindaco Mundo, dal momento che le “dichiarazioni” che egli stigmatizza in realtà sono notizie d’autorevoli fonti d’altrettanta autorevole stampa regionale, provinciale e locale.

Sull’inquietante sfondo resta dunque una torta da circa 40 milioni d’euro che le potenti e temute organizzazioni di ‘ndrangheta – e non solo della Sibaritide – sarebbero pronte a spartirsi ed a mangiarsi dopo aver tolto di mezzo quel commensale “di troppo”, appunto il boss Leonardo Portoraro di Cassano Jonio ma residente a Francavilla Marittima ed “apolide” nei suoi affari imprenditoriali e criminali nell’intera Sibaritide. Già: circa 40 milioni d’euro. Sì, perché se si considera la storica tariffa ‘ndranghetista del 3% sugli appalti pubblici ed in particolare su quelli per la costruzione di strade pubbliche (come emerso e certificato dalle sentenze di vari maxiprocessi), ecco servito il conto della serva sul megafinanziamento del Comitato interministeriale per la programmazione economica pari a un miliardo e trecento milioni d’euro. Ammesso e non concesso che l’“Iva” ‘ndranghetista non sia stata nel frattempo ritoccata, ovviamente al rialzo.

Con un grande assente – almeno finora - su questa sfida per vincere almeno questa battaglia sulla Statale 106 contro la ‘ndrangheta: il Movimento 5 Stelle, ieri di lotta ed oggi di governo, ed i suoi ben quattro parlamentari locali. Che costoro s’adoperino, dunque, e lo facciano con iniziative concrete che portino qui il Governo nazionale a fiancheggiare in modo più proficuo le forze dell’ordine e la magistratura inquirente. Perché la ‘ndrangheta – qui – è la madre di tutte le questioni.