In un’aula sorda e grigia, ieri pomeriggio a Palazzo di Montecitorio ha preso la parola – forse per la prima volta dall’inizio di questa diciottesima legislatura inaugurata alla fine dello scorso mese di marzo – l’onorevole Elisa Scutellà del Movimento 5 Stelle, la giovane deputata di Corigliano Rossano espressione politica dell’intero vasto comprensorio della Sibaritide. Ha parlato di ‘ndrangheta l’onorevole, in un intervento-denuncia di pochissimi minuti apparentemente efficace.

Già, apparentemente. Perché l’intervento - benché apprezzabilissimo in riferimento all’argomento “a piacere” scelto dalla deputata componente della Commissione giustizia della Camera - ci è sembrato fin troppo ovvio, anzi scontatissimo nelle argomentazioni di merito che ci sono sembrate un collage appiccicaticcio di banalissime considerazioni magari tratte Googlando su qualche sito internet rivolto a scolaresche delle medie.

E ciò lo diciamo senza alcuna vis polemica poiché – lo ribadiamo – è apprezzabile che la parlamentare di questo territorio abbia reso ufficialmente edotta la Camera d’appartenenza di quanto va succedendo da qualche mese in qua nella Sibaritide, ricordando il plateale omicidio del boss Leonardo Portoraro, e a Corigliano Rossano con ripetuti e costanti atti di criminalità di stampo ‘ndranghetista.

Purtuttavia, se alle parole non seguiranno - sul piano della concretezza - efficaci atti tanto da parte del Parlamento quanto da parte del Governo guidato dal presidente Giuseppe Conte indicato proprio dal M5S, appare molto difficile che i signori della ‘ndrangheta che governano col pugno di ferro questa terra possano spagnarsi, come borbonicamente si dice da ‘ste parti per riferirci in questo caso al fondato timore da parte dei boss che lo Stato possa mettere in cantiere una più forte ed efficace azione di contrasto nei loro confronti.

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