Affari e politica nel pentolone scoperchiato dalla DDA, ventitrè in manette tra i quali il consigliere comunale Ivan Nicoletti ed il presunto capo 'ndrina della vicina Corigliano Calabro

Ventitrè ordinanze di custodia cautelare firmate ed emesse dal Giudice per le indagini preliminari distrettuale Gabriella Reillo. E’ il suggello dell’operazione “Stop”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e condotta dai Carabinieri del Ragguppamento Operativo Speciale e del Comando provinciale di Cosenza.

Il blitz antimafia di stamane conferma che Rossano era il "regno" della potente cosca guidata dal boss dagli “occhi di ghiaccio”, al secolo Nicola Acri, detenuto nel suoercarcere di Cuneo al 41-bis dalla fine del 2010 quando era stato catturato a Bologna dopo un periodo di latitanza. Proprio in carcere i militari del Ros gli hanno notificato l’ennesima ordinanza cautelare.

Negli stessi minuti la stessa ordinanza veniva notificata a Maurizio Barilari, anch’egli al 41-bis e ritenuto il capo della sottoposta ‘ndrina attiva nella confinante Corigliano Calabro, mentre nel carcere di Viterbo veniva notificata a Salvatore Galluzzi, al 41-bis pure lui, ritenuto il “numero due” di Nicola Acri e pure lui arrestato dopo un periodo di latitanza, nel 2011, a Vigevano, nel Pavese. 


I SEQUESTRI 

Proprio a Vigevano sono stati effettuati ingenti sequestri di beni mobili ed immobili. 

Società e conti correnti bancari per un valore di 40 milioni di euro.

In particolare 25 immobili, acquistati ad un prezzo complessivo di 2 milioni di euro; 45 rapporti bancari, con saldi positivi per circa 160 mila euro; 45 autoveicoli, acquistati ad un prezzo complessivo di circa 380 mila euro; 7 polizze assicurative, per un controvalore pari a circa 20 mila euro e 17 società, per un fatturato complessivo di circa 10 milioni di euro.


IL "REFERENTE POLITICO" IN CONSIGLIO COMUNALE

Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari, oltre ai “vertici” della cosca di ‘ndrangheta, figura pure un consigliere comunale di Rossano in carica da due anni nelle file del partito del Popolo della Libertà che amministra la città jonica. 

Si tratta di Ivan Nicoletti, avvocato. 

Il professionista è sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, per il preteso reato di estorsione di consensi elettorali col metodo mafioso. 

Il condizionamento delle consultazioni elettorali del maggio 2011 per il rinnovo del consiglio comunale di Rossano si sarebbe esplicato – secondo quanto accertato dagl’inquirenti – con precise modalità: i sodali della cosca avvicinavano numerosi elettori, finanche nelle proprie abitazioni, al fine di costringerli ad accordare la loro preferenza elettorale in favore di Ivan Nicoletti, il quale sarebbe stato in stretti legami con la cosca e in particolare con Isidoro Morfò. 
In una circostanza, in particolare, alcuni affiliati alla cosca avevano violentemente percosso un cittadino proprio per indurlo ad accordare la propria preferenza a Nicoletti. Il quale si sarebbe interessato attivamente, presso alcuni sodali, su come proseguiva la ricerca dei voti, non lesinando promesse di futuri favori in caso di elezione. Al riguardo, vi sarebbero numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali. E il "filone politico" pare proprio non esaurirsi alla sola figura del consigliere arrestato. Vedremo.  



LE ACCUSE

Gli arrestati sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso ed altri titoli di reato: dal tentato omicidio all’estorsione, dalla rapina alla detenzione illegale di armi comuni da sparo e da guerra, di sostanze stupefacenti, dalla procurata inosservanza di pena alla violenza per indurre più elettori a votare un candidato specifico, dall’illecita concorrenza al trasferimento fraudolento di valori. 

La cosca di “Occhi di ghiaccio”, secondo la DDA, aveva il totale controllo della vendita del caffè non solo a Rossano ma anche a Corigliano Calabro e a Rho, nel Milanese.

La cosca imponeva agli stabilimenti balneari, ai bar e ad altre attività commerciali di utilizzare principalmente il “Pellegrino Caffè”, il “Jamaican Caffè'” e il “Pi.gi Caffè”. In alcuni casi, in modo particolare per i distributori automatici, la cosca obbligava i gestori a miscelare gli stessi caffè. Attraverso una stretta alleanza tra la cosca Acri e quella della famiglia Farao-Marincola di Cirò, la distribuzione del “Pellegrino Caffè'” era stata estesa e “favorita” anche ad alcuni esercizi commerciali del Nord Italia, in particolare nella zona di Rho, dove vi sarebbe una forte influenza della ‘ndrangheta di Cirò. Da numerose intercettazioni telefoniche è emerso pure che i componenti della cosca organizzavano il reinvestimento dei proventi della vendita del caffè predisponendo l’acquisto di attività commerciali, in particolare gelaterie, anche negli Stati Uniti. 



IL RUOLO "ATTIVO" DELLA MOGLIE DEL BOSS 

Era personalmente la moglie del boss dagli “occhi di ghiaccio” a gestire gli affari della cosca. La consorte di Nicoia Acri, secondo gli accertamenti investigativi della DDA, è intestataria di alcune delle società che sono state sequestrate. Arianna Calarota, secondo i magistrati antimafia, s'occupava di tutta la gestione economica ed organizzativa della cosca. 







I PROVENTI DELL’USURA RICICLATI ATTRAVERSO LA ROSSANESE CALCIO


L’attività di riciclaggio compiuta dalla cosca, e in particolare da Orazio Acri, si sarebbe esplicata anche tramite la società calcistica dilettantistica S.s.c. Rossanese di cui risultava essere il titolare: avrebbe riciclato somme di denaro di provenienza illecita (usura e versamenti di denaro da parte di società compiacenti), mascherate come finanziamenti alla squadra. In particolare, molti degli assegni intestati alla S.s.c. Rossanese, venivano girati sui conti correnti intestati ad Antonio Ruffo, benzinaio ritenuto legato alla cosca, che li avrebbe cambiati restituendo “denaro pulito” agli affiliati.


GLI ARRESTATI 

1.      ACRI NICOLA, NATO A SONDRIO IL 14.04.1979, DETENUTO;

2.      BARILARI MAURIZIO, NATO A  CORIGLIANO CALABRO (CS) IL  12.08.1969, DETENUTO.

3.      ESPOSITO SERGIO, NATO A ROSSANO (CS) IL 27.01.1970, DETENUTO;

4.      FERRANTE GIUSEPPE, NATO A ROSSANO (CS) IL 17.03.1983, DETENUTO;

5.      GALLUZZI SALVATORE, NATO A ROSSANO (CS) IL 30.03.1976, DETENUTO;

6.      ACRI GENNARINO, NATO A CARIATI (CS) IL 17.06.1982, RESIDENTE ROSSANO (CS);

7.      FANTASIA GIANLUCA, NATO A COSENZA IL 13.09.1975, IVI RESIDENTE;

8.      FERATTI ROBERTO, NATO A VITTORIA (RG) IL 16.10.1957, RESIDENTE VIGEVANO (PV);

9.      GRAZIANO MASSIMO, NATO A ROSSANO (CS) IL 07.08.1979, IVI RESIDENTE;

10.  MORFÒ ISIDORO, NATO A ROSSANO (CS) IL 09.02.1981, IVI RESIDENTE;

11.  MORFÒ SALVATORE, NATO A SAN DEMETRIO CORONE (CS) IL 25.08.1957, RESIDENTE IN ROSSANO (CS);

12.  POLILLO LUIGI, NATO A ROSSANO (CS) IL 25.10.1982, IVI RESIDENTE;

13.  SAPIA SERGIO, NATO A ROSSANO (CS) IL 16.07.1960, IVI RESIDENTE;

14.  SOLFERINO GAETANO, NATO A ROSSANO (CS) IL 20.10.1979, IVI RESIDENTE;

15.  ACRI ORAZIO, NATO A ROSSANO (CS) IL 01.07.1965, IVI RESIDENTE;

16.  CALAROTA ARIANNA, NATA A CASTROVILLARI (CS) IL 27.05.1979, RESIDENTE ROSSANO (CS);

17.  CROPANISE SALVATORE, NATO A  CORIGLIANO CALABRO (CS) IL 25.05.1978, RESIDENTE ROSSANO (CS);

18.  DONATO ESPEDITO, NATO A ROSSANO (CS) IL 18.12.1966, RESIDENTE GAMBOLÒ (PV);

19.  INTERLANDI VINCENZO, NATO A RAGUSA (RG) IL 12.10.1959, RESIDENTE GAMBOLÒ (PV);

20.  MORFÒ DOMENICO, NATO A ROSSANO (CS) IL 08.12.1985, IVI RESIDENTE;

21.  MORFÒ LUCIA, NATA A ROSSANO (CS) IL 05.03.1979, IVI RESIDENTE;

22.  NICOLETTI IVAN, NATO A CORIGLIANO CALABRO (CS) IL 12.11.1976 RESIDENTE ROSSANO (CS);

23.  RUFFO ANTONIO, NATO A  ROSSANO (CS) IL 02/06/1973, IVI RESIDENTE.