GROSSI GUAI PER DUE AVVOCATESSE E UN MEDICO

E due. Dall’ormai ex Procura né conferme né smentite. Eppure la notizia che giunge dritta sulle nostre scrivanie arriva giustappunto dagli ambienti dell’ex Tribunale di Rossano. 

E rivela i contorni d’una seconda inchiesta giudiziaria che vedrebbe coinvolto, con un ruolo di primo piano, “re” Antonio Caravetta, consigliere provinciale in carica espulso dall’UdC a seguito d’un ordine d’arresto, e già consigliere comunale di Corigliano prima dello scioglimento per mafia.

Stavolta “re” Antonio sarebbe indagato unitamente ad almeno due sue “ancelle”. E ad un “paggio”.

Noti professionisti tutti alla sua “corte”.

E stavolta l’inchiesta giudiziaria scaturirebbe nientepocodimenoche da… atti giudiziari.

 

I cortigiani di Caravetta finiti nei guai sarebbero un paio d’avvocatesse e un medico, tutti di Corigliano.

Con loro sarebbero indagati pure i clienti delle due avvocatesse, anch’essi tutti coriglianesi

Questi ultimi, una cinquantina o forse più, sarebbero beneficiari di pensioni d’accompagnamento e d’invalidità temporanea erogate dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale a seguito di sentenze loro favorevoli emesse proprio dall’ex Tribunale rossanese. 

Anziani malati, dunque, ma pure diversi malati piuttosto giovani. I quali, purtuttavia, avrebbero conseguito l’erogazione di tali pensioni in virtù d’ipotizzati reati di falso materiale e truffa. Dei quali quegli atti giudiziari pullulerebbero. 

Vediamo come. 

In nome e per conto dei loro clienti – clienti in particolare del patronato di “re” Caravetta cui nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha apposto i sigilli giudiziari – le avvocatesse avrebbero intentato cause all’Inps. Ciò a seguito del respingimento da parte dell’istituto previdenziale delle richieste erogazioni pensionistiche.

Nell’ambito di tali procedimenti giudiziari, però, in alcuni casi il Giudice avrebbe nominato un consulente tecnico che non avrebbe potuto ricoprire tale delicato ufficio giurato.

Almeno non nelle cause patrocinate dalla propria consorte.

Già, perché il medico che avrebbe poi accertato, per conto del Giudice, l’esistenza delle patologie lamentate dai ricorrenti che in prima battuta s’erano visti respingere le domande di pensione, è il marito d’una delle due avvocatesse che, unitamente ad esso e ad altre persone, sarebbero state iscritte nel registro degl’indagati dell’ex Procura.

Tale macroscopica incompatibilità non sarebbe stata infatti “rivelata” e quindi rilevata dal Giudice, il quale in modo truffaldino sarebbe stato quindi indotto in errore tanto dall’avvocatessa quanto dal marito-perito.

Ma vi sarebbero aspetti ancor più gravi

Sì, perché una serie di certificazioni mediche prodotte in giudizio risulterebbero false. Redatte, pare, non da medici del servizio sanitario pubblico bensì da mani ignote. 

Un noto specialista in servizio presso un ambulatorio coriglianese dell’Azienda Sanitaria Provinciale, infatti, sentito dagl’inquirenti a sommarie informazioni testimoniali non avrebbe riconosciuto la propria firma in calce a diversi certificati medici recanti l’intestazione del servizio sanitario pubblico e prodotti in udienza dalle due avvocatesse. 

Un paio di settimane fa il magistrato titolare della scandalosa inchiesta, il Sostituto procuratore Vincenzo Quaranta, avrebbe convocato in Procura numerose persone tra quelle finite nel registro degl’indagati.

Al cospetto dell’inquirente, la maggior parte dei clienti del patronato di “re” Caravetta e delle due avvocatesse si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere.

Qualcuno però, forse nell’intento di “alleggerire” la propria posizione, avrebbe parlato

Lanciando accuse.

«M’hanno assicurato che avrebbero fatto tutto loro, fino ad ottenere il risultato… Quando mi chiamavano io dovevo soltanto andare da loro a firmare delle carte»

L’inchiesta dell’ex Procura, che si starebbe avvalendo dell’attività di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza, sarebbe scaturita per caso o quasi.

Ad investire l’ufficio inquirente sarebbe stato proprio qualcuno dei giudici della Sezione Lavoro e Previdenza cui dev’essere “puzzato” qualcosa mentre redigeva sentenze favorevoli ai clienti delle due avvocatesse, sempre “in ragione” delle medesime patologie quasi sempre di natura neuro-psichiatrica

Nei giorni scorsi una delle due avvocatesse avrebbe ricevuto presso il proprio studio la “visita” dei Finanzieri. I quali le avrebbero notificato l’avviso di garanzia sequestrandole una serie di cartelle relative a pratiche sospette.

Non solo.

Il magistrato inquirente, infatti, avrebbe disposto pure il sequestro preventivo dei fascicoli d’udienza delle cause non ancora definite dinanzi ai giudici della Sezione Lavoro e Previdenza che vedono la stessa avvocatessa quale legale dei ricorrenti contro l’Inps.

Stessa “sorte”, da qui a poco, potrebbe toccare a una serie di fascicoli d’udienza “intestati” all’altra avvocatessa, relativi a sinistri stradali sospetti le cui cause sono pendenti dinanzi al Giudice di Pace di Corigliano.


STESSE ATTRICI, ALTRO FILM. QUELLO DELLE TRUFFE ASSICURATIVE

E tre. Stesse attrici – e nuove comparse – altro film. Dalla “previdenza sospetta” ai sinistri stradali “fantasma” per le strade ma non per i gonfi portafogli d’avvocati, avvocatesse, procacciatori di clienti e clienti stessi. E medici loro compiacenti inclini a false e prezzolate certificazioni sanitarie. 

Per questa “via” l’ospedale “Guido Compagna” qualche giorno fa è stato militarmente assediato da uomini e mezzi della Guardia di Finanza e della Polizia Stradale impegnati in una delicata attività di polizia giudiziaria coordinata dai sostituti procuratori Vincenzo Quaranta e Simona Rizzo

Numerose ore presso il presidio ospedaliero, tra l’archivio del Pronto Soccorso e la Direzione Sanitaria ma anche presso alcuni ambulatori della sede aziendale sanitaria dello Scalo, al fine d’acquisire documentazione a riscontro d’un maxifilone d’indagine su una marea di falsi sinistri stradali risarciti dalle compagnie d’assicurazione.

Parola d’ordine degl’inquirenti è dunque “smascherare” quanti hanno lavorato e lavorano dietro a una serie infinita d’ipotizzate truffe, grandi e piccole, ai danni delle assicurazioni.

Finanzieri e poliziotti hanno proceduto a una serie di perquisizioni, acquisizioni di certificazioni e documenti sanitari, tutti legati all’attestazione, avvenuta negli anni e fino ad oggi, di presunti falsi danni fisici che in termini di risarcimento sarebbero costati complessivamente una cifra stratosferica alle varie compagnie d’assicurazioni colpite dall’ipotizzata maxitruffa.

Passati al setaccio persino registri e cartelle cliniche dei reparti di Ortopedia e di Ostetricia e Ginecologia dal 2007 in poi, alla ricerca di riscontri investigativi. 

In particolare su un presunto aborto spontaneo al settimo mese di gravidanza “fatto passare” come conseguenza d’un sinistro stradale. Qui il risarcimento richiesto alla compagnia assicurativa intimata sarebbe stato di diverse centinaia di migliaia di euro.

E s’affacciano nuove comparse. Per questo episodio risultano infatti già ufficialmente indagati la praticante legale Francesca Berardi di 33 anni, il medico del Pronto Soccorso Sergio Garasto, di 50, e due giovani donne, Stefania Russo di 35 anni, e Nunziatina Falcone, di 40. Tutti di Corigliano.

Ma sarebbero oltre cinquecento i sinistri sospetti che vedrebbero al centro una voluminosissima documentazione sequestrata al termine del blitz da parte di Finanza e Polizia.

Non solo. 

Gl’inquirenti avrebbero infatti provveduto pure a sequestrare copiose documentazioni presso alcuni studi legali di Corigliano, notificando agli avvocati i relativi avvisi di garanzia emessi dall’ex Procura di Rossano. 

E gl’indagati sarebbero diversi tra avvocati, avvocatesse, medici e procacciatori di falsi sinistri stradali. Questi ultimi, che in molti casi avrebbero operato avvalendosi del supporto logistico di strutture di patronato, sarebbero considerati quali ideatori delle truffe.

Tale filone d’indagine sarebbe scattato a seguito – e non solo – d’alcune denunce presentate dai legali di compagnie assicurative.

 

 

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