Un “8” rovesciato, che simboleggia l’infinito, e una scritta, indelebile come quel numero: “Davide per sempre”. E’ il tatuaggio che Fabiana Luzzi s’era fatta incidere in una parte del suo corpo adolescente.

Fabiana, sedici anni ancora da compiere quando, poco più d’una settimana fa, quel nero venerdì 24 maggio, è stata barbaramente assassinata dal suo “Per sempre”, a Corigliano Calabro.

 

Con ventiquattro coltellate: undici davanti, dalla gola alla zona addominale ed ai fianchi, dodici nella parte posteriore, dalla nuca ai muscoli lombari, una sull’avambraccio destro.

Fendenti che le hanno colpito, in modo non letale, fegato, reni e milza.

Fendenti che l’hanno fatta stramazzare a terra, in quella zona appartata pochissimo distante dalla sua scuola, soltanto una mezzora dopo il suono della campanella d’uscita.

Ma Fabiana non è stata ammazzata solo dalle ferite di quel coltello, un temperino a serramanico.

Fabiana è stata ammazzata una seconda volta: quando il carnefice, consumata la sua mattanza, non l’ha soccorsa per trasportarla in ospedale.

“Per sempre” l’ha infatti lasciata lì, immobilizzata da quelle ventiquattro ferite su tutto il corpo: se avesse preso il telefonino e chiamato un’ambulanza, probabilmente l’avrebbe salvata. 

Chi sa, ne è certo.

“Per sempre” è salito in sella al suo motorino e se ne è andato. 

Ma poco dopo è ritornato. 

E l’ha ammazzata una terza volta, Fabiana.

Fabiana era viva, vivissima. “Per sempre” ha inzuppato il suo corpo con cinque litri di benzina, dieci euro, contenuti in un bidoncino.

Fabiana, immobile, implorava pietà.

E senza pietà il suo “Per sempre” le ha dato fuoco.

Le fiamme e il fumo che si sono alzati sin da subito erano alti, altissimi, tali che forse avrebbero attirato l’attenzione dalla strada vicina.  

“Per sempre” allora ha afferrato per le caviglie Fabiana, sempre viva, trascinandola per una ventina di metri. Cercando di occultare il suo crimine dietro alcuni vicini arbusti.

 

IL FUOCO USTIONA L’ASSASSINO

“Per sempre” si brucia. 

Le ustioni sul suo volto, sul suo corpo e sulle sue mani assassine sono segni di vendetta. 

Sono segni di giustizia. Sono i segni che la giustizia, in questo caso, arriverà presto. La giustizia reclamata da Fabiana, dalla sua famiglia, dai suoi compagni di scuola, da chi le ha voluto bene nella sua breve vita, da tutti i suoi concittadini ancora storditi che hanno manifestato tutto il loro sdegno, dall’Italia intera che ha assistito.        

“Per sempre” s’allontana.

In sella al suo motorino corre al Pronto Soccorso per salvarsi la pelle, la sua pelle bruciata dalle sue mani criminali.

“Per sempre”, soltanto diciassette anni d’età, al cospetto dei medici mente diabolicamente: «Mi sono bruciato con la marmitta del motorino».

LA DENUNCIA DELLA SCOMPARSA DI FABIANA 

Mentre la loro Fabiana sta ardendo viva, i genitori, allarmati per il mancato rientro a casa dopo la scuola, nel primo pomeriggio si recano in caserma per denunciarne la scomparsa.

Nessuno l’ha più vista dopo che maledettamente è salita in sella al maledetto motorino di “Per sempre”.

E i compagni di scuola proprio per questo sono allarmati: sanno che “Per sempre” è violento con Fabiana, sanno che qualche mese prima le ha gonfiato il viso di botte e le ha rotto il setto nasale.

Lo sanno pure i genitori, che allora erano andati in caserma per denunciarlo, implorando Fabiana di rompere il legame con quel ragazzo violento.

Fabiana aveva obbedito.

Ma dopo qualche tempo “Per sempre” è tornato alla carica per riprendersi “ciò” che è “suo”. “Per sempre”.


LE MISTIFICAZIONI, LE BUGIE, LE CALUNNIE

I medici del Pronto Soccorso di Corigliano Calabro, visitato “Per sempre” e refertate le ustioni sul suo corpo, ne dispongono il trasferimento all’ospedale di Brindisi, centro specializzato proprio per la cura delle ustioni.

I medici del nosocomio pugliese giudicano guaribili quelle bruciature di primo e secondo grado senza necessità di ricovero.

Ma, una volta tornato a Corigliano Calabro, “Per sempre” è invitato in caserma per chiarire la propria posizione in relazione alla scomparsa di Fabiana.

E’ sospettato d’esserne il responsabile. 

Al cospetto dei carabinieri, dalla tarda serata di venerdì e per tutta la giornata di sabato, “Per sempre” diabolicamente mistifica, mente, calunnia.

Nell’ammettere il proprio rapporto conflittuale con Fabiana, parla d’un «normale litigio» con lei consumatosi il giorno della scomparsa dopo l’uscita da scuola.

Inventandosi che due suoi coetanei poco dopo gli avevano «buttato addosso dell’acido», per punirlo non si sa per cosa.

Ma il capitano dei carabinieri gli fa notare che quelle sue ustioni sono visibilmente non compatibili con sostanze chimiche.   

I due adolescenti chiamati “in causa”, vengono immediatamente invitati in caserma per chiarire quei presunti fatti. Seccamente e convincentemente, nella tarda serata di venerdì, essi smentiscono “Per sempre” e dichiarano i loro alibi di ferro indicando i nomi di numerosi testimoni che avrebbero potuto confermare quegli stessi alibi.

I legali dei due minori querelano “Per sempre” del reato di calunnia. 


LA CONFESSIONE

La confessione di “Per sempre” arriva sabato sera, dopo svariate ore d’interrogatorio ed i suoi diabolici depistaggi. 

Il giovane assassino racconta con fredda lucidità tutte le fasi del suo crimine, al cospetto d’un paio d’ufficiali dei carabinieri, del magistrato e dei suoi legali. Nessuna emozione nè una lacrima nel raccontare e nell’indicare il luogo in cui gl’inquirenti avrebbero potuto finalmente ritrovare Fabiana. Il suo cadavere semicarbonizzato.

     

       I LATI “OSCURI”

La confessione di “Per sempre” presenterebbe diversi lati “oscuri”. Ancora da decifrare. Ancora da chiarire.

Il coltello, al contrario dello zainetto e del telefonino di Fabiana, non è mai stato ritrovato nei pressi del luogo del delitto. Così pure gl’indumenti dell’assassino, sicuramente macchiati del sangue di Fabiana.

Il diabolico diciassettenne dopo l’accoltellamento e prima di tornare sul luogo del delitto a bruciare viva Fabiana, presumibilmente è rincasato per lavarsi e cambiare i propri abiti.

Cosa è successo realmente in quel lasso di tempo?

Dove s’è procurato nel primo pomeriggio un bidoncino da cinque litri che poi ha riempito di benzina presso il self service d’un distributore le cui telecamere lo riprendono nitidamente?

Qualcuno lo ha “consigliato”?

Chi?

Degli adulti?

Chi?

“Per sempre” è ora sottoposto a misura cautelare nel carcere minorile di Catanzaro con l’accusa di omicidio volontario aggravato.


GLI ALTRI INTERROGATI

Tra le numerose persone interrogate dagl’inquirenti a più riprese in qualità di “informate sui fatti” ve ne sarebbero tre nei confronti delle quali si starebbe concentrando la massima attenzione.

Si tratterebbe di tre adulti vicini a “Per sempre”, sottoposti, pure, a diverse perquisizioni domiciliari e veicolari.

Nessuno di essi, al momento, è stato iscritto nel registro degl’indagati. Le indagini proseguono nel più impenetrabile riserbo.



Foto: in alto, gl’investigatori al loro arrivo sul luogo del delitto, al centro il luogo esatto in cui è stato rinvenuto il cadavere semicarbonizzato, in basso, la madre di Fabiana disperata sul balcone di casa e la folla mentre saluta commossa il feretro ai funerali 

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