I retroscena dell’operazione antidroga “Old mill” condotta dai carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro. Sei arresti, diciannove indagati  

Un inseguimento a distanza, “discreto” e “mirato”, lungo la strada provinciale 241 che dallo svincolo autostradale di Tarsia conduce verso il Coriglianese. I carabinieri tenevano d’occhio un’auto con a bordo due persone sospette, provenienti dal Reggino, dalla Locride, da Africo in particolare.

Una volta giunti “a destinazione”, forse i due avevano a loro volta sospettato che quell’auto che avevano “alle calcagna” da qualche chilometro poteva essere un’auto “civetta” di poliziotti, finanzieri o carabinieri. 
Quindi, parcheggiata l’auto nei pressi d’un ristorante-pizzeria, i due erano scesi e uno di loro s’era disfatto di qualcosa, gettando con cura l’oggetto in un anfratto “sicuro”. 
Il particolare, ovviamente, non era sfuggito agli occhi di chi li stava pedinando a fini investigativi.
 Quel “qualcosa”, infatti, pochi minuti dopo era stato raccolto dal luogo in cui era stato recitalmente buttato, da parte d’un sottufficiale dei carabinieri in abiti “borghesi”. Era un involucro termosigillato contenente ben tre etti di sostanza stupefacente: cocaina. 
Pochi attimi dopo erano scattate le manette ai polsi dei due reggini e dei loro “compari” locali. I quali, secondo gl’investigatori dell’Arma, attendevano, nei pressi del ristorante, la consegna della “coca”. Uno di loro rispondeva al nome di Luigi Praino, 53 anni, pizzaiolo originario di Cassano Jonio e titolare d’un agriturismo a Trebisacce, dove risiede da anni. L’uomo è molto noto negli ambienti investigativi locali. Le immediate perquisizioni personali e veicolari avevano permesso ai carabinieri di rinvenire pure una consistente somma di denaro contante non “giustificato” – circa ventunomila euro – parte della quale secondo gl’inquirenti doveva essere impiegata per pagare la droga. Siamo alla fine d’aprile del 2015, e questo è uno dei momenti chiave dell’indagine “Old mill”, in inglese per codificare “Il vecchio mulino”, che è il nome dell’agriturismo gestito da Praino.

Un’indagine conclusasi all’alba di stamane, quando i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Corigliano, diretta dal capitano Francesco Barone, ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, Letizia Benigno, su richiesta del sostituto procuratore Valentina Draetta, nei confronti dello stesso Praino e d’altre persone. Si tratta di Giovanni Guidi, 46 anni, di Corigliano, pluripregiudicato, Nabil Arabi, Nabil, 33, marocchino domiciliato a Corigliano (per i tre è stata disposta la misura carceraria), Biagio Casella, 44, di Cassano, Mohamed Nassir, 32, marocchino domiciliato a Corigliano, Simone Cimino, 36, di Corigliano (loro tre agli arresti domiciliari), Nikola Liskova, 44, di nazionalità slovacca, residente a Trebisacce e compagna di Praino, Alfonso Fiorito, 34, di Corigliano, Alfonso Scarcella, 26, di Corigliano (loro tre con l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria).

I nove sono indagati, a vario titolo e in concorso, di spaccio di sostanze stupefacenti continuato. 
L’indagine – hanno spiegato in conferenza stampa il capitano Barone ed il tenente Giuseppe Della Queva comandante del Nucleo operativo della Compagnia dell’Arma coriglianese (foto) – trae origine dalle denunce presentate nel settembre del 2014 da due cittadini di Trebisacce, per i reati di lesioni personali e tentata estorsione nei confronti di Praino. Ed ha permesso d’individuare l’esistenza d’una fitta rete di spaccio di cocaina sull’asse jonico Trebisacce-Corigliano. Un’indagine condotta certosinamente e per mesi pure attraverso l’utilizzo d’intercettazioni telefoniche ed ambientali e riprese video.

Operazioni che hanno consentito ai detective dell’Arma di monitorare gl’incontri tra i vari complici di Praino, avvenuti principalmente nell’agriturismo “Il vecchio mulino”, risultata una preziosa copertura rispetto alle attività illecite che vi si perpetravano all’interno. Praino s’avvaleva della fattiva collaborazione della convivente. Gl’indagati erano quasi riusciti a monopolizzare l’attività spaccio nell’area jonica tra Trebisacce e Corigliano, anche attraverso i territori di Villapiana e di Cassano. 
Durante l’attività investigativa è emerso il frequente ricorso ad un linguaggio criptico in cui gli stupefacenti venivano appellati “alberi”, “camicette”, “moto”, “neve”, spesso in riferimento all’occultamento, al taglio, al confezionamento, al trasporto ed alla cessione della “coca”. Le telecamere installate in prossimità dell’agriturismo hanno permesso di registrarne i movimenti interni: gli acquirenti facevano ingresso generalmente tramite un’entrata secondaria. Lo stupefacente veniva occultato in diversi luoghi, persino sotto tegole e tettoie, autovetture o cespugli.
 


Tra i principali ed attivi collaboratori di Praino figuravano Giovanni Guidi e Simone Cimino, i quali con frequenza settimanale vi si recavano a prelevare ingenti quantitativi di cocaina.
 Alla vendita ed al taglio dello stupefacente provvedevano i due marocchini. Giovanni Guidi agiva mentre si trovava “ristretto” in regime d’arresti domiciliari, pure con la collaborazione di Scarcella e Fiorito, i quali spesso avevano l’incarico di prelevare lo stupefacente da Praino. Nel corso delle indagini sarebbe stato accertato che Guidi aveva acquistato dello stupefacente da Praino, ed a riscontro, presso il suo condominio, i carabinieri avevano rinvenuto tre etti di cocaina e una somma di denaro contante pari a undicimila euro. Le indagini si sono concluse lo scorso mese di maggio, col sequestro complessivo di quasi sette etti di cocaina e denaro contante per quarantamila euro. L’indagine ha portato alla denuncia d’altre dieci persone coinvolte a vario titolo.

 

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