A distanza di ventiquattr’ore dall’esito elettorale del Referendum popolare consultivo che ha dato il disco verde e a larghissima maggioranza tanto a Corigliano Calabro (61%) quanto a Rossano (95%) alla proposta di fusione tra i due attuali Comuni in un unico Comune, hanno parlato praticamente tutti

tra attori protagonisti, meno protagonisti, comparse e spettatori della campagna elettorale andata in scena per settimane e che a Corigliano Calabro s’è caratterizzata per un clima d’aspro scontro tra le opposte fazioni del “Sì” e del “No”. Tutti, tranne uno: il sindaco coriglianese Giuseppe Geraci (foto). Per la verità ieri sera ha parlato “a caldo” e con lo scrutinio delle schede elettorali ancora in corso, ai microfoni della televisione regionale LaC News 24 al cui cronista ha rilasciato delle dichiarazioni molto “alla rinfusa”

https://www.youtube.com/watch?v=S1BPNQi5yCE&sns=fb

Oggi però, l’attesa da parte dei cronisti d’una dichiarazione puntualmente “pensata” di Geraci è stata vana. Non ha parlato lui tantomeno alcun componente la propria compagine amministrativa oramai al crepuscolo. Nada de nada direbbero nella Catalogna autonomista di queste settimane, cui devono essersi ispirati anch’essi in modo suicida sindaco e giunta comunali coriglianesi scesi in campo a difendere l’autonomia del Comune dopo avere perorato, il primo febbraio del 2016, l’approvazione della delibera d’impulso al processo di fusione col Comune di Rossano da parte del Consiglio comunale che la votò a larga maggioranza.

Nella fase pre-referendaria il fronte del “No” a Corigliano Calabro – tra le più svariate motivazioni politiche espresse – era diventato piuttosto consistente. Tanto che erano in molti a prevedere almeno un pareggio tra il “Sì” ed il “No” se non addirittura quel sorpasso del “No” che avrebbe potuto sortire l’effetto di pregiudicare la proposta di fusione tra i due Comuni. Ma dopo la serie di vorticose giravolte inscenate da Geraci negli ultimi mesi in tema di fusione verso cui non s’era mai espresso contro (incursioni a gamba tesa negli affari comunali di Rossano, richieste di rinvio del referendum e molt’altro ancora), una decina di giorni fa l’impavido sindaco coriglianese entra in scena e tiene un comizio per il “No” insieme a degli originalissimi sodali, quelli del locale Movimento 5 stelle. E da quella sera Geraci s’inerpica in una progressione di comizi nelle piazze coriglianesi, culminate nel suo ridicolo “appello alla nazione” diffuso in rete alla vigilia del voto

http://coriglianocalabro.it/index.php/politica/16869-appello-del-sindaco-geraci-per-il-voto-di-domenica-sulla-fusione

Un film cui potremmo dare a titolo “Le dieci calde giornate di Geraci” (nulla di pornografico) che nelle intenzioni di voto degli elettori coriglianesi ha visto progressivamente assottigliarsi il fronte del “No” e – per reazione “di pancia” nei confronti d’un sindaco da anni impopolarissimo – ingrossarsi l’opposto fronte del “Sì” che nell’urna ha prevalso di gran lunga pure a Corigliano Calabro, contro le previsioni. E come da buona tradizione cinematografica “Le dieci calde giornate di Geraci” hanno avuto il loro seguito, intitolato “Geraci boom…erang!”. Che prima dei titoli di coda vede l’attore protagonista (e regista) suicidarsi (un reality ma pur sempre un film: cent’anni e più a Geraci!).              

 

Di admin