Fatti assai gravi quelli che stanno emergendo in queste ore e che avrebbero come “teatro” una casa d’accoglienza che ospita minorenni d’origine africana tra quelli sbarcati in questi ultimi anni nel porto di Corigliano Rossano. Una casa-famiglia ubicata a Corigliano Scalo. Dove i ragazzi africani ospitati subirebbero angherie e soprusi

da parte di quanti, tra quelle mura, sarebbero deputati a farli crescere in un clima d’accoglienza cercando d’alleviare i “disagi” – diciamo così, impropriamente – dagli stessi patiti nel recente passato a partire ovviamente dai loro Paesi di provenienza. Pare che uno degli ospiti, che frequenta un plesso delle scuole medie cittadine, abbia rotto il proprio muro di silenzio proprio con una sua insegnante. Cui, a partire dall’ultimo episodio patito, avrebbe raccontato una serie di comportamenti e pratiche poco o per niente “ortodossi” tenuti da chi dovrebbe gestire una casa, appunto, “famiglia” o “d’accoglienza” che dir si voglia. Una responsabile della struttura, infatti, in questi giorni avrebbe fatto circolare attraverso la social chat telefonica di WhatsApp alcune foto che ritraggono i ragazzi africani della casa-famiglia intenti a cenare, come loro usano fare da sempre, seduti sul pavimento. Un’usanza, la loro, contestatissima da parte dei responsabili della struttura, decisi a “spezzare” questa loro tradizione. Che per quei ragazzi è tradizione educativa e culturale propria dei loro Paesi d’origine e che ovviamente vogliono preservare e conservare. Ma nel racconto-confessione dello scolaro alla sua professoressa vi sarebbe molto altro. Su tutto, il poco cibo messo a disposizione dei minorenni immigrati da parte dei responsabili della struttura, a fronte di derrate alimentari ben più consistenti e ad essi stessi destinate. Nel corso d’una riunione estemporanea tra gl’insegnanti del plesso delle scuole medie frequentati dal gruppo di ragazzi africani, pare sia emersa la volontà di mettere nero su bianco un esposto-denuncia alle competenti autorità sulla scorta di questo e d’altri racconti confidenziali raccolti da parte degli stessi educatori. 

 

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