No. Io né sono partito per il famigerato lungo ponte, né domani – Primo maggio – mi concederò, magari pure riflettendo sulle drammatiche condizioni del lavoro o del non lavoro in Italia, in Europa, nel mondo (è una festa internazionale, com’è noto a tutti) un bagno al mare (considerato il clima già caldissimo), una passeggiata ecologica lungo il torrente Coriglianeto che attraversa le ridenti colline del mio paese, una puntatina ai Sassi di Matera, oppure, che so, al giardino zoologico di Fasano. Nulla di tutto ciò.

Domani, infatti, sin dal mattino, sarò a Reggio Calabria. Dove la Federazione nazionale della stampa italiana ha indetto ed organizzato quello che sarà il mio Primo maggio. Sì, perché per la prima volta nella sua storia il sindacato cui sono iscritto, quello unitario dei giornalisti italiani, promuove la Festa del lavoro in modo autonomo. Un evento che ha dello straordinario, perché il mio Primo maggio sarà celebrato nel mio Sud. Dove, forse, ha ancora più senso parlare – e confrontarsi e dibattere e proporre soluzioni, sia pure parziali – di lavoro. Che non c’è e che, se c’è, troppo spesso fa rima con sfruttamento a fronte d’un servizio pubblico fondamentale, quello dell’informazione, troppo spesso e per molti, moltissimi versi, rischioso per quanti come me vi operano a fronte di scarse gratificazioni e di fronte ad una popolazione che dal rischio altrui trae, gratuitamente o quasi, il beneficio d’essere informata. E penso al mio vecchio caro amico Danilo Lupo, collaboratore precario della trasmissione televisiva de La7 Non è l’arena, e penso a Daniele Piervincenzi, collaboratore precario della trasmissione televisiva di Raidue Nemo, e penso a Federica Angeli, collaboratrice del quotidiano La Repubblica corrispondente da Ostia. Il primo colpito dal feroce ceffone d’un ex ministro della Repubblica ed ex parlamentare di lungo corso e – manco a dirlo – di matrice fascista, il secondo colpito a manganellate in faccia da un esponente d’una famiglia mafiosa di Ostia, la terza minacciata in modo feroce e pesantissimo, a più riprese, dagli esponenti di quella stessa famiglia che, illegalmente, comanda Ostia, solo per citare gli ultimi casi. E penso agli altri oltre 120 miei colleghi italiani che dall’inizio di questo 2018, per lavorare, nella stragrande maggioranza dei casi con contratti da precari, hanno rischiato e continuano a rischiare di brutto. E penso a quelli, italiani e non, che rischiano di brutto in “teatri” di guerra nei quali i giornalisti non dovrebbero essere toccati da nessuno perché si trovano lì solo per documentare e per poter raccontare. E penso a quelli che in quegli stessi “teatri” sono stati invece rapiti, privati della libertà personale e quindi neutralizzati e in taluni casi ammazzati. E penso a quelli che sono stati ammazzati in Italia o all’estero perché avevano ficcato il naso in “teatri proibiti” per loro e per la popolazione cui avrebbero voluto far conoscere le sceneggiature, le scene, gli attori ed i registi, ma non hanno fatto in tempo. E penso alle centinaia e centinaia di procedimenti giudiziari accesi nei tribunali italiani da pre-potenti incapaci di confutare dialetticamente o per nulla interessati a tentare di farlo, con querele per diffamazione e richieste risarcitorie per centinaia di migliaia d’euro utili soltanto ad ottenere come risultato uno “stop” nel disturbo al manovratore. Che molto spesso ottengono. E che hanno consigliato a tanti bravissimi colleghi ad occuparsi di comode veline e sagre di paese, e come dar loro torto! Nell’Auditorium “Nicola Calipari” di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, ci confronteremo sul tema del nostro lavoro, che rappresenta a tutt’oggi la questione più urgente e il problema più feroce per l’intera comunità italiana, e non solo per noi giornalisti. Domani s’annuncia come una giornata che non intende dare spazio alle chiacchiere, ma vuole piantare semi per progetti in grado di far nascere frutti. Perché la mancanza di lavoro, cronica nelle regioni del Sud, non si combatte con le parole o, perlomeno, non solo con quelle. Tra i nomi e i volti notissimi e quelli meno noti del giornalismo italiano, con noi vi saranno due grandi calabresi doc che non fanno il nostro lavoro ma che ci sono storicamente vicinissimi, il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri ed il cantastorie Otello Profazio, quest’ultimo c’intratterrà con le sue strofe che fanno, e tanto, riflettere. E in musica il mio Primo maggio si concluderà, in serata, certamente davanti al concertone televisivo di Piazza San Giovanni a Roma con la cantantessa Carmen Consoli, con Max Gazzè e con Gianna Nannini. Buon Primo maggio a tutti voi.       

 

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