di Rossana Lucente

Sono passati 22 anni dalla morte del 17enne Ostacolo Marianetti, anagraficamente Ostacolo Tomei, ritrovato disteso tra i binari di Villapiana sulla linea ferroviaria jonica Taranto-Sibari. Il giovane era nato a Werl, in Germania, e si era trasferito con due sorelline e la madre a Francavilla Marittima, paese di origine del nuovo compagno di lei, separata e di origine abruzzese.

 

Una vita segnata da degrado economico e morale, con il conseguente allontanamento dei tre figli ospitati tra case-famiglia ed istituti religiosi. Il corpo senza vita di Ostacolo Marianetti venne scoperto il 20 giugno del 1998, apparentemente travolto da un treno ed archiviato come suicidio. Il caso fu riaperto nel 2007 dalla Procura di Castrovillari, che ordinò la riesumazione del cadavere accertandone il decesso prima dell’arrivo del treno. Le cronache dell’epoca paragonarono il caso all’omicidio camuffato da suicidio di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia siciliana.

 

La Stazione ferroviaria di Villapiana Lido 

 

L’autopsia rivelò che la morte di Ostacolo Marianetti era sopraggiunta per enfisema polmonare dopo un’azione di soffocamento, e forse causata dallo stesso telo bianco posato sul corpo. Non fu invece mai ritrovata la bicicletta con la quale il giovane girovagava, vittima di un atroce crimine rimasto impunito. «Ostacolo era un ragazzo intelligente e solitario che amava giocare alla play station», lo ricordano così i conoscenti: «Quel giorno cercava ansiosamente un gettone telefonico per contattare chissà chi. Noi ci siamo prodigati per aiutarlo ma i ragazzini cresciuti per strada attirano compagnie adulte e deviate, e la strada non perdona le anime belle e indifese come quella di Ostacolo».

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