Enrico La Grotta, 40 anni, è un bracciante agricolo disoccupato già noto negli ambienti investigativi. La moglie ha il reddito di cittadinanza. Lui ora è in carcere

 

 

Nuovo fruttuoso blitz antidroga della polizia, nel pomeriggio di ieri, a Schiavonea di Corigliano-Rossano. In azione, ancora una volta, i detective della Squadra di polizia giudiziaria del Commissariato cittadino diretto dal vicequestore Cataldo Pignataro.

 

Gl’investigatori dell’ispettore Stefano Laurenzano hanno individuato e chiuso un’altra piazza di spaccio, arrestandone lo spacciatore. Al termine dell’ennesimo servizio d’appostamento nei suoi confronti, i poliziotti hanno notato un’auto con a bordo un giovane. Il quale, una volta sceso dalla vettura, è entrato nel magazzino dello spacciatore. Pochi istanti dopo quest’ultimo s’è avvicinato a un albero dal cui tronco ha prelevato un contenitore di plastica, per poi rientrare nel magazzino. Qualche minuto dopo il conducente dell’auto è uscito dal magazzino per allontanarsi velocemente.

 

A quel punto sono entrati in scena i poliziotti. Perquisito, lo spacciatore aveva nella tasca del giubbotto due bustine in cellophane con all’interno d’ognuna 5 grammi di marijuana, nonché alcune banconote di piccolo taglio. Un’altra bustina con altri 5 grammi è spuntata a seguito della perquisizione domiciliare.

 

 

Non solo. Già, perché i poliziotti hanno pure scoperto l’ingegnoso sistema utilizzato per lo spaccio, attraverso l’utilizzo dei rami d’un albero di limone come nascondiglio. Nella pianta, infatti, è stato rinvenuto il contenitore con all’interno una bustina contenente altri 5 grammi di “maria”, un’altra busta più grande con altri 60 grammi, un bilancino di precisione perfettamente funzionante e numerose altre buste identiche a quelle utilizzate per il confezionamento della droga.

 

Lo spacciatore, Enrico La Grotta, 40 anni, già noto negli ambienti investigativi ed ufficialmente bracciante agricolo, s’è “giustificato” col grave disagio economico dovuto alla mancanza di lavoro a causa della pandemia in corso, che l’ha visto «costretto a racimolare qualcosina per sfamare figlio e moglie», ha detto ai poliziotti. Ma la moglie già percepisce il reddito di cittadinanza. Ora, su disposizione del magistrato di turno in Procura a Castrovillari, si trova detenuto in carcere.

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