Dopo 16 anni la “verità” del neo collaboratore di giustizia sul duplice caso di lupara bianca che si verificò a Cariati nel settembre del 2005, ma il mandante è morto ammazzato a sua volta due anni dopo

«Cenzo Pirillo mi disse che Giuseppe Spagnolo aveva dato credito e fatto crescere criminalmente Damiano Mezzorotolo (foto in alto). Mi disse che quest’ultimo, a Cariati, voleva addirittura uccidere e spodestare Giorgio Greco, e, per evitarlo, lui aveva dovuto fare sparire Mezzorotolo e il cognato».

È quanto ha riferito lo scorso 7 giugno il neo “pentito” di ‘ndrangheta Nicola Acri al sostituto procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro Domenico Guarascio ed ai carabinieri del Ros, che l’hanno interrogato nel carcere di Rebibbia a Roma. Dopo 16 anni, dunque, emerge la “verità” dell’ex superboss di Rossano “Occhi di ghiaccio” su un doppio caso di “lupara bianca”. 

La “silenziosa” sparizione dei due giovani cognati 

Damiano Mezzorotolo, 29 anni, sparì il 22 settembre del 2005, quando a bordo d’una Bmw s’allontanò dalla propria abitazione di Cariati Marina assieme al cognato Annibale Alterino, di 35 anni.

Due giorni dopo, preoccupati per l’assenza e il silenzio del congiunto, che oltretutto era un sorvegliato speciale di pubblica sicurezza sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di residenza, i suoi familiari ne denunciarono la scomparsa. 

Nicola Acri

Mezzorotolo era a capo del traffico di droga tra Cariati e Mirto Crosia

L’anno successivo, nell’ambito della maxinchiesta anti-‘ndrangheta battezzata “Corinan” tra Corigliano-Rossano e il Basso Jonio, i magistrati indicarono lo stesso Mezzorotolo come capo di un’organizzazione che controllava il traffico di droga tra Cariati e Mirto Crosia. Era considerato l’apice di un’organizzazione criminale che acquistava cocaina ed hashish da fornitori all’ingrosso di Cirò e di Napoli, distribuendo poi la droga agli spacciatori di Cariati, Calopezzati e Mirto.

I corpi di Mezzorotolo e di Alterino né l’auto su cui salirono prima d’essere inghiottiti dalla lupara bianca della ‘ndrangheta non sono mai stati ritrovati.

Il presunto mandante del duplice delitto è stato ucciso nel 2007, stessa sorte poco dopo è toccata al nipote

Il presunto mandante del duplice omicidio rivelato da “Occhi di ghiaccio” è stato a sua volta ammazzato, all’età di 50 anni, il 5 agosto del 2007 a Cirò Marina. Un’eliminazione, quella di Vincenzo “Cenzo” Pirillo, decisa nel quadro d’un regolamento di conti interno allo stesso crimine di Cirò i cui capi storici sono i superboss ergastolani Giuseppe Farao e Cataldo Marincola.

Dopo Cenzo Pirillo, il 26 settembre del 2008 in provincia di Milano venne eliminato pure il nipote 33enne Cataldo Aloisio – anche genero del boss Giuseppe Farao – che intendeva vendicare la morte dello zio. A rivelarlo è sempre Nicola Acri, il quale indica quali mandanti dell’omicidio Aloisio, Silvio Farao, fratello di Giuseppe, e Cataldo Marincola, con la partecipazione di Vincenzo Rispoli “reggente” della cosca di ‘ndrangheta attiva proprio nel Milanese, a Legnano.

Cataldo Aloisio

La latitanza calabrese di “Occhi di ghiaccio” tra Rossano, Le Castella, Botricello e Camigliatello Silano

Il neo “pentito” dagli occhi di ghiaccio aveva stabili rapporti criminali coi boss di Cirò, di Isola Capo Rizzuto e di Crotone, oltre che col locale della Sibaritide in pugno agli zingari di Cassano Jonio. I cirotani, in particolare, hanno storicamente avuto una notevole “influenza” proprio sulle questioni criminali della Sibaritide.

Nicola Acri ha svelato d’avere trascorso alcuni periodi della sua triennale latitanza – durata dal 2007 al 2010, prima d’essere catturato a Bologna – dapprima in un agriturismo ubicato tra Rossano e Paludi, poi in un importante villaggio turistico de Le Castella a Isola Capo Rizzuto, poi in un altro importante villaggio turistico di Botricello, in provincia di Catanzaro, e successivamente, insieme a Cataldo Marincola, in alcuni appartamenti sfitti a Camigliatello Silano. direttore@altrepagine.it

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Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.