Il giudice ha inflitto nove mesi di reclusione per favoreggiamento pure al nipote del pregiudicato

Pesante condanna del Tribunale di Castrovillari nei confronti di Francesco Ugolini, 45 anni, piccolo imprenditore di Trebisacce, titolare d’una ditta nel settore dei fuochi d’artificio e pregiudicato.

Vittime oltre una cinquantina di commercianti, piccoli imprenditori e non solo 

L’uomo era imputato del reato d’usura, commesso ai danni di commercianti, piccoli imprenditori ed altre persone in stato di bisogno economico di Trebisacce e dell’Alto Jonio del comprensorio della Sibaritide.

Tutta gente alla quale banche e società finanziarie avevano rifiutato forme di credito. Un vorticoso giro d’usura: oltre una cinquantina gli episodi criminali che la Procura gli contestava, fatti risalenti agli anni compresi tra il 2014 e il 2016.

A settembre del 2016 Ugolini fu arrestato da carabinieri e guardia di finanza, che condussero le indagini nei suoi confronti e nei confronti di suo nipote, Giuseppe Ugolini di 26 anni, anch’egli condannato per favoreggiamento personale.

Francesco Ugolini

La pronuncia giudiziaria di primo grado, con la quale è stato riconosciuto colpevole, è scaturita giovedì scorso al termine del processo con rito abbreviato celebrato al cospetto del giudice per l’udienza preliminare Biagio Politano.

La pubblica accusa aveva chiesto solo 7 anni

Il pubblico ministero Simona Manera, al termine della propria requisitoria, per il fuochista aveva richiesto la pena di 7 anni di reclusione.

Nel dispositivo di sentenza il giudice è andato ben oltre tale richiesta: il presunto usuraio è stato infatti condannato a 8 anni e quattro mesi di carcere, mentre al nipote favoreggiatore ha inflitto la pena di nove mesi di reclusione. 

L’inchiesta scattò nel 2014: interesse sui prestiti tra il 180 e il 400% 

L’indagine nei confronti di zio e nipote era scattata nel 2014, a seguito della circostanziata denuncia ch’era stata formalizzata da una vittima d’usura al cospetto dei finanzieri della Tenenza di Montegiordano.

Le successive investigazioni furono eseguite attraverso intercettazioni telefoniche da parte dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile dell’allora Compagnia di Corigliano, ma anche attraverso numerose testimonianze accusatorie da parte d’altre vittime e l’esame d’una consistente mole di documenti bancari, postali e manoscritti sequestrati ai due odierni condannati, tra cui cambiali, assegni e addirittura un testamento olografo risultato falso.

I prestiti concessi da Francesco Ugolini alle proprie vittime (in tre si sono costituiti in giudizio quali parti civili) prevedevano interessi oscillanti tra il 180 e il 400% annui.

Una volta che saranno depositate le motivazioni della sentenza, i due imputati – difesi dagli avvocati Antonio Pucci e Michele Donadio del foro di Castrovillari – potranno ricorrere in appello. redazione@altrepagine.it