Tra i destinatari dell’ordinanza spiccata dal Tribunale di Castrovillari, 3 persone di Corigliano-Rossano e 7 di Mirto Crosia

Un’inchiesta giudiziaria nata nella Stazione dei carabinieri di Mirto Crosia, dove erano scattate le prime denunce già nell’estate del 2018.

E i militari di quella Stazione hanno poi coinvolto i colleghi del Nucleo per tutela del lavoro di Cosenza. Ha permesso ai magistrati della Procura e del Tribunale di Castrovillari di toccare con mano, ancora una volta, il fenomeno dell’impiego di lavoratori stranieri – in questo caso gambiani, nigeriani e rumeni – in condizioni illecite, da parte di diverse aziende agricole della Sibaritide, ma anche nelle province di Crotone e di Matera.

Come degli schiavi, reclutati qui nella Sibaritide e sfruttati, pagati quotidianamente con pochi euro. Decine gli stranieri che sarebbero rimasti vittime dei “caporali” e d’imprenditori senza scrupoli. Sono 6 le persone finite in carcere stamane, 10 agli arresti domiciliari. L’ordinanza applicativa delle misure cautelari era stata emessa nelle ultime ore dal giudice per le indagini preliminari, nei confronti di: 

Pino Pugliese, di Crosia, in carcere;

Aurina Corina Olteanu, di Crosia, in carcere;

Pasqualino Giuseppe Piscitelli, di Crosia, ai domiciliari;

Giovanni Nardiello, di Policoro (Matera), ai domiciliari;

Pasquale Pometti, di Crosia, in carcere;

Saverio Grillo, di Celico, ai domiciliari;

Salvatore Cipparrone, di Spezzano della Sila, ai domiciliari;

Pasquale Vulcano, di Crosia, ai domiciliari;

L’operazione di stamane condotta dai carabinieri

Antonio Dottore, di Cirò Marina (Crotone), ai domiciliari;

Luigi Romano, di Crosia, in carcere;

Giuseppe Laratta, di Crotone, ai domiciliari;

Slavcho Ivanov Metodiev, di Crosia, in carcere;

Gennaro Buffone, di Corigliano-Rossano, ai domiciliari;

Alfonso Francesco Scarcella, di Corigliano-Rossano, in carcere;

Luigi Grillo, di Corigliano-Rossano, ai domiciliari;

Gaetano De Tursi, di Strongoli (Crotone), ai domiciliari.

Ad effettuare la retata ovviamente i carabinieri, quelli del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano e del Nucleo di tutela del lavoro. Sequestrate pure 6 aziende agricole e mezzi da lavoro per un valore di ben 15 milioni di euro.

Minacce di morte ai lavoratori che si ribellavano al “sistema”

Le indagini dei carabinieri hanno squarciato pure un drammatico velo fatto di presunte minacce di morte e denunciati atti di violenza da parte degl’indagati, per costringere i lavoratori loro vittime ad accettare paghe dai 15 ai 30 euro al giorno a fronte d’oltre 12 ore di lavoro. Se non accettavano sarebbero stati licenziati.

Nessuna norma d’igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro sarebbe stata rispettata, gli operai non sarebbero mai stati sottoposti alle previste visite mediche, neanche in caso d’infortunio. Orari di riposo tra i 10 e i 30 minuti. Addirittura, in un caso, sarebbe stata negata assistenza a un lavoratore che s’era stirato una gamba dopo aver caricato oltre 630 cassette di pomodoro.

I “caporali”, secondo le accuse, esigevano la restituzione di parte del salario d’ogni singolo operaio e li istruivano nel caso d’eventuali controlli da parte delle forze dell’ordine. direttore@altrepagine.it

 

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.