Ritrovato cadavere in auto con la moglie tunisina e la carcassa d’un capretto. Il duplice omicidio ricorda molto l’esecuzione di “Peppe” Iannicelli in cui trovò la morte la giovane compagna marocchina e il piccolo “Cocò”, il nipotino di 3 anni

Un duplice omicidio di chiara, lampante matrice ‘ndrangetista. Con contorni macabri. Che ricordano più che vagamente un’altra triplice mattanza, consumata nel 2014 e a pochissimi chilometri di distanza da quella compiuta nella serata di ieri. 

Il ritrovamento dei cadaveri e i macabri contorni 

Qualche ora dopo l’eccidio, a bordo d’una Mercedes Cla ferma e coi fari accesi in una strada interpoderale della Piana di Cammarata, tra Castrovillari e Cassano Jonio, a seguito d’una segnalazione i carabinieri hanno infatti ritrovato i cadaveri d’un uomo e d’una donna crivellati di proiettili esplosi da pistole calibro 9, insieme a loro la carcassa d’un capretto anch’esso ucciso.

Il nome d’una delle vittime non lascia spazio ad altre interpretazioni circa la matrice del duplice fatto di sangue: Maurizio Scorza detto ‘U cacagliu, 57 anni, di Cassano Jonio ma da sempre gravitante nel castrovillarese. Il cadavere dell’uomo era posizionato assieme alla carcassa dell’animale ammazzato e decapitato, nel bagagliaio della berlina.

Scorza indossava il giubbotto alla rovescia e in una delle tasche aveva lo smartphone. Ed è proprio sul telefono cellulare che adesso sono concentrate le investigazioni.

Maurizio Scorza

Il cadavere della donna, invece, seduto davanti, sul lato passeggero. Si tratta di una straniera d’origine tunisina, Hedhli Hanese di 38 anni, moglie di Scorza. La coppia s’era stabilita a Villapiana. Accanto al suo corpo esanime, accovacciato, il suo cagnolino pincher, per sua fortuna vivo, risparmiato dai sicari.

Forse un appuntamento – quello con la morte – fissato con persone che certamente conoscevano e di cui Scorza si fidava. Forse – secondo gl’investigatori dell’Arma – addirittura in un luogo diverso da quello, dove sarebbe stata compiuta l’esecuzione prima di trasportare l’auto coi cadaveri nel luogo in cui sono stati ritrovati a tarda sera. 

I trascorsi di Scorza: fascicolo destinato all’Antimafia 

La direzione delle indagini è stata immediatamente assunta dal procuratore di Castrovillari Alessandro D’Alessio – col suo sostituto Angela Continisio “sul campo” – ma il fascicolo è destinato a passare presto di mano ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri. 

Maurizio Scorza nel novembre del 2013 era rimasto vittima d’un altro agguato di stampo ‘ndranghetista, in Via delle Industrie a Castrovillari: un killer armato di pistola gli aveva esploso contro cinque colpi ferendolo in varie parti del corpo. L’uomo, subito soccorso, era riuscito a scampare alla morte grazie al tempestivo intervento dei medici e ad un salvifico intervento chirurgico.

«Chi ha sparato a Maurizio deve morire»: questa minacciosa frase emerse, al tempo, nel corso d’una intercettazione telefonica.

Il collaboratore di giustizia di Cassano Jonio Pasquale Perciaccante riferì che «Scorza era uno spacciatore al servizio degli zingari». Addirittura con l’incarico di trattare l’acquisto di grossi quantitativi di droga dai clan di Reggio Calabria.

Nel luglio del 2003 era stato infatti arrestato, assieme ad altre sette persone di Cassano Jonio, proprio per spaccio di droga nell’ambito dell’inchiesta “Rescue” della Procura di Castrovillari.

Il procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri

Similitudini ed “incroci” col triplice omicidio di contrada Fiego in cui trovò la morte il piccolo “Cocò”  

La duplice esecuzione di ieri ricorda la strage compiuta il 16 gennaio del 2014 in contrada Fiego di Cassano Jonio, pochissimo distante dal posto in cui sono stati rinvenuti i cadaveri di Scorza, della compagna tunisina e il capretto ammazzato assieme a loro.

Allora, l’appuntamento con la morte era toccato al 52enne di Cassano Jonio Giuseppe “Peppe” Iannicelli, alla sua compagna marocchina Ibtissam “Betty” Touss di 27 anni, e al piccolo nipotino di Iannicelli, Nicola “Cocò” Campolongo d’appena 3 anni. I loro cadaveri, crivellati di colpi d’arma da fuoco, furono ritrovati carbonizzati a bordo della Fiat Grande Punto di Iannicelli, il bambino nel bagagliaio: davanti a una masseria che si chiama… “Scorza”. Casualità?

Nel caso di Scorza e della moglie, forse i sicari non hanno avuto il tempo di dare fuoco alla Mercedes. Forse il capretto sta a significare il più lugubre augurio pasquale, considerata la Santa festività alle porte.

Peppe Iannicelli e la compagna marocchina uccisa assieme a lui e al nipotino “Cocò”

Nel caso di Iannicelli, le risultanze processuali rivelarono che l’uomo venne eliminato per la sua gestione, divenuta “troppo autonoma”, del traffico di droga di cui s’era sempre occupato per conto del locale di ’ndrangheta cassanese.

Anche di Scorza si dice che cercasse un’“autonomia di movimento”. Pare rivendicasse “spazio” proprio su Castrovillari, dove aveva sempre gravitato e dove forse oggi insisteva con smanie da “boss” assieme a qualche suo sodale.

E per questo i boss, quelli veri, avrebbero deciso d’estirpare il problema alla radice, facendone ritrovare il cadavere proprio nel territorio di Castrovillari, ma a un tiro di schioppo dal Cassanese.

L’altro aspirante boss di Castrovillari ammazzato nel 2019

Il 23 luglio del 2019 pure un altro aspirante boss di Castrovillari, Pietro Greco di 49 anni, castrovillarese ma da tempo domiciliato in contrada Lattughelle di Cassano, era stato eliminato in un duplice omicidio consumato stavolta nel Coriglianese, lungo la strada provinciale che attraversa contrada Apollinara e conduce proprio verso Castrovillari.

A sinistra l’imprenditore coriglianese Francesco Romano, ucciso assieme a Pietro Greco, a destra

Con lui trovò la morte l’imprenditore agricolo coriglianese Francesco Romano, di 44 anni. L’area della Sibaritide-Pollino dall’estate del 2018 in poi è stata interessata da numerosi omicidi di ‘ndrangheta e due casi di lupara bianca. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.