Il movente dell’omicidio, di stampo ’ndranghetista, potrebbe essere ascrivibile a un “autonomo canale” di rifornimento di droga da parte del 57enne ammazzato e dei suoi familiari

Indossavano entrambi un cappello sportivo con la visiera e una mascherina chirurgica anti-Covid.

Sono questi i primi due elementi “descrittivi” del killer e del fiancheggiatore nell’esecuzione mortale di Pasquale Aquino (foto), il pregiudicato 57enne ammazzato a colpi di pistola semiautomatica calibro 7,65 avantieri sera proprio davanti casa sua, nella frazione marina di Schiavonea a Corigliano-Rossano.

Le fasi del delitto

La coppia omicida, a quanto pare due uomini giovani, attendeva con l’adrenalina addosso il rientro a casa della “preda”, per entrare in azione. Aquino era a pochissima distanza, sul lungomare con degli amici. Una volta salutatisi, è salito a bordo della sua Bmw 320 per rincasare. Un tragitto di poche centinaia di metri, fino a Viale Mediterraneo.

Davanti casa non trova posto per parcheggiare, e imbocca una traversa adiacente. Il sicario, e il suo complice che fa da “specchietto”, lo vedono, già pronti all’esecuzione del delitto e alla fuga. Il killer ha l’arma carica nascosta sotto la sua felpa.

Aquino parcheggia l’auto e scende: chi ha il compito di rimandarlo al Creatore s’avventa sull’uomo che non fa neppure in tempo a richiudere la portiera: uno-due-tre… fino a sette colpi, tutti a segno sul corpo della vittima, mentre questa cerca una disperata quanto vana via di fuga verso l’uscio di casa. Altri quattro colpi di pistola sono finiti tra la carrozzeria dell’auto e a vuoto.

Aquino era disarmato e non prendeva particolari precauzioni: ciò vuol dire che non temeva affatto per la propria incolumità. La sua breve corsa finisce sul marciapiede: è lì che viene finito con un paio di pallottole sparategli in testa, una delle quali l’ha centrato al volto, sullo zigomo destro.

Sul marciapiede, il corpo dell’ucciso coperto da un lenzuolo

La fuga del sicario e del suo fiancheggiatore

A missione di morte compiuta i due compari se la squagliano, notati da alcuni passanti terrificati dal rumore degli spari. Nessuno dei testimoni pare sia stato in grado di riconoscere la coppia assassina. Che scappa a piedi per un breve tratto, e da dietro Viale Mediterraneo raggiunge una motocicletta parcheggiata durante l’attesa per fuggire, sparendo in quel dedalo di traverse, strade e stradine della popolosa e trafficata marina coriglianese.

Nè sul marciapiede né sulle due strade teatro dell’omicidio compiuto in perfetto stile mafioso, i due ignoti hanno lasciato alcuna traccia che possa in qualche modo ricondurre alla loro identificazione.

Il possibile movente

La pista investigativa battuta da parte dei carabinieri del Reparto territoriale coordinati dai magistrati della Procura di Castrovillari – ma il fascicolo d’indagine potrebbe presto passare di competenza ai loro colleghi della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro – è quella d’ipotizzati contrasti sorti nella gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Era questo, infatti, il “settore” di Pasquale Aquino e di numerosi suoi stretti familiari coinvolti come lui in inchieste e processi per reati di droga.

Le indagini sono condotte dai carabinieri

L’ipotesi prevalente è che la “ditta Aquino” non si rifornisse più di stupefacenti dalle “centrali” riconosciute dalla ‘ndrangheta – che governa tutte le piazze di spaccio a Corigliano-Rossano come nel resto della Sibaritide – ma che da qualche tempo avesse un proprio autonomo “canale”, probabilmente di matrice napoletana. E potrebbe essere questo lo “sgarro grosso” commesso dal capostipite degli Aquino… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.