La sentenza è attesa per venerdì prossimo. Processo cominciato anche per i suoi tre complici

Tre anni e sei mesi di carcere. Questa la richiesta, formulata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro Alessandro Riello, nei confronti del 42enne rossanese Gaetano Solferino (foto), già condannato in via definitiva per associazione mafiosa.

La nuova condanna di Solferino è stata sollecitata dal pubblico ministero nell’ambito del processo con rito abbreviato ch’è in corso nel Tribunale di Catanzaro per i violenti pestaggi di ‘ndrangheta che hanno interessato il rossanese durante la scorsa estate, con un mese di luglio caldissimo, e non solo per il clima atmosferico, ma pure per le spedizioni punitive finalizzate a ridisegnare la mappa di nuove gerarchie nella ‘ndrina rossanese di Corigliano-Rossano, dopo il pentimento del 42enne boss Nicola Acri detto “Occhi di ghiaccio” ch’era avvenuta appena poche settimane prima.

Azioni compiute in pieno giorno, perché la gente potesse vedere e potesse sapere. Una addirittura alla presenza della moglie e della figlia minorenne della vittima. Tra i malmenati pure Gennarino Acri, fratello del neo collaboratore di giustizia.

Gennarino Acri

Sui fatti avevano indagato i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano. Il 27 luglio, Solferino, due suoi nipoti e un terzo complice, erano stati ammanettati e portati in carcere dagli stessi uomini dell’Arma.

Gl’incendi di due auto nel centro storico rossanese e d’altri automezzi sono pure tra i fatti oggetto del processo

I provvedimenti, richiesti dallo stesso pm Riello, erano stati spiccati dal giudice per le indagini preliminari catanzarese Antonella De Simone. Lesioni, violenza privata e incendio doloso aggravati dal metodo mafioso, queste le accuse nei confronti di Solferino, del nipote 23enne suo perfetto omonimo, dell’altro nipote Andrea Pio Solferino di 25 anni, e di Ivan De Martino di 20, tutti rossanesi. Il quartetto è accusato d’avere danneggiato i veicoli delle loro vittime a mazzate e bastonate, in alcuni casi incendiandoli.

La sentenza nei confronti del 42enne è attesa per venerdì prossimo, mentre per gli altri tre il processo, con rito immediato, è cominciato proprio stamane nel Tribunale di Castrovillari. Gl’imputati sono difesi dagli avvocati Francesco Formichella, Massimo Ruffo e Francesco Muscio. redazione@altrepagine.it