Droga, Cosimo Marchese è legato da un “filo rosso” a Pasquale Aquino ammazzato esattamente un mese fa: indagati nella stessa maxi-inchiesta della Direzione distrettuale Antimafia. Ora indaga la polizia. Otto mesi fa i carabinieri scoprirono un misterioso “laboratorio” con 60 chili di marijuana a due passi da casa sua e da dove ieri sera stavano per eliminarlo   

È un’arma lunga quella usata dai sicari che ieri sera poco dopo le 20,30 hanno teso un’imboscata al pregiudicato 39enne coriglianese Cosimo Marchese inteso come “Il diavolo”, con precedenti per traffico e spaccio di droga, salvatosi dall’agguato praticamente per miracolo.

Non c’è alcun dubbio, infatti, secondo i poliziotti del Commissariato cittadino che indagano sul tentato omicidio, circa la volontà, appunto, d’ammazzare Marchese.

Il disegno criminoso, non riuscito per qualche circostanza andata storta ai dispensatori di morte – e andata invece dritta alla vittima “predestinata” – era quello d’eliminare il “diavolo” e di mandarlo al Creatore. E la certezza degl’investigatori è data proprio dal tipo d’arma usata dal commando, un fucile calibro 12 caricato a pallettoni, oltre che dalle modalità d’esecuzione.

La dinamica dell’agguato

Marchese era alla guida della propria Fiat Panda e stava rincasando. Era vicinissimo alla propria abitazione di contrada Pirro-Malena, a due passi dalla parte terminale del lungomare cittadino che attraversa Schiavonea passando per contrada Fabrizio.

All’improvviso, lungo il tragitto, viene raggiunto e superato da un furgone. Effettuato il brusco sorpasso, dal mezzo s’apre il portellone posteriore e da lì sbucano le canne del fucile impugnato da un uomo che apre la raffica di fuoco e piombo, scatenando l’infernale tempesta di pallottole all’indirizzo dell’uomo alla guida dell’utilitaria. Colpiti più volte il parabrezza e la carrozzeria, ma l’obiettivo umano soltanto di striscio.

A fianco al fuciliere c’era un complice, ed è più che probabile che alla guida del furgone ve ne fosse un terzo.

La loro “missione di morte” non l’hanno però portata a buon fine. Se si sia clamorosamente inceppato il fucile o se i sicari abbiano improvvisamente deciso di desistere dalla loro determinazione di portare Marchese “finito”, magari per aver udito il sopraggiungere di un’auto, questo resta un mistero.

Ferito a una gamba e ad un braccio: la corsa in ospedale con un familiare

“Il diavolo” è rimasto ferito in modo lieve a una gamba e ad un braccio. Quando ha visto fuggire i suoi mancati sicari, passando dall’aver visto la morte con gli occhi alla continuazione della vita, ha allertato un proprio familiare e assieme si sono recati di corsa nel Pronto soccorso del presidio ospedaliero cittadino “Nicola Giannettasio”. E proprio da qui ha preso il via la macchina delle indagini da parte dei detective del Commissariato di polizia cittadino diretto dal vicequestore aggiunto Cataldo Pignataro.

L’ospedale “Giannettasio”

Gli uomini della Squadra di polizia giudiziaria guidata dall’ispettore Stefano Laurenzano si sono subito fiondati sul luogo dell’agguato, allertando i loro colleghi della Scientifica per effettuare ogni tipo di rilievo.

Il Commissariato di polizia cittadino

Marchese, dopo essere stato medicato per le ferite riportate, è stato ascoltato dagl’inquirenti. Non avrebbe riconosciuto nessuno di quelli che avrebbero voluto ammazzarlo, ma la sua ricostruzione dei fatti è parsa molto convincente.

L’inchiesta, coperta dal più assoluto riserbo, è stata assunta dal magistrato di turno nell’ufficio giudiziario di Castrovillari diretto dal procuratore Alessandro D’Alessio.

Le indagini sono dirette e coordinate dai magistrati della Procura di Castrovillari

Droga: in atto una guerra intestina e fratricida

Il movente del delitto potrebbe ascriversi a quella criminale guerra intestina e “fratricida” in atto nel Coriglianese, che ha come sfondo una serie di dinamiche strettamente connesse al traffico e allo spaccio di droga.

Pasquale Aquino e il marciapiede davanti casa sua dove la sera del 3 maggio scorso è stato ucciso

Marchese è attualmente sotto processo nell’ambito della maxi-inchiesta antidroga della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro denominata “Karaburun”, che coinvolge altre 233 persone di Corigliano e di Cassano Jonio, un centinaio delle quali di varie nazionalità straniere e in particolare albanesi.

Ed è la stessa inchiesta che coinvolgeva pure Pasquale Aquino, il 57enne morto ammazzato la sera del 3 maggio scorso – esattamente un mese fa – in un ancora irrisolto agguato a colpi di pistola compiuto davanti casa sua, su Viale Mediterraneo alla marina di Schiavonea e ad un tiro di schioppo da contrada Pirro-Malena dove ieri sera stava per essere ammazzato proprio “Il diavolo”.

Facile, dunque, ipotizzare che possa esserci un “filo rosso”… 

Quel “misterioso” laboratorio per confezionare la marijuana…

A fine settembre del 2021 – circa otto mesi fa, dunque – a seguito d’una “soffiata” i carabinieri fecero irruzione all’interno d’una casa disabitata pochissimo distante proprio dall’abitazione di Pirro-Malena del “diavolo”. La casa appartiene a un coriglianese residente ad Ancona, nelle Marche.

Una parte della droga sequestrata appesa a un filo ad essiccare

Lì gli uomini dell’Arma scoprirono un vero e proprio laboratorio per l’essiccazione, la lavorazione e il confezionamento della marijuana: vi trovarono e sequestrarono ben 60 chili d’“erba”.

L’ignaro proprietario di casa s’era rivolto proprio ai carabinieri per denunciare dei movimenti sospetti che qualcuno della zona gli aveva segnalato.

I militari rilevarono tracce biologiche dai numerosi mozziconi di sigaretta trovati a terra nel cortile, oltre che dai bicchieri e dalle bottiglie di plastica trovate all’interno. Non se n’è saputo più nulla… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.