Nel Parco archeologico di Sibari adesso si cominciano a fare le cose sul serio. L’obiettivo finale è il rilancio del sito per un suo vero decollo come principale attrattore dell’intera Sibaritide in chiave di turismo culturale per tutto l’anno solare.

Il direttore del Parco e dell’annesso Museo nazionale archeologico, Filippo Demma, forte d’un curriculum di tutto rispetto che gli dà credito e fiducia da parte di tutti gli attori istituzionali del territorio, forte della riconosciuta autonomia gestionale e finanziaria del Parco e del Museo da parte del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, si sta distinguendo per alcune iniziative qui mai intraprese che scaturiscono dalla propria dirittura morale, ma anche per la concretezza d’idee e progetti presenti e futuri.

L’ultimo l’ha presentato sabato scorso in una delle nuove sale multimediali del Museo, davanti a un folto pubblico proveniente dall’intero comprensorio che oggi confida davvero in un nuovo definitivo corso per un’ottimale fruibilità dell’area degli Scavi e del Museo.

La parola d’ordine di Demma è «tenere all’asciutto il sito, che rischia di sprofondare due metri e mezzo sotto il livello della falda acquifera sottostante». Un compito, questo, che da cinquant’anni è affidato a una serie di pompe idrovore, con costi energetici altissimi.

In seguito all’allagamento del 2013 si rese necessario un grosso intervento da parte dei pompieri

Il nuovo ed alternativo progetto è stato affidato da Demma al noto ingegnere di Corigliano-Rossano Nilo Domanico. La cui parola d’ordine è «gestire la falda acquifera sotterranea in maniera diversa, attraverso dei canali drenanti».

A sinistra il direttore Demma, a destra l’ingegnere Domanico

Una volta messo in sicurezza il patrimonio esistente, si potrebbe magari pure tentare di portare alla luce la “grande storia sommersa”, ovverosia le antiche città e civiltà della Magna Graecia di Thurii e di Sybaris. Già, perché a dispetto del nome, quella attualmente visibile è la colonia romana di Copia, edificata proprio sopra le prime due città. L’ambizioso progetto è stato denominato “Sulle orme di Mosè”. 

In futuro mai più allagamenti

«Si tratta d’un progetto di fondamentale importanza», ha spiegato il direttore Demma, «perché il problema del Parco archeologico è la sua estrema fragilità idrogeologica: il sito è infatti caratterizzato da un’estrema altezza dell’acqua di falda e quell’enorme volume d’acqua dev’essere estratto dalla falda per consentire agli scavi di restare asciutti.

Il problema, quindi, potrebbe essere gestito diversamente da com’è stato finora con pompe idrovore dai costi energetici elevatissimi e che in taluni casi non hanno funzionato provocando l’allagamento dell’area archeologica. E quella progettata non è una soluzione tampone, bensì una risoluzione definitiva del problema.

L’attento pubblico intervenuto sabato nel Museo nazionale archeologico

Il progetto esecutivo è stato suddiviso in più fasi: dalla più urgente, quella che ci permetterà di mettere in sicurezza il sito e d’annullare l’utilizzo delle pompe idrovore, a quella finale che terrà tutta l’area all’asciutto.

Il primo di questi interventi è già stato finanziato coi fondi del grande “Progetto Sybaris” voluto dal ministro Dario Franceschini, la progettazione preliminare è già pronta, l’incarico ai progettisti per la progettazione definitiva della prima fase di lavori da realizzare verrà affidato entro quest’estate, e speriamo di poter mettere a gara d’appalto il progetto delle prime opere entro il prossimo autunno».

Il progetto ha suscitato vivo interesse e stimolato diverse domande da parte dei presenti

Il progetto illustrato dall’ingegnere Domanico

La parola è poi passata al progettista che attraverso delle slides ha illustrato tecnicamente l’intero masterplan preliminare del progetto, di circa 140 pagine.

«Il primo passo è realizzare dei canali drenanti che faranno defluire l’acqua verso il canale degli Stombi», ha detto l’ingegnere Domanico:

«Sibarys, Thurii e Copia sono sprofondate sottoterra per effetto del fenomeno della subsidenza, e sommerse da una falda acquifera dello spessore di circa 20 metri che parte da meno due metri sotto il piano di campagna.

Il tecnico mentre illustra il progetto al pubblico presente in sala

Questo nostro piano è propedeutico ai progetti che seguiranno. Il primo passaggio prevede la realizzazione di canali drenanti che a monte del Parco e cingendolo perimetralmente, sposteranno l’acqua verso il canale degli Stombi e quindi verso il mare.

Abbassata la falda fino a quota zero sul livello del mare per mettere in sicurezza Copia, la seconda fase prevede di sigillare tridimensionalmente e in modo impermeabile l’intera area archeologica per arrivare allo strato d’argilla che si trova a circa 20 metri, facendo in modo che l’acqua di falda passi attorno al Parco e defluisca verso il mare in modo naturale. La realizzazione delle opere verrà attuata con metodi e tecnologie già sperimentate altrove». direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.