A Corigliano-Rossano negli ultimi mesi s’è sparato e s’è ammazzato, oltre agl’incendi dolosi che hanno colpito e carbonizzato ben 35 volte autovetture, camion, altri mezzi da lavoro e in alcuni casi intere aziende.

Il lavoro investigativo delle forze dell’ordine, carabinieri e polizia in particolare, non s’è mai fermato. L’attenzione della Prefettura di Cosenza e delle due procure – quella ordinaria di Castrovillari e la distrettuale Antimafia di Catanzaro – è al massimo livello di guardia, com’è emerso lo scorso 8 giugno nel corso della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutasi nella sala consiliare del Comune.

Negli ultimi giorni i primi quattro arresti “importanti”

Gli arresti effettuati dai carabinieri negli ultimi giorni nel Coriglianese hanno dato un primo importante segnale in tal senso. Giovedì sera di finire in manette – e in carcere – era toccato al 50enne Fabio Barilari ed al 38enne Giorgio Arturi, entrambi pregiudicati, per associazione mafiosa ed estorsione il primo, per traffico di sostanze stupefacenti il secondo, presi appena dopo una presunta estorsione di tipo mafioso compiuta nei confronti del titolare d’un locale pubblico della marina di Schiavonea.

Lunedì mattina, invece, i ferri ai polsi sono stati stretti ad altri due noti pregiudicati finiti in carcere, vale a dire al 54enne Giovanni Chiaradia e al fratello 48enne Piero Francesco Chiaradia, pure in questo caso il primo condannato definitivo per associazione mafiosa e il secondo per traffico di droga. Ai fratelli Chiaradia, la Procura Antimafia di Catanzaro contesta il maxi-incendio doloso scoppiato la sera del 24 maggio nei capannoni e sui piazzali della nota ditta “Socas”, che si trova in contrada Fabrizio, la stessa contrada proprio a un tiro di schioppo dal luogo in cui i Chiaradia risiedono.

La “santabarbara” scoperta a Fabrizio di fronte casa dei Chiaradia

Nondimeno, importante è quel che gli stessi carabinieri avevano scoperto soltanto qualche ora prima d’arrestare i Chiaradia. Nella tarda serata di domenica, infatti, in un casolare abbandonato che si trova a pochi metri dalle stesse abitazioni dei due fratelli presi la mattina successiva, praticamente proprio di fronte alle loro case, gli uomini del colonnello Raffaele Giovinazzo hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale d’armi, con diversi fucili e diverse pistole, una mitraglietta, e centinaia di munizioni.

La santabarbara venuta alla luce è considerata dagli stessi investigatori un arsenale della ‘ndrangheta coriglianese. E i carabinieri ci sono arrivati dritti dritti.

Una “soffiata”?

Una “cantata”?

Qualcuno che sapeva o qualcuno che ha “tradito”?

Oppure gli uomini della Sezione operativa del Reparto territoriale, che stanno lavorando in stretta sinergia coi loro colleghi del Reparto operativo in forza al Comando provinciale di Cosenza, hanno messo in campo strumenti tecnologici avanzatissimi di ricerca con metal detector azionati anche dall’alto?

In effetti, negli ultimi tempi non di rado si sono visti elicotteri del gruppo eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia sorvolare i cieli di Corigliano-Rossano, in alcune zone a quote bassissime, proprio sui tetti delle case.

Dal 3 maggio al 1° giugno scorsi, un omicidio e due tentati omicidi

Tra quelle armi, potrebbe esserci la pistola semiautomatica calibro 7,65 impugnando la quale, la sera del 3 maggio scorso, un ignoto killer accompagnato da un ignoto complice ha sparato ed ammazzato il pregiudicato 57enne Pasquale Aquino (nella foto d’apertura) sotto casa sua a Schiavonea, a uno sputo da contrada Fabrizio.

I carabinieri indagano sull’omicidio Aquino

Come potrebbe esserci il fucile calibro 12 imbracciando il quale, la sera del 1° giugno, l’ignoto sicario dell’ignoto commando che a bordo d’un furgone con una scarica di pallettoni avrebbe dovuto ammazzare – riuscendo però soltanto a ferirlo – il pregiudicato 39enne Cosimo Marchese inteso come “Il diavolo” in quella contrada Pirro-Malena praticamente attaccata a contrada Fabrizio.

La polizia, titolare delle indagini, sul luogo del tentato omicidio di Marchese

Come, ancora, potrebbe esserci la pistola – mai ritrovata – con la quale il pregiudicato 23enne reo confesso Francesco Arturi, forse assieme a un oscuro complice, avrebbe sparato e ferito l’altrettanto pregiudicato cugino 32enne Andrea La Grotta, durante un inseguimento tra auto all’altezza del castello di San Mauro lungo la strada che dalla frazione di Cantinella conduce allo Scalo coriglianese.

I carabinieri, titolari delle indagini, sul luogo del tentato omicidio di La Grotta

Quest’ultimo fatto era accaduto la mattina del 24 maggio, la stessa data in cui, di sera, andava a fuoco la “Socas”. Questa però è soltanto una coincidenza. O forse no.

Le investigazioni tecniche, scientifiche e balistiche su tutte quelle armi ritrovate e sequestrate a Fabrizio chiariranno tutti questi dubbi… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.