Un arsenale di ‘ndrangheta nascosto in contrada Fabrizio. Scoperto e sequestrato poco più d’un mese fa dai carabinieri in forza al Reparto territoriale di Corigliano-Rossano.

Nella tarda serata dello scorso 7 agosto dal “covo” erano spuntati fucili, pistole, una mitraglietta e centinaia di munizioni. Armi accuratamente imballate, nascoste all’interno d’un casolare abbandonato. A pochi metri di distanza dalle abitazioni dei fratelli e noti pregiudicati Giovanni e Piero Chiaradia, arrestati dagli stessi uomini del colonnello Raffaele Giovinazzo all’alba del mattino seguente, per effetto d’una ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata dal giudice per le indagini preliminari distrettuale di Catanzaro, Matteo Ferrante, su richiesta del pubblico ministero Alessandro Riello della Procura Antimafia diretta da Nicola Gratteri, che gli contesta il maxi-incendio doloso di stampo mafioso consumato la sera dello scorso 24 maggio alla “Socas Srl”, una grande autofficina ed autocarrozzeria ubicata nella stessa contrada Fabrizio, che s’occupa di soccorso stradale ed è nota per essere accreditata come depositeria giudiziaria (leggi QUI).

Le armi rinvenute e sequestrate da carabinieri nel covo di contrada Fabrizio

La santabarbara è venuta alla luce con ogni probabilità a seguito d’una “soffiata” ricevuta in precedenza dai carabinieri, ed è considerata dagli stessi investigatori un arsenale della ‘ndrangheta coriglianese. 

C’è pure il fucile che ha mancato d’uccidere Cosimo Marchese “Il diavolo”?

Tra quei pericolosi “ferri”, potrebbe esserci il fucile calibro 12 col quale doveva essere eliminato il pregiudicato 39enne Cosimo Marchese detto “Il diavolo”. La sera dello scorso 1° giugno un ignoto commando di sicari a bordo d’un furgone gli aveva teso un agguato, con una scarica di pallettoni.

I poliziotti sul luogo dell’agguato fallito contro Marchese

L’intento degli “azionisti” di ‘ndrangheta, secondo i poliziotti del Commissariato cittadino che conducono le indagini dirette dall’Antimafia, sarebbe stato proprio quello d’ammazzare “Il diavolo”, ma avevano clamorosamente fallito la loro missione di morte riuscendo soltanto a ferirlo. Il tentato omicidio s’era consumato in contrada Pirro-Malena, che praticamente è attaccata a contrada Fabrizio (leggi QUI).

Non c’è però la pistola che ha ucciso Pasquale Aquino

Tra le armi del covo ‘ndranghetista di Fabrizio non vi sarebbe però la pistola semiautomatica calibro 7,65 impugnando la quale, circa un mese prima, la sera del 3 maggio, un ignoto killer accompagnato da un altrettanto ignoto complice aveva sparato al pregiudicato 57enne Pasquale Aquino, ammazzandolo sotto casa sua a Schiavonea, uno sputo da contrada Fabrizio (leggi QUI).

Pasquale Aquino

Stessa arma, due delitti?

C’è un altro particolare: la pistola che ha ucciso Aquino potrebbe essere la stessa arma usata in un rocambolesco tentato omicidio consumatosi una ventina di giorni dopo, lungo il vecchio tracciato della Strada statale 106 che dalla frazione di Cantinella conduce verso lo Scalo coriglianese, all’altezza del Castello di San Mauro.

Si tratta del ferimento del 32enne Andrea La Grotta, residente in contrada Apollinara e volto noto alle forze dell’ordine, attinto da alcuni colpi di pistola durante un inseguimento tra la sua ed un’altra auto a bordo della quale viaggiava suo cugino, il 23enne Francesco Arturi, anch’egli di Apollinara e noto negli ambienti investigativi. Quest’ultimo, del tentato omicidio del cugino è reo confesso (leggi QUI).

Arturi, infatti, che poco dopo il fatto s’era costituito in caserma e da quel giorno è detenuto in carcere a Castrovillari, ai carabinieri aveva dichiarato d’avere sparato contro La Grotta per dei risentimenti personali e d’avere poi gettato la pistola proprio nei paraggi del luogo in cui aveva aperto il fuoco da quell’arma. Che – così aveva fatto mettere a verbale – egli stesso avrebbe acquistato poco tempo prima. Per questo è accusato, oltre che di tentato omicidio, di possesso e porto in luogo pubblico di un’arma clandestina e di ricettazione dell’arma stessa. 

Quell’arma però, cercata incessantemente dagl’investigatori anche con l’ausilio d’un sofisticato metal detector, non è mai stata ritrovata nei pressi del Castello di San Mauro né altrove. E il sospetto è che Arturi non abbia detto tutta la verità.

I carabinieri sul luogo del tentato omicidio di La Grotta

A sparare contro La Grotta è stato davvero Arturi? C’era qualcun altro nella sua auto quella mattina?

Le indagini non sono ancora chiuse. I carabinieri avevano acquisito le registrazioni d’alcuni impianti di video-sorveglianza di cui sono dotati alcuni esercizi commerciali della frazione di Cantinella, da dove era partito l’inseguimento tra l’auto di Arturi e quella di La Grotta. Quelle sequenze potranno essere utili agl’inquirenti.

Il ferimento di La Grotta era accaduto la mattina del 24 maggio. Nella tarda serata, in contrada Fabrizio, andava a fuoco la “Socas”. L’Antimafia indaga… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.