È dalla tarda serata di ieri che, aprendo i social, in particolare Facebook, leggiamo quintali d’idiozie allo stato brado a seguito d’un grandioso evento sportivo:

la consacrazione a campione del mondo della nazionale maschile di pallavolo (qui da noi si dice e si scrive così, ma voi internazionalisti delle Prainette siete ancora commossi per la regina e vi comprendiamo), col grande Daniele Lavia «da Rossano con furore», come giustamente gridava il telecronista della finale contro la Polonia, Maurizio Colantoni. 

«Da Rossano con furore»? È proprio su questo che s’accapigliano agguerrite le comari del vicinato. Daniele – il neo campione mondiale al quale giungano le nostre più vive e fiere congratulazioni – è davvero solo e soltanto «di Rossano» oppure è «di Corigliano-Rossano»? Bella domanda (del cazzo).

Neanche il tempo d’interrogarsi e d’afferrarsi per le prime ciocche che esce il più furbo (tu si’ furbu, no ‘a scimmia…) a precisare convintamente che Daniele è nativo di Cariati, quindi «è di Cariati» con buona pace di tutti, e che i suoi genitori siano di Rossano è un mero dettaglio. Noialtri italiani o italioti nati in Germania allora non siamo neanche mezzi germanesi, ma tedeschi purosangue discendenti diretti di Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen, perdincibacco!  

Altra precisazione: «Daniele è nato e cresciuto sportivamente nella Volley di Corigliano e dunque è di Corigliano-Rossano eccome!». La lotta continua anche mentre noi ne scriviamo e sarà ancora durissima, fino agli ultimi capelli…

È questo l’unico prodotto sociale della fusione comunale tra Corigliano e Rossano. Ottima roba: praticamente una cacata gigantesca di sciovinismi e vittimismi. Vero Daniele? E domandiamolo pure all’altro campione del mondo nostrano, quel Rino Gattuso che nell’estate del 2006 prese materialmente la Coppa del Mondo di calcio e la portò nel Castello ducale di Corigliano per farla toccare a migliaia e migliaia d’italiani, sportivi e non, venuti qui dall’intera Calabria e anche da fuori regione per celebrare la vittoria della nazionale per antonomasia. Magari Gattuso, l’ex guagnun ‘i ‘ra marina, sotto sotto avrebbe voluto portarsela proprio nella sua più amata Schiavonea (di Corigliano) la Coppa, anziché nel Castello ducale. 

Il Castello ducale di Corigliano e non di Corigliano-Rossano, un monumento storico imponente e bellissimo, che noialtri storicamente non abbiamo mai mitizzato, anzi. Il nostro professore di Storia e Filosofia del liceo, il pregiatissimo intellettuale e scrittore arbëreshë Domenico Antonio Cassiano, insegnandoci di Storia medievale c’insegnava infatti ad avere rispetto dell’attuale monumento storico che sovrasta il centro storico di Corigliano, ma non della sua storia, poichè simbolo storico di sottomissione del popolo, mentre il prof ci voleva veder crescere liberi e diventare donne e uomini liberi.

I luoghi storici di Corigliano-Rossano, tutti – come le donne e gli uomini, campioni del mondo compresi – hanno una loro fisica appartenenza, sono coriglianesi o rossanesi. E questo, con la fusione dei due ex comuni, non c’entra davvero, ma davvero proprio nulla. E non ce ne vogliano le varie attuali associazioni fusioniste, siano esse pulite, smarchettiamo o similari: se una cosa sta bene esteticamente su Corso Garibaldi a Rossano, ciò non vuol dire che automaticamente sia bella pure sul Ponte canale di Corigliano, suvvia!  

Ah: quando venite a Corigliano, dite (e scrivete) che venite «a Corigliano» e non «nell’area urbana di Corigliano», ché con queste puttanate ci avete rotto già parecchio i coglioni… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.