Sono in tutto 19 le ordinanze di misura cautelare emesse nei confronti di medici e farmacisti di Corigliano-Rossano e della Sibaritide da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, Simone Falerno, su richiesta del sostituto procuratore Flavio Serracchiani, ed eseguite dai carabinieri del Nucleo anti-sofisticazione di Cosenza e del Gruppo Tutela della salute di Napoli nell’ambito d’una vasta indagine, in base alla quale s’ipotizzano, a vario titolo, i reati d’associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale.

Sono state eseguite numerose perquisizioni in abitazioni, ambulatori medici e farmacie del vasto comprensorio, col sequestro preventivo di beni per un milione di euro.

Ecco chi sono gli arrestati e gli indagati

Tre le ordinanze di custodia cautelare in carcere, che sono state disposte nei confronti di due informatori farmaceutici e d’un medico di medicina generale; una misura degli arresti domiciliari è stata disposta nei confronti della moglie del medico, mentre per gli altri 15 indagati, tra i quali figurano alcuni farmacisti, è stata applicata la misura interdittiva del divieto d’esercizio della professione di titolare, gestore, e collaboratore di farmacia.

Si tratta di:

Santo Menga, 40 anni, di Crucoli (Crotone); Vito Menga, 64, di Crotone; Mariagrazia Pedace, 47, di Corigliano-Rossano; Marilena Romio, 65, coriglianese residente a Calopezzati; Giuseppe Toteda, 44, di Corigliano-Rossano; Mario Veltri, 48, di Corigliano-Rossano; Serenella Uridia Raffaella Adami, 68, di Rende; Eduardo Aiello, 67, di Rocca di Neto (Crotone); Petronela Blanariu, 39, rumena, di Corigliano-Rossano; Vincenzo Calabrò, 63, di Crotone; Sergio Cantafio, 69, di Corigliano-Rossano; Silvana Di Donato, 64, di Cosenza; Leonardo Fazio, 38, di Scala Coeli; Salvatore Fino, 35, coriglianese residente a Calopezzati; Emanuela Fino, 32, coriglianese residente a Mirto-Crosia; Mario Fonsi, 38, di Corigliano-Rossano; Rosa Gabriele, 62, di Mirto-Crosia; Gianpiero Garofalo, 50, di Corigliano-Rossano; Massimo Leporace, 39, di Rende.

False ricette per indebiti profitti

Le indagini, condotte dal Nas di Cosenza attraverso intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche, nonché con servizi di controllo e pedinamento, avrebbero permesso d’ipotizzare l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, compiuta mediante la redazione di false ricette mediche relative a costose specialità medicinali, non collegate ad alcuna necessità terapeutica di ignari pazienti, a cui sarebbero state prescritte al solo scopo di percepire il relativo profitto grazie al totale rimborso delle spese da parte del servizio sanitario.

Secondo quanto ricostruito, un informatore farmaceutico avrebbe indicato a un medico di famiglia l’elenco dettagliato dei farmaci da prescrivere, secondo esigenze di profitto aziendale.

Il Tribunale di Castrovillari

Il medico, la moglie e i pazienti ignari

Figura centrale dell’inchiesta è il dottor Sergio Cantafio di Rossano, con studio anche a Mirto-Crosia, il quale, con l’aiuto di sua moglie, avrebbe provveduto a redigere le prescrizioni di farmaci concordate con un informatore, attribuendole a suoi pazienti ignari, e le recapitava ai titolari delle farmacie compiacenti che provvedevano a rifornirsi dei farmaci.

Una volta ricevuti i prodotti, i farmacisti o i loro collaboratori avrebbero rimosso i bollini identificativi dalle scatole dei medicinali e li avrebbero applicati sulle false prescrizioni. Queste ultime, una volta completate delle “fustelle” delle scatole dei singoli prodotti, costituiscono il titolo con cui ogni farmacista richiede ed ottiene il rimborso del prezzo del farmaco prescritto dal Servizio sanitario nazionale.

Si pagava con lo sconto, ma loro incassavano a prezzo pieno

Secondo l’ipotesi accusatoria, i farmacisti avrebbero avuto anche il vantaggio d’incassare il prezzo pieno dei farmaci, anche costosi, quando in realtà li acquistavano dall’azienda con sconti superiori al 45%. Le attività svolte da parte dei carabinieri hanno permesso d’ipotizzare un danno al Servizio sanitario pari ad almeno un milione di euro, circostanza che ha determinato il sequestro preventivo dei beni degli indagati in via equivalente.

I medicinali nei wc delle farmacie

L’ultima parte dell’attività illecita posta in essere dai presunti associati riguardava le singole modalità di smaltimento delle centinaia di confezioni di farmaci, che, ormai privi della “fustella”, non erano più regolarmente commercializzabili.

Secondo quanto ipotizzato, quando si trattava di polveri, liquidi o compresse di piccole dimensioni, i titolari delle farmacie si sarebbero disfatti dei medicinali gettandoli in scarpate o nei wc delle farmacie. Nella maggior parte dei casi invece, sarebbe stato il medico prescrittore, in prima persona o per il tramite dell’informatore farmaceutico, a gettarli tra i rifiuti indifferenziati. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.