L’esecuzione di Maurizio Scorza e della sua “Elena” del 4 aprile tra le campagne di Cassano e Castrovillari su cui indagano i carabinieri: la Procura Antimafia di Catanzaro diretta da Gratteri aveva richiesto l’arresto per gli agenti di pattuglia della polizia municipale della città del Pollino, coinvolti, loro malgrado, nella fase successiva al fatto di sangue. Sono indagati per frode processuale penale, depistaggio e favoreggiamento

Stavolta è possibile che non sarà necessario attendere anni e l’ultimo “pentito” di ‘ndrangheta per conoscere gli autori, i mandanti e il movente d’un omicidio. D’un duplice omicidio. Il penultimo fatto di sangue in ordine di tempo che ha bagnato il suolo della Sibaritide.

Quello di Maurizio Scorza “alias” ‘U cacagliu, pregiudicato 57enne di Cassano Jonio con ultima residenza a Villapiana e costanti interessi criminali su Castrovillari, e della sua sfortunata moglie di nazionalità tunisina, la 38enne Hedhli Hanese detta “Elena” che nella serata del 4 aprile scorso l’ha seguito nella malasorte.

Stavolta, per assicurare alla giustizia il primo presunto responsabile, sono bastati appena 7 mesi ai carabinieri in forza al Reparto investigativo del Comando provinciale di Cosenza e ai loro colleghi detective in quota al Nucleo operativo della Compagnia di Cassano diretta dal capitano Michele Ornelli, tutti coordinati dai magistrati della Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri e dal suo aggiunto Giancarlo Novelli, titolare del fascicolo il sostituto Alessandro Riello.

Senz’alcuna “cantata” da parte di nessuno, gl’inquirenti sono arrivati all’uomo che sarebbe stato l’organizzatore del duplice assassinio di chiaro stampo ‘ndranghetista, secondo le accuse mossegli ufficialmente ieri mattina quando le divise nere dell’Arma l’hanno prelevato e portato in carcere su ordine del giudice per le indagini preliminari di Catanzaro, Chiara Esposito.

Un allevatore di ovini finora insospettabile

È un allevatore d’ovini “pulito”, incensurato, il 56enne Francesco Adduci, di Cassano (nella foto qui in alto), fino al 4 aprile scorso uomo assolutamente insospettabile in ordine a qualsivoglia genere di crimine. Oggi è accusato di concorso in quel duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso.

Telefono e auto delle due vittime erano da tempo sotto intercettazione su ordine della Procura di Castrovillari

Le indagini erano ovviamente cominciate non appena in contrada Gammellone di Cammarata, nel Castrovillarese al confine col Cassanese, era stata segnalata la strana presenza di quella Mercedes Cla ferma, coi fari accesi e i cristalli rotti, nella quale poco dopo sarebbero stati rinvenuti i due corpi umani esanimi e crivellati dai proiettili d’una pistola calibro 9×21.

Indagini che hanno una “base di partenza” certa.

Maurizio Scorza, infatti, era sotto intercettazione telefonica ed ambientale disposta dalla Procura di Castrovillari, che in quei mesi stava indagando su un traffico di droga.

Il capretto sgozzato in dono per Pasqua: l’esca per fargli “la festa” in anticipo

L’abitacolo della Mercedes era dunque infestato d’invisibili ed impercettibili “cimici” elettroniche. E le telefonate e i messaggi sullo smartphone di Scorza venivano registrati per essere poi ascoltati e riascoltati, letti e riletti, dagl’investigatori all’uopo incaricati dai magistrati della locale Procura.

Perciò, anche la telefonata tra Scorza e Adduci non è sfuggita alla regola:

«Il capretto è pronto, vienitelo a prendere».

Mancavano pochi giorni alla Santa Pasqua e il capretto era il dono dell’amico Adduci per la festa cristiana. Ed era soprattutto l’esca per coloro che, a Scorza e alla moglie, la “festa” gliela faranno in anticipo. Ma per loro nessuna Risurrezione, solo morte…

Le indagini e la ricostruzione delle fasi del fatto di sangue

Alla piccola masseria di Adduci, ubicata tra le campagne di Cassano a una manciata di chilometri da Cammarata di Castrovillari, gli uomini dell’Arma erano arrivati subito, per effettuare l’esame dello “Stub” all’indiziato allo scopo di verificare se avesse usato armi da sparo, assieme a tutta un’altra serie di rilievi scientifici in sopralluogo.

Ad ammazzare materialmente Maurizio Scorza ed “Elena” non è stato l’allevatore. Francesco Adduci, difeso dall’avvocato Andrea Garofalo del foro di Castrovillari, ai carabinieri ha dichiarato d’avere incontrato Scorza, d’avergli consegnato il capretto e d’essere entrato nella masseria per accudire il suo gregge. Il 56enne ha precisato di non avere neppure sentito gli spari. Non è stato però creduto, almeno finora…

La coppia vittima del tranello mortale

I sicari – secondo gl’investigatori avrebbero agito in due – compiuta la missione di morte lungo il viale d’ingresso alla masseria di Adduci, dovevano levare ogni disturbo proprio all’uomo che, stando alle accuse, gli aveva fatto l’importante ‘mmasciata.

Il tentativo di depistaggio ripreso da varie telecamere

I due ignoti killer hanno poi caricato nel cofano della Mercedes delle vittime il cadavere di Scorza assieme al capretto pasquale sgozzato, mentre il cadavere di “Elena” è rimasto adagiato sul sedile anteriore passeggero proprio dove l’avevano ammazzata. Uno dei due ha guadagnato il posto di guida, e, seguito dal proprio complice alla guida d’un fuoristrada, si sono diretti di corsa verso Castrovillari per abbandonare la berlina coi due morti ammazzati il più lontano possibile dal luogo del compiuto crimine. Col chiaro intento di depistare le indagini.

Il passaggio dell’auto di pattuglia dei vigili

In contrada Cammarata s’è però verificato un imprevisto: la coppia assassina s’è imbattuta nell’auto d’una pattuglia della polizia municipale di Castrovillari. Chi guida la Mercedes coi cadaveri dentro rischia d’essere notato per via dei cristalli frantumati a pistolettate della berlina e quindi d’essere fermato.

Non è successo, ma i sicari depistatori hanno deciso d’abbandonare l’auto davanti al cancello di un’azienda agricola in zona Gammellone. Passaggi e movimenti delle due auto con a bordo killer e cadaveri, nonchè dell’auto dei vigili urbani, sono rimasti impressi nelle registrazioni di vari impianti di video-sorveglianza pubblici e privati acquisiti dagl’inquirenti e ovviamente negli atti dell’inchiesta.

Il procuratore Antimafia Gratteri

Per questo, i due agenti di pattuglia, risultano indagati per i pretesi reati di frode processuale penale, depistaggio e favoreggiamento. I magistrati inquirenti dell’Antimafia avevano richiesto al gip i loro arresti, ritenendoli responsabili di non avere segnalato la presenza della Mercedes coi cristalli rotti e all’interno i due cadaveri di ‘ndrangheta. Accusa che i due uomini in divisa hanno già respinto energicamente, affermando di non aver notato la berlina.

Il giudice Esposito ha ritenuto di non accogliere la richiesta dei loro arresti, sottolineando che non v’è prova che i due vigili abbiano mentito sostenendo di non aver incrociato quella Mercedes… direttore@altrepagine.it

LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: l’omicidio Scorza e quella grossa partita di cocaina purissima con destinazione Sibaritide

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.