Il “fil rouge” – anche in questo caso movente il traffico di droga – è confermato dalla trascrizione d’una significativa intercettazione telefonica del presunto “basista” del duplice fatto di sangue arrestato l’altro ieri 

Erano le 18,24 del 4 aprile scorso quando una telecamera di video-sorveglianza attiva tra le campagne che segnano il confine tra i Comuni di Cassano Jonio e Castrovillari inquadrava un fuoristrada che procedeva spedito lungo la via, seguito da una Mercedes modello “Cla”.

A bordo di quest’ultima c’erano un uomo al volante e… due cadaveri. Più un capretto sgozzato e un cagnolino, quest’ultimo per sua fortuna vivo. I corpi umani senza vita erano quelli del pregiudicato 57enne cassanese Maurizio Scorza detto ’U cacagliu, e della moglie Hedhli Hanese detta “Elena”, di 38 anni e di nazionalità tunisina. Il cagnolino era la bestiola di compagnia della coppia stessa.

Il fuoristrada era la vettura dei loro sicari di ‘ndrangheta e faceva da “staffetta” nello spostamento intrapreso da pochi chilometri: cioè dalla piccola masseria del 56enne incensurato cassanese Francesco Adduci – dove la coppia era stata assassinata a colpi di pistola – verso un ipotetico luogo in cui la Mercedes coi corpi delle vittime era con ogni probabilità destinata ad essere bruciata.

Un macabro rituale che da queste stesse parti s’era già consumato 8 anni addietro – il 16 gennaio del 2014 – dopo la triplice esecuzione mortale firmata sempre dalla ‘ndrangheta, che aveva visto vittime il 52enne trafficante di droga cassanese Giuseppe detto “Peppe” Iannicelli, la sua compagna 27enne di nazionalità marocchina Ibtissam Touss e il piccolo nipotino dell’uomo, Nicola detto “Cocò” Campolongo d’appena 3 anni. Un possibile fil rouge mancato, questo, ma il movente della mattanza sarebbe identico, e cioè il traffico di droga, come emerge da qualche significativa intercettazione telefonica successiva alla duplice “eliminazione”.

La Fiat Punto coi 3 cadaveri bruciati trovata nell’inverno del 2014

Lo scorso aprile un imprevisto lungo il tragitto (LEGGI QUI) aveva con ogni probabilità fatto desistere i killer, che avevano abbandonato la Mercedes coi due cadaveri e i fari accesi davanti al cancello di un’azienda agricola tra le campagne di contrada Cammarata.    

I carabinieri alla caccia del fuoristrada per smascherare i volti dei due killer

Il fuoristrada è dunque la traccia che conduce dritta agli autori del duplice omicidio. È lo stesso mezzo che avevano usato per raggiungere la masseria. Le indagini dei carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, Giancarlo Novelli, e dal sostituto Alessandro Riello, sono tuttora concentrate proprio su quel fuoristrada:

a chi è intestato?

Chi era l’uomo alla guida del veicolo il cui volto compare in modo non nitido nelle video-registrazioni lungo quella strada provinciale?

Domande per il momento senza risposte. I magistrati antimafia hanno disposto una serie di mirati accertamenti per poter giungere a fornire proprio queste risposte. 

Le due vittime

Le registrazioni delle telefonate di Scorza che era intercettato per un sospetto traffico di droga

Maurizio Scorza – che in quel momento era sottoposto ad intercettazioni telefoniche e ambientali su disposizione della Procura di Castrovillari impegnata a indagare su un sospetto traffico di droga – venne contattato telefonicamente alle 17,33 da Francesco Adduci, il ritenuto “basista” organizzatore del tranello mortale.

Che gli diceva:

«Il capretto è pronto, vienitelo a prendere».

Alle 18,19, mentre Scorza era fuori dall’auto venne ucciso con due colpi di pistola calibro 9×21: uno in bocca e l’altro alla tempia. La moglie aveva afferrato il telefono chiamando subito la cognata, ma non era riuscita a proferire verbo: la donna all’altro capo del telefono racconterà poi ai carabinieri d’aver sentito i colpi di pistola con cui avevano ammazzato pure lei. Ben 13 colpi dello stesso calibro, ma sparati dal secondo killer con un’altra rivoltella semi-automatica.

Francesco Adduci

Quando gl’investigatori arriveranno alla masseria di Adduci, quasi subito per via delle celle telefoniche d'”aggancio” dell’apparecchio intercettato di Scorza – l’allevatore dirà loro d’avergli consegnato il capretto – vivo – d’essere rimasto lì a badare ai suoi animali e di non aver sentito nulla: né colpi di pistola né altro. Aggiungerà che le telecamere poste nell’area della sua masseria non hanno mai funzionato perché fungevano da deterrente contro eventuali ladri.

Per il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Chiara Esposito, che l’altro ieri ha ordinato l’incarcerazione di Adduci, l’uomo è «inattendibile».

La stessa versione dei fatti l’ha confermata nella giornata odierna – durante l’interrogatorio di garanzia che ha fatto seguito al suo arresto – assistito dagli avvocati Andrea Garofalo e Salvatore Sangiovanni del foro di Castrovillari.

Lungo il viale d’ingresso alla masseria, infatti, i detective dell’Arma hanno trovato alcuni pezzi dei cristalli frantumati della Mercedes di Scorza e altre tracce che certificherebbero che quello è il luogo in cui è avvenuta la mattanza di ‘ndrangheta. 

Quei 46 chili di cocaina arrivati (e sequestrati dalla finanza) in quelle stesse ore…

Due giorni dopo il duplice omicidio, proprio noi di AltrePagine, in esclusiva, avevamo dato notizia d’un importante arresto ch’era stato effettuato lo stesso giorno del fatto di sangue, poche ore prima, e a pochissima distanza dal luogo del duplice delitto.

Un arresto che, stranamente, era rimasto mediaticamente “coperto” da parte degl’inquirenti. La vicenda, però, la mattina del 6 aprile era approdata in un’aula del Tribunale di Castrovillari, il cui giudice aveva avuto l’incombenza di dover convalidare quell’arresto. Già.

Il Tribunale di Castrovillari

Si trattava d’un narcotrafficante internazionale – uno straniero – fermato mentre era alla guida d’un furgoncino da una pattuglia della guardia di finanza di Castrovillari lungo la Statale 534 che da Castrovillari conduce nella Sibaritide passando ovviamente per Cassano. Nell’apparentemente anonimo mezzo di trasporto era stato occultato un maxi-carico di droga: ben 46 chili di cocaina con sicura destinazione locale (LEGGI QUI).

Ecco di cosa parla Adduci in un’intercettazione successiva al duplice fatto di sangue

Ebbene, dagli atti dell’inchiesta sull’esecuzione ’ndranghetista di Scorza e della moglie, emerge una telefonata intercettata dai carabinieri durante la mattinata del 7 aprile. Una conversazione tra Francesco Adduci – ch’era stato messo immediatamente sotto controllo – e un suo misterioso interlocutore.

Quest’ultimo, con sicumera, mette in correlazione il fatto di sangue e quell’ingente sequestro di droga ch’era avvenuto nelle ore precedenti:

«…sapimu che è successo ieri o avantieri? Hanno fermato un furgone qua al Coscile che aveva dentro quarantasei chili di cocaina! E ti stavo dicendo che il collegamento è veramente tutto là! Hai capito?!».

Per l’oscuro conoscente dell’allevatore è tutto chiaro:

«…che… l’hanno sparato in bocca perché parlava troppo? Cioè, chi te lo dice che c’è di sotto ohi Frà?!»;

e Adduci gli risponde:

«…e lui parla… io vedi come evito proprio di parlare di tutto…».

Lo sconosciuto interlocutore di Adduci aveva letto la nostra cronaca, oppure ne sapeva – e ne sa – qualcosa? direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.