L’azienda rimane sotto sequestro da parte della magistratura Antimafia di Catanzaro, i due titolari sono stati liberati dagli arresti domiciliari cui erano stati assegnati lo scorso 28 ottobre, ma dalla giornata di ieri entrambi non possono dimorare a Corigliano-Rossano.

L’hanno deciso i giudici del Tribunale del riesame di Catanzaro, nei confronti dei due cugini e noti imprenditori coriglianesi Agostino Madeo, di 50 anni, e Domenico Madeo, di 47, entrambi difesi dall’avvocato Maurizio Minnicelli del foro di Castrovillari.

Secondo il sostituto procuratore antimafia catanzarese, Stefania Paparazzo, e il giudice per le indagini preliminari del Tribunale del capoluogo di regione, Gabriella Pede, i due titolari della fornace di laterizi “Cotto Madeo” di contrada Ierpietro a cavallo tra le due aree urbane di Corigliano-Rossano, avrebbero ordito un colossale traffico illecito di rifiuti industriali, per circa 19 mila tonnellate di fanghi di scarto provenienti da aziende con sedi in Campania, Valle d’Aosta, Basilicata, Calabria, Lazio, Emilia Romagna, Abruzzo e Puglia.

Il Tribunale di Catanzaro

Sempre secondo le accuse dei magistrati, sulla scorta delle indagini svolte da carabinieri forestali, i Madeo li avrebbero “sepolti” proprio nei terreni circostanti lo stabilimento industriale della fornace, finito interamente sotto sequestro unitamente all’intera area interessata (LEGGI QUI).

Il presunto affare illecito avrebbe consentito loro di lucrare oltre un milione di euro l’anno per svariati anni.

Agostino e Domenico Madeo si protestano innocenti rispetto ad ogni contestazione loro mossa. redazione@altrepagine.it