Nelle imminenti festività natalizie partirà la raccolta di firme a corredo della già redatta Proposta di legge regionale d’iniziativa popolare. Entro 6 mesi dovranno essere almeno 5 mila: poi il referendum

Metti un sabato sera, quando la maggior parte delle persone in genere s’organizzano per andare a cena fuori o comunque per trascorrere qualche ora di svago in qualche locale o in qualsiasi altro posto in compagnia dei propri amici. Sabato 19 novembre scorso, al contrario

c’è stato chi ha deciso, in modo pressoché spontaneo, col passaparola a mezzo dei moderni social network, d’infrangerla quell’effimera “regola”. E di ritrovarsi spontaneamente a dibattere intorno ad un obiettivo politico comune: abbattere politicamente la fusione degli ex comuni di Corigliano Calabro e Rossano – statuita 5 anni fa – e intraprendere il percorso legale finalizzato al ritorno all’autonomia degli stessi due ex comuni soppressi e fusi nell’attuale comune unico di Corigliano-Rossano.

Nessuna lotta «di campanile», nessun sentimento «nostalgico» – come vorrebbero farli passare certuni – proiettati a scindere due culture differenti e peculiari che, vivaddìo, continuano a vivere tra i cittadini ben distinte e scisse, vivaddìo mai fuse.

Perché non si poteva come non si potrà mai creare “in laboratorio” una “cultura coriglianrossanese” scandita solo e soltanto da quell’acronimo “Co.Ro.” che qualche imbecille ha coniato all’uopo proprio con quella vana speranza.

Mentre le nostre due belle, dinamiche e confinanti città – che sono sempre state “amiche” – da 5 anni in qua, ogni giorno che passa, diventano sempre più nemiche. E, insieme, stanno ambedue morendo.

Eravamo circa in 70 sabato sera in quella sala al centro dello Scalo coriglianese. La maggior parte coriglianesi, appunto – di differente estrazione culturale e politica, in taluni casi davvero agli antipodi – ma c’erano pure un po’ di rossanesi ed è stato un ottimo segno.

Già: perché non è vero affatto, come qualcuno vorrebbe far credere ancora, che i “venti di scissione” spirano soltanto da questa parte, dove in quel referendum farlocco e senza quorum del 22 ottobre 2017 i “No” furono il 39%, mentre dall’altra s’attestarono appena al 6%.

«Se si votasse oggi» – come fa vedere sullo schermo Enrico Mentana ogni lunedì sera verso la fine del suo telegiornale, su La7 – tra i coriglianesi quel “39” sarebbe “61” e con ogni probabilità molto più, e i rossanesi a quel “6” aggiungerebbero uno zero facendolo diventare “60”. 

Oggi non si vota, ma si voterà domani. Sì, perché quanti in questi 5 anni sulla possibilità della scissione ci hanno studiato sopra – vale a dire il Comitato per il ritorno all’autonomia di Corigliano e di Rossano – l’altra sera hanno spiegato in modo dettagliato quali sono gli strumenti giuridici dei quali s’è già deciso d’avvalersi. L’iter amministrativo – che si concluderà con la presentazione d’una Proposta di legge regionale d’iniziativa popolare già redatta – è stato avviato. E già entro le prossime e imminenti festività natalizie partirà la raccolta delle firme certificate.

Dovranno essere almeno 5 mila e si potranno raccogliere in tutta la Calabria, nell’arco temporale massimo di 6 mesi.

È un’iniziativa che parte dal basso, dunque: l’esatto contrario della fusione tra Corigliano e Rossano, che invece fu spinta dai vertici politici e comunali rossanesi e coriglianesi, tra questi ultimi non senza resistenze.

Alla Regione Calabria è stata già formalmente presentata la documentazione necessaria per innescare il processo democratico, che alla fine dovrebbe far approdare all’indizione del referendum consultivo, proprio come avvenuto per la fusione.

La via per uscirne, dunque, c’è. La madre di tutte le battaglie politiche di Corigliano-Rossano è dunque cominciata. E, come incitava alla battaglia il “Che”: «Venceremos, adelante, o victoria o muerte!». direttore@altrepagine.it

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Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.