Ritenuti mandanti il presunto boss Giovanni Chiaradia e suo fratello Piero. Il killer sarebbe stato il giovanissimo Francesco Le Pera, mentre i supposti “basisti” Giorgio Arturi e Manuel Intrieri. Movente? La pretesa egemonia sul traffico di droga

«Ad ammazzare papà sono stati quelli di Fabrizio!». Una delle primissime “tracce” dei presunti assassini del 57enne Pasquale Aquino, il trafficante di droga della Marina di Schiavonea a Corigliano-Rossano, “eliminato” dalla piazza dalla ‘ndrangheta locale la sera dello scorso 3 maggio, sono le conversazioni intercettate dall’Antimafia nelle rispettive carceri dove sono reclusi i due figli detenuti della vittima

Francesco Aquino, condannato definitivo per l’omicidio d’un barbone nel lontano 2004 e in cella all’Ucciardone di Palermo, e Vincenzo Aquino detto “Il vitello”, finito dentro lo scorso febbraio per spaccio di droga e attualmente dietro le sbarre nel penitenziario di Castrovillari: entrambi i rampolli dell’uomo ucciso – com’è ben noto agl’inquirenti e alle cronache locali – erano e sono inseriti nei contesti delinquenziali coriglianesi.  

Intercettati durante i loro colloqui coi familiari, Vincenzo aveva riferito che nell’ultimo colloquio avuto in carcere col padre, il 24 aprile scorso – quindi pochi giorni prima che venisse ammazzato – lo stesso gli aveva raccontato che quelli di Fabrizio gli avevano chiesto di «fare una cosa» e che lui s’era rifiutato. 

Vincenzo Aquino

Francesco, invece, aveva riferito d’avere ricevuto tra il 2018 e il 2019 ben 2 lettere da parte di Giovanni Chiaradia, che lo invitava a riferire al padre di «stare fermo e buono», ma anche al fratello di «starsene a cuccia e di stare bello bello», che lui aveva redarguito il padre per ben 5 volte dicendo di riferirlo pure al fratello Vincenzo. Quest’ultimo aveva parlato anche della riscossione d’una ingente somma di denaro e dei buoni rapporti intercorsi tra gli “zingari” e il defunto padre.

L’attesa dell’uscita dalla caserma degli arrestati di stamane per essere condotti in carcere

Le indagini di carabinieri e Procura Antimafia sono durate solo 7 mesi

Oggi, a distanza di 7 mesi e dopo elaboratissime indagini – di tipo classico e di tipo tecnico – effettuate dai carabinieri del Reparto territoriale coordinati dalla Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro, per il fatto di sangue sono accusati in 5:

Francesco Le Pera, di 21 anni, Manuel Intrieri, di 21, Giorgio Arturi, di 39, Piero Francesco Chiaradia, di 49, e Giovanni Chiaradia, di 55, questi ultimi fratelli e già in carcere dallo scorso mese d’agosto per il maxi-incendio dalle modalità mafiose ai capannoni dell’azienda “Socas” proprio di contrada Fabrizio.

Giovanni Chiaradia, già condannato definitivo per associazione mafiosa, è ritenuto uno degli attuali boss di ‘ndrangheta del Coriglianese.

A differenza di Le Pera, Intrieri ed Arturi – tutt’e tre da stamane in carcere – per i fratelli Chiaradia il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Giuseppe De Salvatore, non ha ritenuto sufficientemente gravi gl’indizi di colpevolezza a loro carico in relazione all’omicidio, e ha quindi rigettato le rispettive richieste di custodia cautelare in carcere nei loro confronti. I due Chiaradia – come detto – sono comunque già detenuti dalla scorsa estate.

Titolare del fascicolo d’indagine è il sostituto procuratore antimafia Alessandro Riello

Sarebbero loro, dunque, «quelli di Fabrizio»

Il quintetto incriminato abita tutto a Fabrizio, in quella zona marittima praticamente attaccata alla Marina di Schiavonea dove Pasquale Aquino e la sua famiglia da sempre trafficavano in droga.

Secondo le risultanze investigative, Le Pera sarebbe stato l’esecutore materiale dell’omicidio, compiuto con 7 colpi esplosi da una pistola automatica Bernardelli calibro 7,65 e da una mitraglietta Skorpion dello stesso calibro, Arturi ed Intrieri avrebbero fatto ciascuno da “palo” e da “vedetta”, mentre i fratelli Chiaradia sarebbero stati i programmatori e i pianificatori dell’agguato di ‘ndrangheta costato la vita ad Aquino senior.

Un omicidio premeditato, dunque, che avrebbe avuto come movente proprio la pretesa egemonica sul traffico degli stupefacenti da parte di quel gruppo ‘ndranghetista. 

Le fasi appena precedenti e successive all’omicidio riprese da diverse telecamere

Pasquale Aquino venne ammazzato sotto casa sua: la pioggia di colpi di pistola era cominciata non appena l’uomo aveva parcheggiato la propria Bmw 320 in una traversa adiacente per rincasare.

I filmati registrati dalle telecamere di video-sorveglianza della zona, acquisite dai carabinieri del colonnello Raffaele Giovinazzo, hanno riscontrato una delle testimonianze acquisite subito dopo il fatto. Che parlava d’un paio di ragazzi in bicicletta che nei minuti precedenti all’agguato “trafficavano” proprio sulla stradina dove Aquino aveva poi parcheggiato la sua vettura, girando più volte attorno all’isolato attraverso le stradine adiacenti.

I primi rilievi dei carabinieri

Erano le 19,20. E nelle altre video-registrazioni, successive a quell’orario, compaiono i due giovani ciclisti coi volti travisati da cappellini da baseball come descritti dal testimone, ma stavolta indossando alle mani dei guanti di gomma di colore azzurro.

L’omicidio è avvenuto alle 19,45, dal momento che uno-due minuti prima la telecamera del vicino ufficio postale aveva ripreso il passaggio della Bmw della vittima. Alle 19,47, infatti, altre telecamere della zona riprendevano le fasi della fuga dei due giovani ciclisti assassini… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.