I nuovi, giovanissimi, spregiudicati e temerari “azionisti”, lo scorso 16 luglio tagliarono 80 piante nell’agrumeto del consuocero di Rocco Azzaro, pluripregiudicato per mafia e sorvegliato speciale di pubblica sicurezza  

Atti intimidatori, ritorsioni, vendette. Compiuti e consumate in quel magmatico terreno criminale sul quale – fino a pochissimi giorni fa – si muovevano con destrezza e con una spregiudicatezza senza precedenti le “nuove leve” della ‘ndrangheta coriglianese.

Assicurate alla giustizia martedì scorso dai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano. Il blitz degli uomini del colonnello Raffaele Giovinazzo e del tenente Marco Grasso – che hanno condotto le indagini “sul campo” – è stato coordinato dai magistrati della Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro. 

L’omicidio Aquino

Lo spaccato che emerge dagli atti d’accusa vergati dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe De Salvatore, è davvero allarmante, e preoccupante anche per il futuro prossimo. Buona parte dei protagonisti finiti in carcere sono infatti d’età giovanissima, ed alcuni di essi, in quelle stesse carte giudiziarie, sono addirittura incriminati per il reato più grave in assoluto previsto dall’ordinamento penale italiano:

l’omicidio.

Quello, di chiaro stampo ‘ndranghetista, che la sera dello scorso 3 maggio ha visto cadere sotto i colpi d’una pistola e d’una mitraglietta Skorpion calibro 7,65 il pregiudicato 57enne Pasquale Aquino detto Pasquale ‘U spusato. Il narcotrafficante della Marina di Schiavonea venne “fatto” sul marciapiede che costeggia quella ch’era la sua abitazione, mentre stava rincasando (LEGGI QUI).

Il luogo dell’agguato mortale a Pasquale Aquino

In relazione all’omicidio, il procuratore aggiunto Giancarlo Novelli, il sostituto Alessandro Riello e il capo della Procura Antimafia Nicola Gratteri – concorde il gip De Salvatore – indicano il nome del 21enne Francesco Le Pera come uno dei due killer che agirono pedalando due biciclette. E al contempo sospettano che l’altro killer possa essere stato nientepocodimenochè un minorenne, un 17enne di nazionalità rumena arrestato e finito in carcere proprio come Le Pera ed altri 5 giovanissimi poco più che maggiorenni.

Le Pera: “ufficialmente” apprendista elettrauto…

La figura di Le Pera (nella foto d’apertura), residente in contrada Fabrizio ed ufficialmente apprendista nell’officina d’elettrauto del compagno di sua madre allo Scalo rossanese, emerge come il leader carismatico e temerario d’un agguerritissimo gruppo di giovani “azionisti” di ’ndrangheta.

Il tentato omicidio Marchese

Un omicidio, dunque, ma anche un tentato omicidio – quello del pregiudicato 39enne Cosimo Marchese alias “Il diavolo”, compiuto a colpi di fucile calibro 12 nei pressi dell’abitazione della vittima in contrada Pirro Malena nemmeno un mese dopo l’esecuzione di Pasquale ‘U spusato (LEGGI QUI), l’occultamento delle armi servite proprio a quelle due azioni di sangue e di numerose altre armi clandestine (LEGGI QUI), traffico di droga e danneggiamenti.

L’incendio di un’auto e il danneggiamento di un agrumeto in meno di 24 ore

Nell’ultima puntata di quest’ultimo romanzo criminale tutto coriglianese abbiamo “visto” e “sentito”, nella “presa diretta” delle intercettazioni e telefoniche e telematiche dei carabinieri disposte dall’Antimafia cui era sottoposto proprio Le Pera, le sue “gesta” e quelle degli altri 2 ritenuti responsabili dell’incendio di un’autovettura nello Scalo cittadino (LEGGI QUI).

Quell’auto era appartenente addirittura allo zio di chi, secondo l’accusa, il fuoco l’avrebbe materialmente appiccato servendosi della benzina contenuta in una piccola tanica. Era la notte del 15 luglio scorso. Nemmeno ventiquattr’ore dopo, il gruppo d’“azionisti” capeggiati da Le Pera tornava “alla carica”.

Stavolta si trattava d’un “lavoro” notturno da eseguire fuori dal contesto urbano, in aperta campagna.

Il danneggiamento d’un agrumeto:

alla fine della “conta” saranno circa 80 le piante di clementine recise alla base del tronco con delle potenti motoseghe. 

Due dei ritenuti protagonisti sono gli stessi ritenuti responsabili del fatto della notte prima allo Scalo coriglianese, con due new entry ed un altro, invece, momentaneamente uscito di scena.

Si tratta di Le Pera – possessore dello smartphone sotto intercettazione attraverso un virus trojan – del 19enne Antonio Martino soprannominato “Bullone”, residente allo Scalo coriglianese, del 43enne Giovanni Arturi detto ’A vozza di contrada Apollinara e del figlio 19enne di quest’ultimo, Bruno Arturi. 

Antonio Martino

Pure questo è stato un danneggiamento “in presa diretta”. Nelle captazioni della sala d’ascolto e registrazione dei carabinieri si sentono infatti i rumori delle motoseghe.

E le conversazioni e i commenti degli stessi protagonisti, che in alcuni passaggi parlano dell’incendio della Fiat Punto della notte prima, ridendo e addirittura sfottendo i carabinieri: 

«Il tempo che ne guardano uno, ne è successo un altro»

Giovanni Arturi

– «Tutte indagini fanno questi… hanno la scrivania piena di fascicoli… mo’ se ne escono…»

– «Questa lo sai come va a finire? Portano un carrello di fascicoli nostri…».

Bruno Arturi

Durante il taglio delle piante d’agrumi, il giovane Arturi si vantava del padre e commentava la potenza della batteria della sua motosega: 

«Guarda che metodo che tiene Giovanni… questa batteria duecento piante butta a terra…». 

L’ultima captazione dà ai magistrati inquirenti la contezza che ciascuno dei protagonisti fosse consapevole d’avere appena danneggiato l’agrumeto del consuocero d’un “uomo di rispetto”.

Rocco Azzaro

L’imprenditore agricolo vittima del danneggiamento è infatti Francesco Antonio Santella, 69 anni, padre della 36enne Filomena Santella, convivente del 40enne Antonio Azzaro figlio del 68enne Rocco Azzaro, quest’ultimo sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, già condannato definitivo per associazione mafiosa e non solo, e, dunque, personaggio di notoria fama criminale sul territorio:

«Eh… lui…bravo…»

«Non è il genero?»

«No…»

«Il suocero del figlio…»

«Eh… bravo…».

I moventi, tanto dell’incendio dell’auto della notte prima quanto del taglio dell’agrumeto della notte dopo, sono coperti dagli Omissis dell’Antimafia, ma un dato emerge chiaro:

Le Pera, “Bullone”, ‘A vozza, il figlio e gli altri non guardavano in faccia a nessuno. Né a parenti né a “uomini di rispetto”.

Le Pera e Martino sono reclusi nel carcere di Cosenza, Arturi padre in quello di Castrovillari, ma per altra causa, Arturi figlio è invece assegnato agli arresti domiciliari. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Antonio Pucci del foro di Castrovillari, proprio stamane è stato interrogato dai magistrati, protestandosi innocente e respingendo energicamente ogni contestazione nei suoi confronti.

Nei giorni scorsi era toccato a Le Pera e ad altri, che s’erano però avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande dei giudici. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.