Il fatto risale al luglio del 2013: protagonisti il pluripregiudicato 55enne Mario Savoia, il 54enne Domenico Zampino e il 31enne Antonio Zampino, ai quali sono state inflitte pene da 3 anni a 3 anni e mezzo di reclusione   

Un terzetto di “compari” coriglianrossanese già “fuso” nel 2013 in quel di Bologna, ben prima della fusione tra i loro ex rispettivi comuni di provenienza avvenuta quattro anni dopo. Precursori dei tempi, quindi, ma… nella loro delinquenza.

Il fatto, e le condanne in primo e secondo grado

Il 26 gennaio del 2021 i giudici della la Corte d’Appello di Bologna li avevano ritenuti colpevoli, condannandoli con pene dai 3 anni ai 3 anni e sei mesi di reclusione, per avere compiuto, in una notte di fine luglio del 2013 e in concorso con altri loro complici, una rocambolesca tentata rapina pluriaggravata all’interno di un’isolata villetta bifamiliare di Via Monte Albano, in zona Casaglia a Bologna.

La villetta era abitata dalla proprietaria, Gianna Pagani, una vedova di 73 anni, e da una coppia di suoi amici più giovani che spesso in estate l’anziana ospitava.

La vedova era una donna piuttosto benestante:

tra i malviventi che l’avevano “puntata” qualcuno la conosceva, e sapeva che custodiva in casa molti gioielli. L’obiettivo dell’organizzata rapina, infatti, era proprio quello d’impossessarsi di quei preziosi. Restarono però a mani vuote – come vedremo – e poco dopo finirono con le manette ai polsi. 

I giudici d’appello, con la loro sentenza, avevano confermato le stesse condanne ch’erano state inflitte in primo grado dal Tribunale dello stesso capoluogo emiliano-romagnolo. 

I protagonisti coriglianrossanesi e i loro “ruoli”

Tra i protagonisti, 3 persone di Corigliano-Rossano, tutt’e 3 finite condannate. Si tratta di Mario Savoia, di 55 anni, pluripregiudicato rossanese, e dei due coriglianesi Domenico Zampino, di 54, ed Antonio Zampino di 31:

quest’ultimo fece da autista ai suoi complici, scarrozzandoli in macchina fino alla villa per poi fuggire insieme col malloppo dei gioielli.

Savoia, indossati dei guanti, fu il primo a introdursi nella villa, arrampicandosi a una grondaia ed entrando da una finestra della camera da letto posta al primo piano.

Nella camera, però, dormivano Patrizia Fichera e Giambattista Mazzarosa, la coppia amica della signora Pagani.

La loro presenza nella villetta era ignorata dai malviventi, e, a quel punto, il rapinatore si diresse verso la donna saltandole addosso, sul letto, impedendole di muoversi e tappandole con una mano e con un cuscino la bocca per impedirle di continuare a urlare. Il compagno della donna era ovviamente intervenuto in sua difesa, e a quel punto Savoia era fuggito all’interno della casa, uscendo poi dalla finestra di un’altra camera da letto.

La signora Pagani, che in quel momento si trovava in bagno, spaventata dal trambusto era caduta battendo la testa:

qualche ora dopo morì, per un’emorragia cerebrale massiva che non le aveva lasciato scampo, su un letto dell’Ospedale Maggiore, dove medici e infermieri del 118 l’avevano trasportata dopo averla soccorsa in casa alla presenza dei carabinieri.

Il rossanese e i due coriglianesi, una volta scoperti e arrestati, confessarono per evitare conseguenze penali ben più gravi. 

Il pronunciamento della Cassazione

La sentenza di condanna nei loro confronti è adesso definitiva per via del pronunciamento, lo scorso 6 ottobre, da parte dei giudici della Seconda sezione penale della suprema Corte di Cassazione. Gli “ermellini” ne hanno depositato le motivazioni lo scorso 9 dicembre. direttore@altrepagine.it  

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.