Alla presenza del suo difensore, l’avvocato Antonio Pucci del foro di Castrovillari, è stato interrogato, dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale castrovillarese, Lelio Festa, e dal sostituto procuratore Valentina Draetta,

il 46enne di nazionalità albanese Erion Beqiri, in carcere da domenica mattina perché accusato del tentato omicidio del 37enne Roberto De Rosis, incensurato, accoltellato durante la serata di venerdì scorso a Schiavonea di Corigliano-Rossano dove entrambi risiedono.

L’indagato, pregiudicato e sotto processo per traffico internazionale di droga nell’ambito della maxi-indagine “Karaburun” della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, ha risposto alle domande del giudice e del pubblico ministero. Ribaltando, però, la versione dei fatti fornita dalla vittima dell’accoltellamento ai carabinieri.

Il fatto s’era consumato nel retro d’un piccolo bar di Viale Salerno situato a poca distanza dall’area del porto della marina coriglianese.

L’albanese, in pratica, ha riferito ai togati d’essere stato lui aggredito fisicamente da De Rosis, che sarebbe entrato nel bar chiedendogli d’uscire perché gli doveva parlare, che una volta guadagnato il retro del bar lo stesso De Rosis gli avrebbe messo le mani addosso, che nel corso dell’ingaggiata colluttazione fisica sempre De Rosis avrebbe estratto il coltello, ma che lui sarebbe riuscito a strapparglielo dalle mani per difendersi proprio dai possibili fendenti di quell’arma da taglio.

La coltellata a De Rosis – sempre secondo il racconto di Beqiri – gli sarebbe partita accidentalmente proprio nel corso della colluttazione fisica. Una coltellata profonda però ben 12 centimetri di cui l’albanese non ha saputo descrivere la dinamica.

Il coltello?

Sparito.

Il movente dei fatti?

Non pervenuto.

Al termine dell’interrogatorio, su richiesta del pm Draetta, il gip Festa ha confermato la misura cautelare nei confronti dell’albanese, che resta rinchiuso in carcere a Castrovillari. redazione@altrepagine.it