Tra giugno ed agosto scorsi i carabinieri registravano “in presa diretta” i consistenti traffici di cocaina del piccolo boss Le Pera e dei suoi sottoposti Martino “Bullone”, Carvelli “Brivido”, Intrieri “Zuzù” e Cufone, da una ventina di giorni tutti in carcere

Gestivano ingenti partite di droga, in particolare cocaina, ma non solo. E la trattavano dall’acquisto all’ingrosso allo spaccio al minuto, al grammo, passando per le operazioni di “taglio” e di confezionamento degli stupefacenti.

Anche di questo traffico sono accusate, dai magistrati della Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro, le nuove leve della ‘ndrangheta coriglianese. Finite in manette nel blitz dello scorso 6 dicembre condotto dai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano che hanno eseguito l’ordinanza applicativa di 7 misure cautelari in carcere e 1 agli arresti domiciliari, nei confronti di 8 fra i 13 complessivi indagati.

Tra i quali figura addirittura pure un minorenne, un ragazzo di 17 anni di nazionalità rumena.

Alcuni di loro sono incriminati dell’omicidio del pregiudicato 57enne Pasquale Aquino inteso come Pasquale ‘U spusato, ucciso alla Marina di Schiavonea di Corigliano-Rossano lo scorso 3 maggio, e del tentato omicidio del 39enne anch’egli pregiudicato Cosimo Marchese detto “Il diavolo”, avvenuto lo scorso 1° giugno in contrada Pirro Malena sempre a Corigliano-Rossano.

Giorgio Arturi, 39 anni, il suo “genero” (fidanzato della figlia) Francesco Le Pera, di 21 (nella foto d’apertura in alto), Antonio Martino detto “Bullone”, di 19, Antonio Pio Carvelli detto “Brivido”, di 18, Manuel Intrieri detto “Zuzù”, di 21, e Francesco Cufone, di 32, sono accusati, a vario titolo, anche d’estorsione, occultamento d’armi clandestine (comprese quelle utilizzate per compiere i due fatti di sangue), e vari danneggiamenti. Oltre al traffico e allo spaccio di droga.

Giorgio Arturi

A rivelarlo sono le indagini tecniche effettuate dai carabinieri del colonnello Raffaele Giovinazzo. I quali, a partire dallo scorso mese di giugno, sospettando di Le Pera quale presunto esecutore materiale tanto dell’omicidio Aquino quanto del tentato omicidio Marchese, attraverso un virus Trojan fatto transitare nello smartphone del 21enne, hanno intercettato sia le sue conversazioni telefoniche (vocali e messaggistiche) sia quelle non telefoniche avvenute con l’apparecchio cellulare addosso o vicino.

Gli stessi detective dell’Arma, al contempo, tenevano sotto strettissima osservazione il suo “suocero” Arturi, arrestato e finito in carcere per estorsione già ai primi d’agosto (LEGGI QUI), e il resto della “compagnia di giro”.

E proprio da quelle attività investigative è traboccato il vaso di Pandora ‘ndranghetista che poco più d’una ventina di giorni fa ha portato all’esecuzione delle misure cautelari decise dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Giuseppe De Salvatore, su richiesta del procuratore distrettuale Antimafia Nicola Gratteri, dell’aggiunto Giancarlo Novelli e del sostituto Alessandro Riello. 

Le captazioni col Trojan

Le captazioni vocali e messaggistiche riguardanti i traffici di droga di Le Pera, Martino, Carvelli, Intrieri e Cufone sono del 23 e del 25 giugno, del 10 e del 19 luglio, e del 5 agosto scorsi.

– «Non hai detto centocinquanta grammi tu?»

– «Quanto sono…»

– «Ora li peso…»

– «Perché?»

– «Dobbiamo fare le palline…»

– «Hai visto la roba… l’ha fatta pezzi pezzi»

– «Chi l’ha rotta? Devi pensare che tutta una pietra deve essere…»

– «Quella quando è pressata, lo sai che si intosta…»

– «Dammi una pietra…»

– «La peso prima…»

– «Guarda quanta farinaccia… »

– «Non lo sai che ci vuole pure la farina…»

– «Andiamo avanti…»

– «Se poi si fa France’…»

– «Ora come la mettiamo… fai tutta una pietra… ce la mettiamo»

– «Vuole fatto pure tre palline vuole fatto…»

– «E’ troppo assai…»

«Non li pesa cento grammi…»

– «Le pietre cinque grammi?»

– «No… più di cento grammi non li pesa…»

Antonio Martino

– «Se cacciassimo una di queste alla settimana… un pezzo di questo a settimana, saremmo miliardari…»

– «Miliardari…»

– «Che tanfo…»

– «Ora te lo dico io che dobbiamo fare… dammi un altro piatto… mamma mia dammi un altro…»

– «Che tanfo…»

– «Insomma… compa’ questa… se vendiamo questa… te la posso dire una cosa… ora glielo dico a lui se me la da a me a sessanta euro…»

– «Sì, pure che ce la passa a noi a novanta euro…»

– «Fammi capire come cazzo devi fare…»

– «Ma non fa niente… pure che io la vado a prendere a sessanta euro ad un’altra parte… pure che la nostra fa schifo… la buttiamo qua dentro… e ci prendiamo la buona come ho fatto con Iman…»

– «Sì… però quello che ti dico io, sempre noi la dobbiamo vendere France’… sempre quello è…» 

– «Lui la paga a sessanta… e ce la passa a noi a novanta… noi non ci abbuschiamo niente… e poi lui si abbusca i soldi…»

– «Però ti ha detto fai quello che cazzo vuoi tu… tu pure che la paghi a venti euro a lui non gli frega niente… i guadagni sono tuoi…»

– «Quanti grammi è questa…»

– «Aspetta… cinquantatré»

Antonio Pio Carvelli

– «Guarda che pepita… pepita d’oro bianco… Se ti facessi un tiro di questa ora… ti scialeresti…»

– «Quindi mancano otto grammi…»

– «Ci mettiamo sette grammi di mannite… tanto è a polvere, non se ne accorgono…»

«Lo stesso è…»

– «Ce la metto sette grammi… sette è il guadagno nostro… sempre quello è…» 

– «Ci mettiamo la mannite?»

– «La fai a pietra?»

– «La mischio…»

– «La tieni la mannite?»

– «Pure la Tachipirina…»

– «Perché se tu ci metti la mannite… tu quando la pressi, rimane tutta appiccicata… si fa umida… Invece la – Tachipirina si fa asciutta come questa…»

– «E prendi la Tachipirina… sette grammi di Tachipirina, ci vuole un pacco!»

– «No… tre Tachipirine… chiamalo e fattela portare…»

– «No… non ne tengo…»

– «Prestami la macchina che li tengo quattro o cinque a casa…»

Francesco Cufone

La fiducia del piccolo boss Le Pera nei confronti dei suoi ragazzi è notevole a tal punto da non mantenere il conteggio della droga consegnata e dei relativi introiti:

– «… Non lo so… voi che mi rispondete… non lo so voi non tengo più un conto… non so quanto guadagnate… non so quanto spendo… no… dimmelo tu un poco cosa stai facendo…»

Tuttavia, interloquendo con Martino alias “Bullone” e Intrieri alias “Zuzù”, Le Pera riferiva a “Bullone” che doveva dargli 600 euro relativamente alla cocaina che acquista a 60 euro al grammo, a fronte dei 90 euro previsti, per la cocaina che gli arrivava dalla piazza di spaccio di Sibari: 

– «Ti arriva a sessanta… quindi mi devi dare seicento euro… e quell’altra da novanta te l’ho portata a ottanta… che ho parlato con lui… quella di Sibari…»

Ragione per la quale Martino deve consegnare 800 euro direttamente a Giorgio che si rifornisce da Sibari e 600 euro direttamente a Le Pera che evidentemente aveva trovato, per come in precedenza apertamente palesato quelli che erano i suoi intendimenti, una nuova fonte d’approvvigionamento dello stupefacente: 

– «E tu tieni questo ora… e basta… Mi devi portare ottocento euro di Giorgio, e seicento dei miei… e tu il resto è tuo… guadagni più di me…» 

Quello che sarebbe rimasto, dopo i pagamenti, avrebbe rappresentato il guadagno di Martino, che, a dire di Le Pera, sarebbe dovuto essere maggiore del proprio perché Martino, per come gli aveva riferito Giorgio, l’aveva allungata: 

– «Tu l’hai pure allungata no? Giorgio mi ha chiamato… vedi che l’ha toccata… e non rompere la minchia…» 

Manuel Intrieri

Non mancano intercettazioni inerenti il conteggio di denaro consequenziale alle attività di spaccio svolte. Come quella inerente a mezzo chilo di cocaina acquistata a 50 euro al grammo per un valore complessivo di 25 mila euro e di cui avevano provveduto alla vendita di soli 130 grammi:

– «Eh… duemila e settecento euro… quattromila… scusa… a quattromila e sette… cento euro… duemila e quattrocento euro… ora… ora… sta a vedere… allora… allora… a cinquanta… cinquecento grammi… venticinquemila euro…».

Per tale vendita, evidentemente non tornavano i conti relativi agli introiti che avrebbero dovuto essere pari ad un ammontare di 7.100 euro, risultando un ammanco pari a 3 mila euro:

– «Settemila e cento… io in tutto ho… quattromila… e settecento euro…»

– «Mancano?»

– «Tremila euro…»

e ciò avrebbe indotto Le Pera a realizzare un albero genealogico per avere contezza dei quantitativi di droga ceduti e dei relativi incassi:

– «Devo fare un albero genealogico… hai capito?… Non mi deve sfuggire niente… allora… cinquecento grammi, meno… cento… no… sono trecentottanta… quindi meno centotrenta… sono rimasti tre e settanta… cento l’abbiamo cacciata… e trenta l’abbiamo cacciata noi…». direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.