È fissato per il prossimo 12 aprile, dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Chiara Esposito, il processo nei confronti dei due pregiudicati coriglianesi che agl’inizi dello scorso mese d’agosto erano stati arrestati dai carabinieri dopo avere compiuto un’estorsione mafiosa ai danni del titolare d’un locale pubblico di Piazzetta Portofino, alla Marina di Schiavonea di Corigliano-Rossano.

Si tratta del 40enne Giorgio Arturi (foto a sinistra) e del 50enne Fabio Barilari (a destra). I due erano stati denunciati ai carabinieri dalla vittima dell’estorsione, aggravata dal metodo, dalla finalità e dall’agevolazione mafiosa, un 35enne del luogo, titolare d’un bar-kebaberia-rosticceria nella piazza della movida estiva coriglianese.

Al suo racconto della richiesta del “pizzo” – 1000 euro che avrebbe dovuto corrispondere in due rate, fra i primi giorni e la metà dello scorso mese d’agosto – gli uomini del Reparto territoriale dell’Arma avevano fatto immediatamente seguire una precisa attività investigativa di tipo tecnico (LEGGI QUI), fino alla sera della materiale consegna della busta gialla contenente quell’«aiuto per gli amici», e cioè le banconote con le matrici precedentemente segnate proprio dai detective della Sezione operativa della Benemerita.

Piazzetta Portofino d’estate

Fu un’indagine-lampo, durata pochissimi giorni e corroborata da intercettazioni ambientali e video-registrazioni all’interno del locale pubblico preso di mira dai due presunti estorsori.

Tanto Arturi quanto Barilari si trovano detenuti in carcere dalla sera del 4 agosto, Arturi nel penitenziario di Palmi, Barilari in quello di Vibo Valentia.

Fabio Barilari è il fratello del boss di ‘ndrangheta Maurizio Barilari, fino all’estate del 2009 capo ‘ndrina di Corigliano ed oggi con condanne definitive a 28 e a 19 anni di carcere nei maxi-processi “Timpone Rosso” e “Santa Tecla” per associazione mafiosa, concorso in 3 omicidi ed estorsioni, detenuto da 13 anni e mezzo al 41-bis nel penitenziario de L’Aquila.

Nel maxi-processo “Santa Tecla” pure Fabio Barilari era stato condannato in via definitiva a 12 anni di carcere per associazione mafiosa ed estorsione. Scontata la pena detentiva nella casa circondariale di Melfi, era tornato il libertà vigilata da un paio d’anni in qua, prima del suo nuovo arresto la sera del 4 agosto scorso (LEGGI QUI).

Il processo per estorsione mafiosa è stato istruito dal procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, dal suo aggiunto Giancarlo Novelli e dal sostituto Alessandro Riello. Quest’ultimo rappresenterà la pubblica accusa nel processo.

Il procuratore Gratteri

La Procura Antimafia aveva richiesto al gip Esposito il giudizio immediato sulla scorta delle prove in suo possesso nei confronti di Arturi e Barilari. I difensori dei due imputati – gli avvocati Pasquale Di Iacovo, Giovanni Antonio Scatozza e Pasquale Madeo del foro di Castrovillari – hanno poi formulato al giudice la loro richiesta di giudizio abbreviato, finalizzata ad ottenere lo sconto d’un terzo sulle eventuali pene che saranno applicate.

Lo scorso 6 dicembre, Arturi è stato raggiunto da un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere, spiccata sempre dalla Procura Antimafia diretta da Gratteri, che lo vede indagato assieme ad altre 4 persone per l’omicidio del pregiudicato 57enne coriglianese Pasquale Aquino alias Pasquale ‘U spusato, ucciso a colpi di pistola la sera del 3 maggio scorso davanti casa sua alla Marina di Schiavonea, oltre che per traffico di droga (LEGGI QUI). direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 20 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.