La prima udienza dibattimentale in Corte d’Assise a Cosenza doveva tenersi oggi, ma alcune mancate notifiche ne hanno provocato un rinvio di oltre due mesi

COSENZA – S’è aperta e chiusa con un nulla di fatto, questa mattina, la prima udienza del processo per l’omicidio di stampo ‘ndranghetista compiuto il 3 maggio dell’anno scorso a Schiavonea di Corigliano-Rossano, che vide vittima d’un agguato a colpi di pistola e mitraglietta il pregiudicato 57enne del posto Pasquale Aquino detto ‘U spusat.

L’apertura del dibattimento era prevista per oggi in Corte d’Assise a Cosenza, ma alcune mancate notifiche alle parti interessate ne hanno provocato il rinvio. Per questo motivo, quindi, i giudici (presidente Paola Lucente, a latere Francesca De Vuono) hanno aggiornato l’udienza al prossimo 19 febbraio 2024.

Il cadavere di Aquino sul marciapiede di casa sua

In 5 alla sbarra: ci sono pure il tentato omicidio di Marchese “Il diavolo”, armi, droga e danneggiamenti

Non solo e soltanto l’omicidio Aquino sarà oggetto del processo, ma anche il tentato omicidio del pregiudicato 40enne Cosimo Marchese detto “Il diavolo” avvenuto il 1° giugno – nemmeno un mese dopo – in contrada Pirro-Malena sempre a Corigliano-Rossano.

E poi la detenzione e l’occultamento d’un arsenale d’armi – tra le quali quelle servite a compiere i due delitti – nella contrada Fabrizio della stessa città jonica, un consistente traffico di sostanze stupefacenti e alcuni danneggiamenti compiuti sempre lo scorso anno in lungo e in largo sul territorio cittadino. Reati tutti aggravati dal metodo mafioso.

Pasquale Aquino

Sono 5 gl’imputati alla sbarra, tutti coriglianesi, chiamati a rispondere a vario titolo dei capi d’imputazione formulati dalla Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro:

Francesco Le Pera, di 22 anni (nella foto d’apertura), Manuel Intrieri detto “Zuzù”, anch’egli 22enne, Giorgio Arturi, di 40 anni e recentemente condannato per un’estorsione mafiosa (leggi QUI), Bruno Arturi, di 20, e Annamaria Iacino, di 37, moglie di Giorgio Arturi.

In carcere da un anno il presunto killer di Pasquale ‘U spusat e gli altri: quasi tutti giovanissimi

Dal 6 dicembre dell’anno scorso, appena sette mesi dopo l’omicidio Aquino, il tentato omicidio di Marchese e la commissione degli altri gravi reati contestati, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Giuseppe De Salvatore, aveva emesso e fatto eseguire dai carabinieri di Corigliano-Rossano, che avevano indagato coordinati dalla Procura Antimafia di Catanzaro, l’ordinanza applicativa delle misure cautelari in carcere nei confronti di 6 dei 12 indagati complessivi, quasi tutti residenti in contrada Fabrizio e da oltre un anno quasi tutti detenuti in carcere.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Corigliano-Rossano e coordinate dalla Procura Antimafia di Catanzaro

Quale presunto esecutore materiale sia del delitto Aquino che del tentato omicidio di Marchese è incriminato il 22enne Francesco Le Pera. Il presunto killer in entrambi i casi avrebbe agito con dei complici. Nell’omicidio, in particolare, con Intrieri, Giorgio Arturi, e persino con un minorenne di nazionalità rumena che sarà giudicato dal Tribunale per i minori di Catanzaro.

Altri 4 imputati a processo col rito abbreviato dal 19 gennaio

Gli altri imputati – per reati in materia di stupefacenti, armi e danneggiamenti – hanno scelto d’essere giudicati, avvalendosi del rito abbreviato, dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro. L’inizio del loro processo è fissato per il prossimo 19 gennaio 2024.

Si tratta di:

Matteo Domenico Maria Arcidiacono detto “Cancariello, di 27 anni, Giovanni Arturi detto “A vozza, di 44, Antonio Pio Carvelli detto “Brivido”, di 19, e Antonio Martino detto “Bullone”, di 20.

Il tragico suicidio in carcere di Francesco Cufone

Lo scorso 15 giugno, uno degl’indagati, il 33enne Francesco Cufone, s’era suicidato nel carcere di Taranto, dopo che, nelle settimane precedenti, aveva reso ai magistrati antimafia dichiarazioni confessorie ed accusatorie nei confronti degli altri indagati (leggi QUI), salvo poi ritrattarle il giorno prima d’impiccarsi nel bagno della cella (leggi QUI).

Francesco Cufone

L’assoluzione dei Chiaradia: l’Antimafia li riteneva i mandanti del fatto di sangue

Dall’inchiesta, lo scorso 17 novembre, erano usciti di scena i fratelli Giovanni e Piero Chiaradia, rispettivamente di 56 e 50 anni, pluripregiudicati con sentenze definitive per associazione mafiosa e narcotraffico.

Giovanni Chiaradia, detenuto in carcere da agosto dell’anno scorso, è considerato dall’Antimafia uno dei boss della ‘ndrangheta coriglianese.

Lui, il fratello Piero da qualche mese ristretto agli arresti domiciliari, e una terza persona, sono stati recentemente condannati per il maxi-incendio di stampo mafioso ai capannoni della nota azienda “Socas Srl” del maggio dell’anno scorso (leggi QUI).

Giovanni e Piero Chiaradia

I Chiaradia erano ritenuti dalla Procura Antimafia catanzarese i presunti mandanti dell’omicidio Aquino:

il giudice per l’udienza preliminare distrettuale, Chiara Esposito, poco meno d’un mese fa ha emesso nei loro confronti una sentenza assolutoria di non luogo a procedere per insufficienza di prove. direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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