Dalle indagini sulla presunta estorsione e gl’incendi delle auto alla famiglia Gattuso, sono venute a galla un’altra ritenuta estorsione ai danni d’un imprenditore agricolo con truffa all’Inps, e le minacce al suo complice marocchino   

CATANZARO – Dovranno rispondere, a vario titolo, di ben 7 capi d’imputazione, tutti con l’aggravante mafiosa.

Si tratta del 51enne Aldo Abbruzzese (foto), il ritenuto boss di ‘ndrangheta della Marina di Schiavonea di Corigliano-Rossano, e del 43enne marocchino Mustaphà Hamil, suo supposto complice nella complessa e intricata ipotizzata vicenda di natura estorsiva e di danneggiamenti incendiari di stampo mafioso ai danni della nota famiglia locale dei Gattuso, i più stretti congiunti di Rino, il campione del mondo di calcio.

Mustapha Hamil

Il nuovo indagato marocchino

Nell’inchiesta è entrato pure un altro pericoloso soggetto di nazionalità marocchina, il 35enne Yassine Elhani. Grazie al fiuto investigativo dei carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano diretti dal tenente colonnello Marco Filippi, che, nei mesi scorsi, non hanno lasciato nulla al caso.

Yassine Elhani

I reati contestati dalla Procura Antimafia di Catanzaro

I reati contestati al terzetto vanno dall’estorsione agli incendi di due autovetture, dalla detenzione di droga a quella di munizioni e armi e alla ricettazione di queste ultime, dalla violenza privata alla truffa allo Stato, tutti aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosi.

Il sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, Stefania Paparazzo, nella giornata di ieri ha spiccato ai tre indagati e ai loro difensori (gli avvocati Andrea Salcina, Giuseppe Bruno, Franco Oranges e Giuseppe Vena) l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

L’estorsione e gli incendi delle auto ai familiari del campione del mondo Rino Gattuso

Vittima “recalcitrante” della ritenuta estorsione, il 70enne padre di Rino Gattuso, Franco, il quale dalla scorsa estate avrebbe tergiversato nel corrispondere al boss Abbruzzese 3 mila euro. E quest’ultimo, tra i mesi d’ottobre e dicembre scorsi, avrebbe utilizzato come mezzo terroristico di pressione quello che da anni, a queste latitudini, è il più classico dei metodi intimidatori:

il fuoco.

Del fuoco, però, con ogni probabilità per una fine, anzi finissima scelta “strategica”, era rimasta vittima la figlia di Franco Gattuso e sorella di Rino, la 44enne Ida (L’ex marito a Ida Gattuso: «Queste cose non bisogna dirle ai carabinieri!»).

Ida Gattuso e il padre Franco

Alla donna, che in passato ha pure ricoperto le cariche pubbliche di consigliera nonché di vicepresidente del Consiglio comunale coriglianese, nel giro di meno di due mesi avevano incendiato ben due autovetture proprio sotto casa, con fuoco e fiamme che le avevano danneggiato la stessa abitazione mettendo a serio rischio la sua incolumità e quella dei suoi due figli.

Uno dei due incendi subiti da Ida Gattuso

D’avere materialmente compiuto i due drammatici incendi, sulla scorta delle indagini effettuate dai carabinieri in forza alla Sezione operativa cittadina avvalendosi d’intercettazioni telefoniche, ambientali, e delle relative attività di riscontro, è formalmente accusato il marocchino Mustaphà Hamil, il quale, secondo il magistrato inquirente e secondo il giudice per le indagini preliminari distrettuale, Chiara Esposito, che il 2 febbraio scorso ne aveva ordinato l’arresto unitamente ad Abbruzzese, avrebbe agito proprio su ordine del boss di Schiavonea.

Rino Gattuso

La minacciosa richiesta del boss al marocchino: «Devi dire che io non c’entro niente»

Nel carcere di Cosenza, ov’erano entrambi detenuti, il boss avrebbe avvicinato il marocchino, e, con la minaccia, gli avrebbe intimato d’auto-accusarsi di tutto e di scagionarlo. Il marocchino si sarebbe però opposto a tale pretesa, denunciando il fatto alla polizia penitenziaria che l’aveva poi trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

L’estorta assunzione nell’azienda agricola di Cozzolino e la truffa all’Inps

Abbruzzese oggi è accusato anche d’una seconda estorsione mafiosa emersa nel corso delle indagini. La vittima del caso è l’imprenditore agricolo coriglianese Franco Cozzolino, costretto ad assumere nella propria azienda il boss in qualità di bracciante negli anni 2021, 2022 e 2023.

Da questo rapporto di lavoro fittizio – documentato dall’Antimafia attraverso le buste paga, il relativo flusso dei bonifici effettuati dall’imprenditore sul conto corrente di Abbruzzese e i prelievi effettuati da quest’ultimo per restituirgli le stesse somme versategli – è emerso anche il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato da parte di Abbruzzese, perché Cozzolino gli versava i contributi all’Istituto nazionale della previdenza sociale e il boss percepiva le indennità relative ai periodi di disoccupazione e malattia dall’Inps.

L’arma “sbolognata” dal marocchino per 150 euro al pericoloso connazionale

Il secondo marocchino, Yassine Elhani, è invece accusato d’avere acquistato per 150 euro una pistola e della cocaina dal proprio connazionale Mustaphà Hamil:

quest’ultimo, al momento dell’arresto, fu comunque trovato in possesso di tantissime munizioni per armi, dopo essersi sbolognato la pistola per paura che gliela trovassero i carabinieri.

Yassine Elhani era finito nelle nostre cronache a fine febbraio, quando venne catturato dai carabinieri dopo un lunghissimo e rocambolesco inseguimento, cominciato a Corigliano-Rossano e terminato col suo arresto a San Marco Argentano (Marocchino con droga e armi: era ricercato dai primi di dicembre. Tutti i particolari della rocambolesca cattura). direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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