ROMA – Durante la maxi-inchiesta denominata “Stige” dalla Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, il 9 gennaio 2018 erano scattate le manette anche per Angelo Cofone, 58enne imprenditore agricolo e collaboratore scolastico di San Giacomo d’Acri.

Accusato, assieme all’imprenditore di Corigliano-Rossano Vincenzo Zampelli, d’aver “manovrato” un appalto pubblico per l’affidamento dei lavori consistenti nella vendita di legname a seguito del taglio d’un bosco nel Comune di Aprigliano, in modo tale da risultare affidato all’impresa gestita da Zampelli.

Quest’ultimo, secondo l’accusa, si sarebbe visto aggiudicare il bando avvalendosi di due soggetti legati alla cosca ‘ndranghetistica di Cirò, Adolfo D’Ambrosio e Vincenzo Santoro, che avrebbero esercitato un’illecita interferenza per condizionare l’appalto del Comune di Aprigliano.

Cofone era stato poi scarcerato il successivo 27 luglio 2018, in conseguenza dell’accoglimento del ricorso per Cassazione del suo difensore, l’avvocato Pasquale Di Iacovo.

Purtuttavia, Cofone, nel processo di primo grado, era stato condannato a 3 anni di reclusione.

In appello, invece, era stato assolto «perché il fatto non sussiste».

L’avvocato Di Iacovo

La sentenza d’appello era stata però impugnata in Cassazione dal procuratore generale della Corte di Appello di Catanzaro.

Ieri, i giudici della Seconda sezione della suprema corte, hanno accolto la richiesta dell’avvocato Di Iacovo, dichiarando inammissibile il ricorso del procuratore generale della Corte d’Appello catanzarese, confermando definitivamente l’assoluzione di Cofone da tutte le accuse che gli erano state mosse. redazione@altrepagine.it

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