Ha ancora da scontare 10 anni di carcere ed altri importanti processi in corso

ROMA – La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento di proroga del “carcere duro” previsto dal 41-bis emesso dal ministro della Giustizia nei confronti del 54enne boss della ‘ndrangheta di Corigliano-Rossano e della Sibaritide Filippo Solimando (foto), detenuto dal febbraio 2015 dapprima nel carcere di Opera a Milano e adesso nel penitenziario di Cuneo. Dovranno però pronunciarsi (per una seconda volta) i giudici del Tribunale di sorveglianza di Roma.
Solimando sta scontando la condanna a 20 anni di reclusione per associazione mafiosa e traffico intercontinentale di droga, maturata nell’ambito della maxi-inchiesta denominata “Gentlemen”, condotta dai magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro.
Al boss, poco dopo il suo arresto di 9 anni fa, era stato applicato il regime detentivo speciale previsto dall’articolo 41-bis della legge sull’ordinamento penitenziario, per evitare che dal carcere potesse continuare ad intrattenere relazioni ‘ndranghetiste.
Il drastico provvedimento, che viene disposto dal ministro della Giustizia su richiesta dei magistrati antimafia, ha una prima durata di 4 anni, prorogabile con successivi provvedimenti della durata di 2 anni ciascuno.
Dopo i primi 4 anni, per Solimando erano state emesse due proroghe, nel 2021 e nel 2023.
Contro l’ultima proroga, il boss aveva proposto ricorso al Tribunale di sorveglianza di Roma, che l’aveva rigettato.
Decisione impugnata in Cassazione, i cui giudici, venerdì scorso, hanno accolto integralmente il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Pasquale Di Iacovo, annullando la precedente decisione con rinvio allo stesso Tribunale di sorveglianza di Roma per un nuovo esame del ricorso.

L’avvocato Di Iacovo
Solimando, quindi, da qui a non molto, potrebbe vedersi revocato il regime detentivo del 41-bis. Ha ancora da scontare 10 anni di carcere ed altri importanti processi in corso. direttore@altrepagine.it