CORIGLIANO-ROSSANO – Caro Direttore, la tua analisi del voto, a botta calda, è esatta (Viva Corigliano-Rossano libera?! Qui ci conosciamo tutti) anche se va approfondita, perché gli intrecci affaristici e i tradimenti politici (Stasi stravince. Straface vittima di un’imboscata politico-elettorale tesale dai “suoi”) fanno parte di un congegno ben orchestrato e in modo trasversale.

Il giusto tempo e la ferma determinazione presto restituiranno la verità. Contro i tradimenti, contro la tutela di interessi privati e contro anche i favoreggiamenti istituzionali in spregio al dovere di vigilanza non ci potrà essere né pace né tregua:

«Non ti arrendere mai… stringi i pugni, sorridi e ricomincia», esortava nel 455 Papa San Leone Magno, che armato di Croce e Vessillo fermò prima Attila e poi Genserico.

È salpata la stessa nave caricatoia (o paranza con barchette da tiro?), che, dopo aver buttato a mare zavorra e mozzi sfiancati, ne ha imbarcato altri, di minore caratura e non meno digiuni di vento e di timone (la garanzia è la “promessa da marinaio” pure di Schiavonea reciprocamente fattasi da incapaci e bugiardi per Dna).

In questo confuso mosaico politico-istituzionale, in cui il colore che risalta è il grigio fumo del voto di scambio riconducibile alla lista pinquata (e non solo), onde scolorire la suggestione di una falsa narrazione di un successo elettorale, solo frutto di intrallazzi, baratti e coperture varie in negativa congiunzione astrale, piazzo subito nel giusto posto tre tessere autentiche e a luce rifrangente.

La prima riflette le cattive inclinazioni morali di una classe politica pericolosa per lavita di una comunità anche se acritica e in condizioni di sudditanza:

«Preoccupante e sempre più diffusa è la criminalità del mondo degli affari, che attraverso il sistema della corruzione inquina la pubblica amministrazione e le stesse strutture politiche;

che attraverso i reati finanziari sottrae alla comunità risorse necessarie al suo sviluppo…

Questa criminalità dei colletti bianchi non suscita quell’allarme sociale che dovrebbe provocare e perciò si vede assicurata troppe impunità:

perché nella corruzione si sviluppa una omertà basata sul reciproco tornaconto tra corruttore e corrotto;

perché assai debole è la reazione a delitti che aggrediscono non beni individuali, ma beni collettivi». (Alfredo Carlo Moro, già Presidente Aggiunto della Corte di Cassazione e già Professore di Diritto alla Sapienza di Roma).

È indispensabile e urgente una ripresa dell’etica della legalità, perché la caduta del controllo sociale agevola l’esplosione della criminalità e un non efficace sistema sanzionatorio è un incentivo alla commissione di reati.

Mi riferisco a quelle mie denunce per fatti che potrebbero rivestire ipotesi di gravi reati provati da atti notarili e da atti pubblici amministrativi, quindi, da prove documentali (Inchiesta “Pinqua”: falsificata la firma di un dirigente comunale?).

La denuncia più eclatante, che ha suscitato grande clamore, è quella dell’acquisto di catapecchie che il Comune ha fatto da privati al prezzo del mille per cento superiore al loro valore di mercato (trattasi di centinaia di migliaia di euro):

i famosi Pinqua.

Danaro pubblico finito nelle tasche di privati non per caso in stretti rapporti di… collaborazione (anche per numerosi incarichi professionali) con il primo rappresentante del Comune, ma v’è ancora dell’altro, e anche più grave.

Una Comunità civile, se sorretta da normale e comune senso morale, avrebbe dovuto esprimere la sua forte riprovazione in occasione della recente competizione elettorale:

niente, gli elettori hanno approvato col voto questo furto di pubblico danaro.

Azzerato il senso etico, rimane il concorso morale in una vicenda illegale:

non certo una cosa di cui vantarsi, anzi, di cui vergognarsi, e molto.

Forse ha ragione chi dice che il popolo è bue e idiota.

L’assillo di Fichte (lo dico per chi sa di chi parlo) è nella domanda che faceva a se stesso e ai suoi allievi dell’Università di Jena:

«Se la parte eletta (e qui mi riferisco intenzionalmente alla accezione elettorale) della società umana è corrotta, dove si dovrà cercare il bene morale?».

L’unica risposta del grande filosofo è:

«Nella cultura: il mezzo è innalzare e fare progredire la cultura».

(È ‘na parola!).

In un’epoca di tirannia dei social, in cui spesso vilmente l’utente si copre coll’anonimato, gli analfabeti di ritorno e gli ignoranti la fanno da padroni e la cultura è perdente.

La seconda tessera è diretta conseguenza della prima.

È sempre il già citato Alfredo Carlo Moro che parla:

«Il nostro Paese vive un periodo di eclissi della legalità per la crescita di un antistato criminale, dovuta a confusione istituzionale per cui saltano le sfere di reciproca competenza con invasione di un potere nel campo dell’altro.

La corruzione diffusa nei pubblici uffici consente solo ai clienti di avere ciò che dovrebbe essere assegnato solo sulla base del merito.

Le interconnessioni tra potere criminale e potere politico (da una parte si concedono appalti e favori e dall’altra si garantisce la raccolta del consenso)esigono una reale efficienza degli apparati di polizia e di giustizia».

Cosa questa non possibile quando il pregiudizio ideologico condiziona la neutra applicazione della legge.

I fatti quotidianamente ce ne danno prova:

inchieste ad orologeria che scattano, o non scattano, in periodo elettorale;

reati bagatellari trattati come crimini gravi per i nemici e viceversa per gli amici;

interpretazione delle norme, a seconda come sopra, in modo elastico o restrittivo, eccetera.

Il risultato non solo è una grande sfiducia nelle istituzioni, ma un grande danno etico ed economico.

I disonesti fanno affari governando, gli onesti, invece, finiscono in galera e dopo molti anni, quando tutto è perduto riacquistano uno straccio di onore di cui non sanno che farsene.

Nel presente, la situazione – e mi dispiace contraddire il grande Ennio Flaiano – è, ad un tempo, grave e seria:

i rieletti sono al comando, curatori di interessi privati a danno del pubblico danaro, con tanti saluti all’inquinamento delle prove, alla reiterazione dei reati della stessa specie, all’associazione per delinquere e al conclamato voto di scambio, che nelle more si è impunemente consumato:

l’autore di una forte lista in appoggio alla maggioranza ha anche sbeffeggiato tutti paventandone il rischio da parte di altri.

La deterrenza al reato si è trasformata in incentivo allo stesso, e concludo:

la morale della favola è la favola della morale.

La terza tessera non è diretta conseguenza delle prime due, ma, comunque, è ad esse collegata.

Le mie denunce sono diventate di pubblica conoscenza a distanza di tempo dalla loro presentazione e non perché io ne abbia data diffusione.

Il protagonista principale, venutone a conoscenza (posso solo ipotizzare come), invece di tacere e porre rimedio al malfatto, come prudenza e buonsenso esigeva, ha avuto reazioni oltremodo scomposte ed è passato arrogantemente all’attacco direttamente in prima battuta, e, poi, vilmente, con le stesse false argomentazioni, rivolgendosi ad un noto e prezzolato calunniatore e diffamatore che vive miserevolmente di questo e, ovviamente, senza verificare la fonte del luridume che pubblica, cosa che aggiunge lerciume al lerciume dei laidi autori.

L’avidità del Pinqua e la ritenuta impunità (e, purtroppo, il risultato elettorale ha dato conferma al “si dice” insistentemente circolato) fanno parte del suo sistema (lucroso) di vita, e né i fatti certi ultimi né i video di reciproche malefatte dei duumviri, prima acerrimi nemici e ora compari in affari, gli provocano turbamento.

Non posso aggiungere nulla di più spregevole di quanto si dovrebbe, per cui mi affido alla grandezza del divino poeta Dante che, per descrivere soggetti infami della stessa risma, così li addita:

«e quindi giù nel fosso vidi gente attuffata in uno sterco che da li uman privadi parea mosso.

E mentre ch’io la giù con l’occhio cerco, vidi un col capo sì di merda lordo».

Sozzura, fetore, viltà, avidità e villania giustificano tutto:

malloppo stretto in tasca, intrallazzi affaristici e voto di scambio (compiaciutamente condiviso).

Purtroppo, Alea iacta est, ma non ci arrendiamo.

Stia bene!

Avv. Pino Zumpano

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