CORIGLIANO-ROSSANO – Gentile Direttore, le scrivo perché finalmente in questa sfortunata città si riesce a parlare chiaro.

Lei ieri ha sollevato un problema serio e molto grave, che spesso viene volutamente dimenticato (leggi QUI).

Certi rapporti però diventano sempre più “fitti” e le collusioni sono sempre meno velate tra le istituzioni, la società civile e la criminalità, comune od organizzata che essa sia.

Occorre una fredda analisi, che viene da attente osservazioni.

Dobbiamo fare un passo indietro nel tempo e ricostruire quanto accaduto in questa città in questi decenni.

Dai primi anni Novanta nella Sibaritide vi è stata una gerarchia ben precisa, un’organizzazione strutturata, appartenente alla ‘ndrangheta sotto ogni aspetto.

Ruoli apicali ben definiti, rituali specifici per le affiliazioni, tutto documentato e provato da diversi processi.

Tante le competizioni elettorali e sempre un apparente distacco tra i capi-‘ndrangheta e i loro gregari e la politica che si è succeduta. Frasi di circostanza, consigli comunali a tema, ma sempre tutti alla larga e ben distanti dall’affrontare il problema malavita.

Da qualche tempo le cose sono cambiate:

inutile far finta di niente e girarci dall’altra parte, cosa che purtroppo accade molto spesso. Pure nell’ultima campagna elettorale una “certa parte” ha sostenuto senza remore alcuni candidati, gente che ha ottenuto molte preferenze e tanti consensi in zone della città particolari e ad alta densità criminale.

Ci sono i nomi e i cognomi, così come è stata visibile e a volte plateale la presenza delle Forze dell’Ordine nei vari eventi elettorali di entrambi gli schieramenti in lizza.

I fatti sono molto evidenti. Tutti gli appartenenti al “sistema locale” hanno votato e fatto votare, con una certa insistenza e pressione.

Su alcune figure, notissime per diversi motivi e con riferimenti chiarissimi ad uno spaccato familiare e sociale tutt’altro che da elogiare, si sono catalizzati flussi di voti “inusuali” nei numeri, ma che invece si spiegano.

Quante combinazioni, quante visite “casuali”, quanti fac simile ritrovati in certi ambienti, quante passeggiate con alcune persone in posti, diciamo, “discutibili”.

Non stiamo parlando di San Luca, di Cutro, ma di Corigliano-Rossano, la città libera, moderna, pulita e onesta.

C’è qualcosa che non torna:

frequentazioni, piaceri, amicizie strette, con chi ha ruoli ben chiari nella geografia criminale cittadina. Come lo chiamate questo?

Intanto ogni abuso è coperto, almeno per questi giorni, dalla grande entità di voti conquistati.

Conquistati “come” e “tramite chi” verrebbe da chiedersi. Con quali promesse, sotto quali accordi?

Mettendo da parte la “compravendita” chiara e sempre più evidente dei candidati “interessati”, che hanno avuto e stanno avendo regalìe varie, qui la questione morale è molto più significativa ed evidente.

Siamo passati da una classe politica che si è travestita di “nuovo” con le solite promesse a una città con mai sopite ed evidenti “infiltrazioni” di criminalità organizzata?

Non bastavano i debiti, le spese pazze, le assunzioni, le vessazioni ai dipendenti di diverso colore politico, adesso di nuovo la ‘ndrangheta?

I sorrisi e gli abbracci, i selfie e i commenti sui social, il quadro è sempre più chiaro…

Lettera firmata

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