Il meccanico che prestò l’auto al presunto autore del duplice omicidio Scorza-Hedhli, prima tirò in ballo dei «pakistani» e poi chiamò in causa Bloise “L’hawaiano”: quest’ultimo 7 mesi fa fu vittima d’un tentato omicidio

CASSANO JONIO – Una circostanza davvero singolare in un omicidio di ‘ndrangheta, in questo caso duplice.

Già, perché ben 11 giorni dopo il massacro a colpi di pistole del pregiudicato 57enne cassanese Maurizio Scorza detto ‘U cacagliu e della moglie tunisina 38enne Hedhli Hanene detta Elena, il fuoristrada nitidamente immortalato nelle telecamere di video-sorveglianza del perimetro di sangue, vale a dire il mezzo inequivocabilmente utilizzato dai due killer della coppia, era ancora in circolazione. Addirittura a Sibari, a una piccola manciata di chilometri dal luogo che, il 4 aprile 2022, fu teatro del delitto (L’eliminazione di Scorza (e della moglie innocente) decisa dopo un “affronto” al potente boss Pepe?)

La coppia assassinata

Era il 15 aprile e il fatto aveva sorpreso non poco i carabinieri del Reparto investigativo del Comando provinciale di Cosenza, che indagavano sul fatto di sangue sotto l’egida del sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, Alessandro Riello.

Gl’investigatori, infatti, avevano visionato, per una “verifica incrociata”, le registrazioni della telecamera di pubblica video-sorveglianza installata sulla rotatoria sibarita della centralissima Via Taranto.

Quel Suzuki Gran Vitara, dunque, non era stato distrutto o dato alle fiamme, come accade sempre per i veicoli utilizzati per commettere gravi reati, figuriamoci un duplice omicidio.

Il proprietario dell’auto prestata inconsapevolmente al presunto killer

Gl’investigatori dell’Arma risalirono subito al proprietario del veicolo, il 55enne Paolo Cantore (nella foto d’apertura), un meccanico residente nella vicina contrada Tre Ponti nota come il “regno dei Forastefano”, una delle due potenti famiglie della ‘ndrangheta unita cassanese.

Cantore è persino in affinità con alcuni esponenti di quella famiglia, avendo suo figlio sposato proprio una Forastefano.

Perquisito, interrogato, indagato… e lungamente intercettato

Il meccanico veniva quindi iscritto nel registro degl’indagati per concorso nel duplice omicidio di ‘ndrangheta e immediatamente sottoposto ad un’intensa attività d’intercettazione telefonica e ambientale.

Il 9 giugno gl’inquirenti lo sottoposero a perquisizione per sequestragli il fuoristrada, ma – sorpresa nella sorpresaquel Suzuki Gran Vitara Paolo Cantore non ce l’aveva più.

Disse ai carabinieri d’averlo venduto 15/20 giorni prima a dei pakistani di sua conoscenza, fornendo una versione dei fatti macroscopicamente inverosimile:

«L’ho venduto a certi pakistani che vivono ad Apollinara (una vicinissima frazione del confinante Comune di Corigliano-Rossano ndr), ma senza alcuna formalità, per cui è intestato ancora a me, infatti ho ancora la carta di circolazione;

non so i nomi di questi pakistani, li conosco perché di tanto in tanto vengono da me in officina per vedere se possono acquistare del vecchio materiale ferroso. Eravamo rimasti d’accordo per 1.600 euro, me ne hanno dati 1.300 con l’impegno che più avanti mi avrebbero portato i restanti 300 e le targhe, che io avrei versato, ma ad oggi non sono ancora venuti.

Fino a quando l’ho dato a questi, nella mia famiglia l’ho sempre utilizzato solo io e non l’ho mai prestato ad altri».

Dopo averla sparata grossa, Cantore rettificò la sua grossolana bugia… con un’altra bugia!

Dal tenore più grave, dal momento che fece nome, cognome e soprannome d’una persona, che chiamò in causa:     

«La mattina del 4 aprile (il giorno del duplice omicidio, ndr) è venuto da me in officina Franco Bloise di Sibari detto “Carlo l’hawaiano”, che mi ha lasciato la sua Volvo perché gli sostituissi una candeletta e ha voluto il mio fuoristrada in prestito come auto sostitutiva, e io gliel’ho dato.

Il mattino dopo, verso le 7,30, ho trovato la mia macchina qui davanti, era stata lavata, e lui si era ripresa la sua.

Intorno alla metà di maggio, forse era il 18, Bloise venne di nuovo qui dicendomi che gli interessava urgentemente acquistare il mio Suzuki per utilizzarlo nelle terre, mi offrì 4 mila euro, un ottimo affare dal momento che io l’avevo pagato 2.500;

accettai e lui mi pagò subito, dicendomi che da lì a poco mi avrebbe portato le targhe perché io potessi versarle».

Bloise L’hawaiano è un personaggio noto ai carabinieri che s’accompagnava spessissimo proprio al presunto killer di Scorza, vale a dire al 41enne Francesco Faillace, ma, a differenza di quest’ultimo, gli stessi investigatori dell’Arma lo considerano «il fesso della compagnia», com’è riportato nelle 212 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Faillace, firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Arianna Roccia.

Dopo la prima “visita” dei carabinieri ed apposite convocazioni in caserma, le intercettazioni – che fino a quel momento agl’inquirenti avevano rivelato poco o nulla – cominciarono a delineare il quadro della situazione in modo più veritiero, secondo il magistrato inquirente titolare dell’inchiesta, col quale concorda il primo giudice.

Cantore era assalito dal terrore di poter finire in carcere o di poter essere ammazzato pure lui, e lo stesso presentimento lo viveva sua moglie.

La coppia era infatti nervosa e adirata con Francesco Faillace e con la famiglia Forastefano al cui clan ‘ndranghetista il presunto killer sarebbe “iscritto”.

Cantore e consorte si videro infatti più volte sia a casa loro che a casa dei Forastefano proprio con esponenti appartenenti a quella nota famiglia, ma anche con alcuni loro stretti amici più o meno “vicini” a quegli ambienti. E dalle loro parole “captate” il quadro per gl’investigatori diventava sempre più nitido.

Fino all’arresto, avvenuto il 15 novembre 2022, del 58enne Francesco detto Franchino Adduci, l’allevatore nella cui masseria di contrada Gammellone al confine tra Cassano e Castrovillari, Scorza e la moglie erano stati ammazzati, cui lo scorso 14 maggio la Corte d’Assise di Cosenza ha inflitto la condanna a 21 anni di carcere per avere concorso nel duplice omicidio (21 anni di carcere a Franchino Adduci, ritenuto “basista” dei due (ancora ignoti) sicari).

Franchino” Adduci

L’arresto di Adduci e la verità di Cantore

La mattina del 18 novembre, accompagnato da un avvocato, Cantore si presentò spontaneamente negli uffici del Comando provinciale dei carabinieri, a Cosenza, per essere interrogato dal sostituto procuratore antimafia Riello, al quale rivelò d’avere prestato il suo fuoristrada, nel primo pomeriggio del 4 aprile, a Francesco Faillace che gliel’aveva chiesto per poter effettuare dei lavori agricoli in un terreno, onde evitare di rovinare la sua berlina Volvo, aggiungendo che aveva accordato di prestarglielo perché Faillace era un suo buon cliente e che alle 17, alla chiusura dell’officina, lo stesso ancora non gliel’aveva portato indietro, ma che l’aveva ritrovato sul piazzale soltanto il mattino seguente, lavato, attribuendo quest’ultimo fatto ad un’attenzione nei suoi confronti.

Il presunto killer di ‘ndrangheta Francesco Faillace

Cantore agl’inquirenti ha pure chiarito che circa un mese dopo, lo stesso Faillace era tornato da lui determinato ad acquistare quel veicolo per poter continuare a lavorarci in campagna, proponendogli il prezzo di 4 mila euro comprensivo del passaggio di proprietà che il presunto killer s’era impegnato ad effettuare in un secondo momento, ma che non ha mai effettuato perché l’auto sarà stata distrutta o incendiata. Una proposta – quella di Faillace – che Cantore aveva subito accettato.

E sono proprio gli stessi fatti che lui aveva invece attribuito a Franco Bloise L’hawaiano

Temeva ritorsioni da parte di Faillace

Raccontando questa “scomoda verità”, il testimone di giustizia ha ovviamente ammesso d’avere mentito ai carabinieri nei mesi precedenti, e d’averlo fatto per il terrore che provava a raccontare le cose per come realmente accadute, temendo ritorsioni da parte di Faillace di cui ben conosceva la caratura criminale, e tirando in ballo Bloise per il fatto che egli era un suo amico e stava spesso con lui.

Il tentato omicidio dell’hawaiano

Bloise, 7 mesi fa, rimase vittima d’un attentato a colpi di pistola dal quale, per sua fortuna, uscì illeso.

Franco Bloise

La sera del 23 dicembre dell’anno scorso, un commando armato a bordo di un’auto lo seguì mentre lui era alla guida della propria vettura e ad un certo punto aprì il fuoco che colpì il parabrezza e la carrozzeria, mancando il bersaglio umano (Il tentato omicidio Bloise e le relazioni pericolose dell’“hawaiano”).

Anche sul tentato omicidio dell’hawaiano – di sicura matrice ‘ndranghetista – i carabinieri stanno cercando di fare piena luce… direttore@altrepagine.it

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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