Nei confronti dei dottori Spina e Putortì udienza preliminare fissata a novembre. Archiviate le posizioni dei loro colleghi Plastina, Fusaro e De Vincenti

CASTROVILLARI – Tre medici originariamente indagati escono dalle scene giudiziarie, mentre per altri due la Procura di Castrovillari ha richiesto il rinvio a giudizio per le loro ritenute responsabilità professionali nella morte d’un giovane di soli 29 anni, Eugenio Plastina (foto).
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, Biagio Politano, ha fissato la data per l’udienza preliminare nei confronti del dentista coriglianese 38enne Salvatore Spina (difeso dagli avvocati Antonio Madeo ed Enzo Belvedere), e del medico di Pronto soccorso 69enne Giovanni Putortì, anch’egli coriglianese (difeso dall’avvocato Angelo Lavorato).
Archiviate, quindi, le posizioni dei dottori Francesco Fusaro, di 61 anni, Carmela De Vincenti, anch’ella 61enne, e Domenico Plastina, 37enne.
Il sostituto procuratore Luca Primicerio, il 21 giugno scorso ha infatti avanzato al gip la propria richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei soli Spina e Putortì.
E per decidere se mandarli a processo o meno, il giudice Politano ha fissato l’udienza per il prossimo 13 novembre.

Il Tribunale di Castrovillari
L’inchiesta giudiziaria su una morte più che sospetta
Al centro della scena giudiziaria, la morte, avvenuta la sera del 15 marzo dell’anno scorso, del 29enne coriglianese Eugenio Plastina, deceduto nel Pronto soccorso dell’ospedale “Nicola Giannettasio” di Corigliano-Rossano, poco prima che potesse essere trasferito nell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza per le sue critiche condizioni.
L’inchiesta sul suo decesso più che sospetto venne aperta a seguito della circostanziata denuncia che i familiari del povero Eugenio (la moglie, il padre, la madre e la sorella, assistiti e difesi dagli avvocati Pierpaolo Cassiano ed Ettore Zagarese) formalizzarono immediatamente ai carabinieri.
Il magistrato inquirente aveva ovviamente disposto l’autopsia al fine d’appurare le eventuali ipotizzate responsabilità e colpe dei medici che l’avevano avuto in cura prima del suo improvviso e inaspettato decesso.
L’esame autoptico era stato effettuato dal dottor Matteo Antonio Sacco, specialista di Medicina legale all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, mentre tutt’e cinque i medici che avevano avuto a che fare col paziente erano finiti sotto indagine, sia quello di famiglia sia quelli di Pronto soccorso degli ospedali “Giannettasio” e “Guido Compagna” di Corigliano-Rossano.
Spina è l’odontoiatra che l’aveva avuto in cura nei giorni precedenti per un ascesso e un’infezione dentale, mentre Putortì è uno dei medici di Pronto soccorso.
Lo scorso mese di febbraio, il medico legale incaricato dal magistrato inquirente aveva depositato in Procura la corposa relazione conclusiva della sua perizia (Per salvargli la vita sarebbe bastato estrargli un dente!).
Ben 74 pagine, dalle quali sostanzialmente s’evinceva che l’ascesso dentale per il quale il 29enne in quei giorni era sofferente, gli avrebbe procurato un’infezione che non sarebbe stata curata adeguatamente, estendendosi e alla fine soffocandolo. In pratica, sarebbe bastato estrarre il dente e l’infezione sarebbe rimasta circoscritta all’area sottomandibolare.
Le accuse del magistrato inquirente nei confronti dei due medici
Nel capo d’imputazione formulato per cooperazione e concorso in omicidio colposo, il pubblico ministero Primicerio scrive:
«Quanto al dottor Salvatore Spina:
dopo avere sottoposto, in data 8 marzo 2023, Eugenio Plastina, che si era rivolto a lui per un dolore al dente, ad una prima visita odontoiatrica presso il suo studio in Corigliano, all’esito della quale eseguiva una seduta di igiene dentale e consigliava al paziente l’assunzione di Tachipirina ed un antidolorifico oltre che, per telefono il giorno successivo, di un antibiotico, effettuava sul paziente, in data 13 marzo 2023, una seconda visita, eseguendo un esame ortopanoramico, esame che, all’esito, evidenziava una lesione cariosa destruente a carico dell’ottavo elemento dentario a destra prospiciente verso l’apice.
Nonostante l’infezione odontogena diagnosticata, l’inefficacia del trattamento antibiotico espletato, l’anamnesi del paziente ed il peso di 190 chilogrammi riferito quale fattore di rischio per la progressione dell’infezione oltre che uno stato di dispnea lamentato dal paziente, ometteva di eseguire l’avulsione dell’elemento o, in alternativa, di indirizzare il paziente in un centro chirurgico per l’estrazione e, inoltre, anche in considerazione della dispnea lamentata, di prescrivere ed indicare il tempestivo accesso del paziente in Pronto soccorso, mediante certificazione medica idonea ad agevolare l’opera dei successivi sanitari con apposita refertazione, suggerendo l’espletamento di un esame di II livello (Tc) al fine di valutare una eventuale progressione della raccolta nei tessuti molli con complicanze ascessuali;
quanto al dottor Giovanni Putortì:
successivamente all’accesso che Eugenio Plastina effettuava, di sua iniziativa, in data 13 marzo 2023, presso il Pronto soccorso di Corigliano, ove veniva ricoverato, ometteva di disporre un approfondimento radiologico Tc, che avrebbe consentito al paziente di accedere tempestivamente al trattamento chirurgico, malgrado che, in ragione dell’anamnesi, fosse a conoscenza dell’ascesso dentale del paziente e nonostante i valori misurati sia al suo ingresso sia successivamente (in particolare, tachicardia e desaturazione al 91%, forte incremento dei neutrofili e della glicemia, fibrogeno e D-dimero);
inoltre, dimetteva il paziente senza operare alcuna diagnosi differenziale (sotto la voce diagnosi veniva scritto “dispnea”) e ciò in contrasto con le prassi mediche».
Quei drammatici giorni di marzo dell’anno scorso, rivelatisi tragici
Il povero Eugenio Plastina – in città più noto col cognome “Bisogni”, che aveva cambiato da poco assumendo proprio quello del padre adottivo, il noto dottore commercialista Carlo Plastina – era stato accompagnato dai familiari nella giornata del 13 marzo nel Pronto soccorso dell’ospedale “Guido Compagna” di Corigliano-Rossano, da dove era stato poi dimesso con la prescrizione d’una bombola d’ossigeno da usare a casa.
Col trascorrere delle ore, però, le sue condizioni erano peggiorate e la famiglia Plastina aveva deciso di recarsi al Pronto soccorso del “Giannettasio”. Prima dell’arrivo della barella adatta al suo peso corporeo per essere trasferito nell’ospedale di Cosenza, era però spirato. direttore@altrepagine.it