
CASTROVILLARI – Nel pomeriggio dello scorso 17 giugno erano stati bloccati dai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano con 2 chili e duecentodiciassette grammi di cocaina pura, per un valore illegale di circa 250 mila euro.
Droga sottratta alla ‘ndrangheta coriglianese in un’operazione investigativa preparata dagli uomini del tenente colonnello Marco Filippi e del capitano Alessandro Lorenzini, già da alcuni giorni.
I detective della Sezione operativa, infatti, seguivano dallo svincolo autostradale di Tarsia Nord quelle due auto, poi fermate all’incrocio tra la Strada provinciale “Mordillo” di contrada Apollinara e il vecchio tronco della Statale 106, in territorio di Corigliano-Rossano.
L’Audi Q3 del noto pregiudicato coriglianese 46enne Damiano Trebisonda (nella foto in alto) e la Mercedes Classe B cui Trebisonda faceva da “guardia” e da “staffetta”, di proprietà d’una donna appartenente a una famiglia di pregiudicati per associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga ed alla cui guida v’era il 36enne incensurato coriglianese Carlo Filippelli con a fianco la propria compagna, la 27enne coriglianese pure lei incensurata Francesca Cervello.
Il grosso carico di “coca” era proprio nell’auto della coppia.
Vennero arrestati e incarcerati tutt’e tre, ma la compagna di Filippelli pochi giorni dopo venne scagionata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, Biagio Politano, e scarcerata.

Il tenente colonnello Marco Filippi comanda il Reparto territoriale dei carabinieri
Trebisonda venne trovato con 4 mila e sessanta euro in contanti non “giustificati” in tasca, che i carabinieri sequestrarono come la droga, due panetti di polvere bianca contenuti in uno zainetto trasportato nel cofano della Mercedes guidata da Filippelli.
La destinazione degli oltre due chili di “roba” era già nota ai carabinieri.
L’indagine-lampo che aveva portato al blitz infatti, era scaturita da precisissime informazioni da essi ricevute da parte d’una «fonte confidenziale degna di fede».
La fonte innominata aveva rivelato agl’investigatori dell’Arma che Trebisonda stava organizzando quel trasporto di droga e che lui stesso con la sua Audi avrebbe fatto da “guardia” e “staffetta” a dei “suoi” uomini, la cui identità e la cui auto non era a conoscenza della stessa fonte, che però sapeva esattamente la data e l’orario del trasporto – intorno all’ora di pranzo quando la presenza di forze dell’ordine lungo le strade è più “blanda” – nonché la destinazione finale:
il centro storico coriglianese.

I controlli dell’Arma nel centro storico coriglianese
L’esistenza d’un confidente riservato così “preciso” lascerebbe intendere che si tratti di un appartenente alla stessa organizzazione di ‘ndrangheta coriglianese che detiene l’assoluto monopolio del traffico e dello spaccio di droga sul territorio.
Un nuovo collaboratore di giustizia o “pentito” che dir si voglia?
La dichiarata «fonte confidenziale degna di fede» potrebbe però anche essere stato un escamotage investigativo per “coprire” l’operazione che ha condotto ai tre arresti in flagranza, forse effettuati nell’ambito di indagini più importanti che a supporto potrebbero celare attività d’intercettazioni telefoniche ed ambientali e tant’altro.
Il sostituto procuratore di Castrovillari Flavia Stefanelli, titolare del fascicolo d’indagine, ha richiesto e ottenuto dal gip Politano il giudizio immediato nei confronti di Trebisonda e Filippelli.
I due, tuttora detenuti in carcere a Castrovillari, dovranno perciò comparire il 13 novembre prossimo al cospetto del giudice monocratico del Tribunale castrovillarese, Marianna Ferrante.
Trebisonda è difeso dagli avvocati Mario Elmo ed Enzo Belvedere, Filippelli dall’avvocato Antonio Pucci. direttore@altrepagine.it