CORIGLIANO-ROSSANO – «Quando è il momento di fare scudo contro la criminalità capita che chi è Istituzione non ha il senso delle Istituzioni», scrivono, in un comunicato, gli esponenti del movimento “Corigliano-Rossano pulita” facenti capo al sindaco Flavio Stasi, il quale, nei mesi scorsi, sarebbe stato “vittima” d’una presunta «manomissione» o «sabotaggio» dei freni della propria autovettura. 

Lo scrivono, i suoi e nostri amici, riferendosi a «soggetti, anche con cariche pubbliche, che partoriscono insinuazioni pericolose».

Pur non ricoprendo cariche pubbliche, ma rappresentando – come organo d’informazione – parte dell’opinione pubblica cittadina, noi siamo, e rivendichiamo d’essere, proprio tra quei «soggetti».

Lo siamo e rivendichiamo d’esserlo perché, al contrario della massa, non mandiamo il nostro cervello all’ammasso, in un’opinione pubblica tanto maggioritaria quanto acefala.

Siamo ben consci d’essere “minoranza”, ma ne siamo orgogliosi.

«“Se nessuno vede non è successo”:

ecco il messaggio lanciato con estrema faciloneria da chi prova a demolire la credibilità delle Istituzioni», scrivono, ancora, dal movimento politico del sindaco Stasi.

Noi siamo credenti (in Dio, s’intende), ma nella vita abbiamo avuto sempre relazioni di rispetto coi tanti agnostici ed atei che abbiamo conosciuto e conosciamo, non li abbiamo mai considerati “faciloni” e non abbiamo mai pensato che essi “demoliscano” la credibilità di Dio, in cui noi crediamo.

Le istituzioni però non sono Dio. E se nei Suoi riguardi si ha la piena facoltà di credere o di non credere, fateveli due conti…

Le istituzioni sono incarnate da uomini e da donne.

In questo caso da Stasi, la cui credibilità è pari a zero, e a testimoniarlo vi sono decine di notizie del nostro giornale, tutte ben documentate, dalle quali quest’uomo-istituzione è stato sbugiardato, e in merito alle quali lo stesso uomo-istituzione non ha mai potuto proferire nulla di diverso da quanto su queste pagine abbiamo scritto.

L’unico “soggetto” che ha demolito la credibilità dell’istituzione che incarna è proprio Stasi, mentre il suo movimento politico li cerca altrove…

«Insinuare il dubbio su episodi così gravi getta un velo di discredito anche sulle Istituzioni dello Stato stesso che adottano provvedimenti di tutela non certo sull’onda delle emozioni, ma dopo attente verifiche ed è impensabile che possano farsi “distrarre” da semplici racconti di chi vuole fare la vittima», scrivono pure dal movimento politico di Stasi.

Lo abbiamo già scritto lunedì (“Attentato” al sindaco Stasi: forse quelli della mala, forse la pubblicità), ma riteniamo opportuno ribadirlo:

poiché vittime d’attentato incendiario, abbiamo personale contezza di cosa siano i dispositivi di vigilanza, che a Corigliano-Rossano e nella Sibaritide sono numericamente cospicui, essendovi sottoposti pure altri sindaci ed amministratori pubblici, noti imprenditori, un paio d’altrettanto noti giornalisti ed altre persone, chi più chi meno esposto.

«Ci chiediamo come sia possibile che si possa minare la credibilità dell’azione delle Istituzioni che vegliano sulla sicurezza e il corretto vivere sociale di una comunità», concludono gli amici di Stasi e anche nostri amici:

le istituzioni non sono credibili per loro “definizione”, cari amici, ma devono dare prova d’essere credibili.

E ciò vale per Stasi, ma in generale anche per le ultime istituzioni da voi implicitamente “richiamate”, vale a dire le forze dell’ordine e la magistratura.

Anch’esse istituzioni sono incarnate da uomini e donne, e, purtroppo, i casi d’infedeli “servitori” dello Stato soprattutto negli ultimi anni sono stati molteplici in Italia, raggiungendo “limiti” micidiali proprio nella nostra Calabria, con qualche prefetto arrestato in flagranza di reato e qualche giudice finito anch’esso in carcere. direttore@altrepagine.it     

Di FABIO BUONOFIGLIO

Classe 1974. Spirito libero, animo inquieto e ribelle. Giornalista. Negli ultimi 25 anni collaboratore e redattore di diverse testate quotidiane e periodiche regionali nel Lazio e nella sua Calabria. Nel 2011 fonda AltrePagine, la propria creatura giornalistica che da allora dirige con grande passione.

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