
CORIGLIANO-ROSSANO – Personalmente spero che la proposta politica di fusione fra i comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero non passi, nel Referendum consultivo che il prossimo 1° dicembre vedrà i cittadini delle tre realtà municipali chiamati ad esprimersi con il Sì o con il No nelle urne.
Spero non passi, ma lo spero per motivi diversissimi rispetto a quelli per i quali lo sperano – ma non lo dicono – il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, e i suoi nani e le sue ballerine distribuiti fra Giunta e maggioranza in Consiglio comunale.
Lo spero perché la penso esattamente come la pensavo nel 2017 – quando fummo noi di Corigliano-Rossano ad essere chiamati a dire Sì o No – perché la fusione di comuni di così grosse dimensioni ingrossa i problemi nella sempiterna attesa di grosse opportunità che francamente non vedo, al di là dello sperpero di denaro pubblico e d’un più che probabile indebitamento, pubblico, per far vedere in giro d’avercelo grosso.
E poi perché Corigliano e Rossano sono sempre state l’una il contrario dell’altra e così sono rimaste dopo 6 anni di fusione.
Almeno a Cosenza, Rende e Castrolibero mi sembrano e più o meno sono tutti cusentini, ma sono fatti loro perché io non ho mai pensato d’andare a vivere a Cusenza, e in fondo in fondo della loro fusione o meno non è che me ne freghi un…
Ieri, il senatore Mario Occhiuto, già sindaco di Cosenza, ha fatto circolare sui social un proprio manifesto per il Sì contenente delle cervellotiche elucubrazioni da campagna elettorale. Cervellotiche sì, ma normalissime elucubrazioni acchiappavoti, nulla di “nuovo” se non fosse per il fatto che egli chiama “in causa” Corigliano-Rossano. Che, per il senatore sceso in campo per la fusione Cosenza-Rende-Castrolibero, rappresenta una “minaccia”:
«Se Cosenza, Rende e Castrolibero non diventano città unica, il rischio è che il capoluogo di provincia si sposti su Corigliano Rossano, comune più popoloso della provincia, il 16° del sud (Cosenza è al 23° posto) e il più grande della Calabria per estensione territoriale: tre volte Catanzaro, dieci volte Cosenza.
Perché prefettura, provincia, ospedale hub e altre istituzioni dovrebbero restare solo a beneficio di chi vive tra Cosenza, Rende e Castrolibero…
Sullo Ionio “cosentino” hanno dimostrato coraggio e visione, se non rispondiamo con altrettanta modernità, si rischia di perdere il capoluogo di provincia».
Una sequela di castronerie, cialtronate da campagna elettorale che dal potere costituito di Corigliano-Rossano sempre sui social sono state prese sul serio.
Dal consigliere comunale stasiano Giovanni Battista Leonetti, per esempio:
«Qualcuno ha paura della nostra Città. Qualcuno ha paura della nostra comunità. Qualcuno ha paura di noi».
Gli hanno fatto eco il consigliere stasiano Giuseppe Fusaro – «L’epoca della servitù è finita» – e la consigliera stasiana Liliana Zangaro, «Della serie “votate sì altrimenti Corigliano-Rossano ci mangia!».

Giuseppe Fusaro e Giovanni Leonetti
I “ragionamenti” di Occhiuto da una parte, e quelli di Leonetti, di Fusaro e della Zangaro dall’altra, sono perfettamente sovrapponibili. E sono un corale invito a scendere in piazza col centimetro nella mano destra per misurarsi pubblicamente il pene.

Liliana Zangaro
A proposito, consiglieri:
e se per Capodanno anziché Elodie invitassimo Rocco Siffredi? (è un’idea).
Corigliano-Rossano è un peto nell’universo, che non fa né puzzo né rumore, solo chi fa “politica” – a Corigliano-Rossano e a Cosenza e dintorni – non se n’è ancora accorto!
In serata poi sul manifesto di Occhiuto è intervenuto Stasi:
«È il manifesto politico di una classe di potere fallimentare e logora che dobbiamo urgentemente superare».
Parole e “musica” da aspirante prossimo sfidante d’un altro Occhiuto, Roberto, il presidente della Regione fratello del senatore:
cosa non si fa per un seggio di minoranza alla Regione per saltare poi in Parlamento!
Nulla di “nuovo”, insomma, campagna elettorale su campagna elettorale, col solito popolo bue presente sui social per assecondare non semmai le proprie, di ambizioni – culturali, sociali, economiche, politiche – bensì quelle personali del suo sindaco.
Il messaggio subliminale di Stasi, dei suoi nani e delle sue ballerine è:
«Siamo così bravi che Occhiuto ci prende ad esempio!».
Ed essere presi ad esempio da Occhiuto non la dice lunga, ma la dice tutta. Amen. direttore@altrepagine.it