
CATANZARO – I giudici del Tribunale del riesame di Catanzaro hanno confermato tutt’e 15 le ordinanze di custodia cautelare in carcere della maxi-inchiesta anti-‘ndrangheta “Athena 2” contro la ritenuta vasta “rete” di fiancheggiatori del 39enne boss di Cassano Jonio Leonardo Abbruzzese detto Nino o Castellino.

L’ex latitante
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L’impianto accusatorio regge: ricorsi tutti rigettati
I ricorsi dei difensori degl’indagati avverso gli ordini d’arresto spiccati dal giudice per le indagini preliminari catanzarese, Chiara Esposito, su richiesta del sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia, Alessandro Riello, eseguiti dai carabinieri lo scorso 15 novembre, sono stati tutti rigettati.
L’impianto accusatorio, in relazione alla massima misura cautelare adottata, ha dunque retto e gl’indagati trascorreranno le feste natalizie e oltre in cella.

Il magistrato antimafia Alessandro Riello
L’elenco completo dei detenuti
Antonio Abbruzzese, 40 anni, di Cosenza; Cosimo Abbruzzese, 28, di Spezzano Albanese; Francesco Abbruzzese, 31, di Spezzano Albanese; Leonardo Abbruzzese, 39, di Cassano Jonio; Nicola Abbruzzese, 65, di Spezzano Albanese; Francesco Pio Alfano, 59, di Montalto Uffugo; Giuseppe Cofone, 27, di Spezzano Albanese; Marianna Costanzo, 46, di Terranova da Sibari; Angelica Forciniti, 43, di Sibari; Francesco Lovreglio, 62, di Bari; Nicola Lovreglio, 39, di Bari; Enzo Molino, 56, di Terranova da Sibari; Gennaro Presta, 30, di San Lorenzo del Vallo; Elisabetta Sciacovelli, 39, di Bari; Eugenio Traversa, 42, di Bari.
Non solo la latitanza di Castellino, pure un mare di droga ed estorsioni
Il magistrato inquirente, a seguito delle indagini svolte dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, contesta loro, a vario titolo, i reati di favoreggiamento personale aggravato dalla finalità d’agevolazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsioni mafiose.
Le investigazioni erano scattate appena dopo la maxi-retata dell’inchiesta “Athena” del 30 giugno dell’anno scorso, già confluita a processo e con pesanti richieste di condanna per una sessantina d’imputati (Il pm Riello presenta il conto a 60 imputati di “Athena”: 4 secoli di carcere), alla quale Leonardo Abruzzese era clamorosamente sfuggito, prima d’essere catturato a Bari dopo 4 mesi di latitanza.
Proprio le attività di ricerca dell’uccel di bosco, hanno condotto l’Antimafia all’individuazione dei suoi ritenuti uomini e donne “a disposizione”, che gli avrebbero garantito sostegno ed assistenza logistica (Il “biglietto di viaggio” del latitante).
Le risultanze acquisite, in particolare, hanno permesso di ricostruire i vari “passaggi” della latitanza del boss cassanese, che il 17 ottobre dell’anno scorso era stato trasferito, a bordo di un’ambulanza, da un alloggio popolare dello Scalo di Spezzano Albanese dove si nascondeva, fino a Bari, in una villa appartenente alla locale famiglia mafiosa dei Lovreglio alleata e in affari con gli Abbruzzese, che per poco più d’un paio di settimane fu il covo del latitante (Il “mutuo soccorso” fra la ‘ndrangheta sibarita e la mafia barese).
Le indagini di “Athena 2” hanno però fatto emergere anche l’esistenza d’un fino ad allora inesplorato vasto giro di traffico e spaccio di cocaina ed eroina tra Spezzano Albanese, San Lorenzo del Vallo e Terranova da Sibari (Quegli sniffatori di Corigliano-Rossano che evadono nel grande traffico di “coca” al bivio di Spezzano) e alcuni gravi quanto drammatici episodi estorsivi di stampo mafioso (Gli incendiano il locale per un grosso debito di droga del fratello). direttore@altrepagine.it