Quasi tutte ancora “coperte” le rivelazioni di Nicola Acri, Ciro Nigro e Luca Talarico: un “terremoto” giudiziario alle porte?

CORIGLIANO-ROSSANO – Il primo (foto a destra) è stato per circa un ventennio delinquente “di ferro” e per oltre un decennio il superboss ‘ndranghetista di Rossano, con solidissime alleanze criminali da Cirò a Cassano Jonio passando per tutta la Calabria e finendo anche fuori regione e all’estero, in Germania. Occhi di ghiaccio il suo soprannome da killer sanguinario e pluriomicida, non solo nella Sibaritide. Ovviamente ergastolano con l’applicazione del carcere duro previsto dall’articolo 41-bis della Legge sull’Ordinamento penitenziario italiano.
Il secondo (foto a sinistra) è stato un “uomo di punta” e “d’azione” della ‘ndrina di Corigliano, sicario all’occorrenza, pure lui sottoposto al carcere a vita e «al 41», come usano esprimersi gli ‘ndranghetisti, i loro familiari e i loro amici.
Era il 25 maggio del 2021 quando, da queste colonne, annunciavamo il “pentimento” di Nicola Acri, ed era il 16 ottobre del 2023 quando scrivevamo ufficialmente pure del “pentimento” di Ciro Nigro di cui in modo ufficioso in realtà si sapeva già da diverso tempo, dal momento che il “salto del fosso” era più o meno contemporaneo a quello di Acri.

Ecco cos’hanno prodotto finora le rivelazioni di Occhi di ghiaccio e Nigro
A distanza di quasi 4 anni dall’inizio delle loro collaborazioni coi magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, dalle loro confessioni e rivelazioni è scaturita solo un’altra condanna all’ergastolo al capo storico degli zingari di Cassano Franco Abbruzzese detto Dentuzzu per il duplice omicidio di Giuseppe Cristaldi e Biagio Nucerito trucidati a colpi di kalashnikov il 6 gennaio del 1999 a Cassano, e due processi attualmente in corso a carico d’altri 3 ‘ndranghestisti di Cirò e di Corigliano – Giuseppe Spagnolo detto Peppe ‘u banditu, Giuseppe Nicastri e Rocco Azzaro detto Compa’ Roccu – per 2 casi di “lupara bianca” consumati dalle consorterie alleate il 5 febbraio del 2001, l’omicidio del pregiudicato di Rossano Andrea Sacchetti compiuto nella campagne tra la frazione Cantinella di Corigliano e Sibari di Cassano, e l’eliminazione dell’allora boss di Sibari Salvatore Di Cicco compiuta a Torretta di Crucoli il 1° settembre sempre del 2001.

Rocco Azzaro
Mancano “all’appello” 15 anni di storia ‘ndranghetista. Nel frattempo altro sangue su sangue e nuove inchieste
Troppo poco, finora, considerata l’importante “caratura” dei due ex criminali – finiti dietro le sbarre tra il 2009 e il 2010 – sicuramente “custodi” di circa 15 anni di storia della ‘ndrangheta nella Piana di Sibari e non solo:
dai numerosi fatti di sangue verificatisi al resto delle trame ancora sconosciute sul traffico di droga, sulle estorsioni in danno d’imprenditori e commercianti e tant’altro.
Le maxi-inchieste antimafia più recenti ed epocali che hanno riguardato la Sibaritide sono datate e hanno prodotto pesanti condanne definitive, e, in alcuni casi, hanno già visto scarcerati per i loro fine-pena diversi condannati.
Non è il caso dell’inchiesta “Timpone rosso” che ha prodotto diverse condanne all’ergastolo e altrettante fino a 30 anni di carcere, ma è il caso di “Santa Tecla” e “Stop”.
Avvicinandoci più negli anni giungiamo a “Gentlemen” con condanne definitive fino a 20 anni di carcere alcune non ancora espiate, a “Kossa”, “Kossa 2”, “Gentlemen 2”, “Athena” e “Athena 2”, i cui processi sono ancora in corso.
In nessuno di questi processi, però, compaiono le dichiarazioni di Acri e Nigro.
Nel frattempo la Sibaritide in lungo e in largo ha continuato ad essere bagnata dal sangue fatto sgorgare a fiumi dalla ‘ndrangheta, con altre decine di morti ammazzati.

Maurizio Scorza e la moglie
Solo per 3 casi d’omicidio sono tuttora in corso i processi, vale a dire il duplice delitto del 4 aprile 2022 compiuto nelle campagne al confine tra Cassano Jonio e Castrovillari in cui caddero vittime il pregiudicato cassanese Maurizio Scorza detto ‘U cacagliu e la moglie di nazionalità tunisina Hedhli Hanene detta Elena, e l’omicidio del pregiudicato Pasquale Aquino detto ‘U spusatu ucciso alla Marina di Schiavonea di Corigliano-Rossano appena dopo un mese, il 3 maggio sempre del 2022.

Pasquale Aquino
Tre omicidi di ‘ndrangheta comunque successivi ai “pentimenti” di Acri e Nigro, tre omicidi di ‘ndrangheta cui ne sono seguiti altri due, e un altro ancora tentato, non riuscito.
All’appello dei magistrati della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro manca – almeno ufficialmente – una ricostruzione “più esatta” di circa 15 anni di ‘ndrangheta e d’affari criminali, per la quale Acri e Nigro hanno potuto dare un contributo di conoscenza enorme.
Salvo qualche eccezione, i verbali contenenti le loro rivelazioni sono ancora “coperti”, e anche nelle eccezioni sono falcidiati da tantissimi Omissis. Che contengono certamente nomi, cognomi, soprannomi, fatti e circostanze.
Da quasi 4 anni la Procura Antimafia guidata da Nicola Gratteri prima e adesso da Salvatore Curcio, sta coordinando l’enorme lavoro di carabinieri, polizia e guardia di finanza al fine di trovare riscontro alle dichiarazioni dei due importanti collaboratori di giustizia, ai quali più di recente se n’è aggiunto un terzo, Luca Talarico di Spezzano Albanese, ex prestanome della famiglia ‘ndranghetista dei Forastefano condannato a 8 anni di carcere in “Kossa”, e non è da escludersi che, nel frattempo, ad Acri, Nigro e Talarico possa essersi aggiunto qualche nuovo ipotetico “pentito”.

Luca Talarico
A ben vedere, il quadro – e i tempi – nell’intera Sibaritide e in particolare tra Cassano e Corigliano-Rossano, sono piuttosto maturi per un nuovo terremoto giudiziario. Di scala e proporzioni, forse, senz’alcun precedente… direttore@altrepagine.it